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Consiglio | 29.06.2021 | 16:58

Lavori Consiglio: informativa sulla situazione pandemica

Gli interventi del presidente Kompatscher e degli ass. Widmann, Schuler, Deeg, le domande di consiglieri e consigliere.

Anche la seconda sessione di giugno dei lavori del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano si è aperta con l’informativa sulla situazione pandemica da parte della Giunta.

La presidente del Consiglio Rita Mattei ha dato la parola al presidente della Provincia Arno Kompatscher, che ha riferito che il tema era stato discusso dalla Giunta anche questa mattina. Era stato constatato che non erano più così tante le persone che volevano farsi vaccinare, dopo un buon inizio grazie a una buona organizzazione e molte adesioni, che aveva permesso di essere una delle prime regioni in quanto a vaccinazioni. tuttavia, egli e l’assesore alla Sanitá erano ben consapevoli che in provincia ci fosse anche una certa disaffezione alle vaccinazioni, in merito a qauelle tradizionali. ora non si era mesis così male, riuentrando comunque nella media nazionale: quasi tutte le persone fragili erano state vaccinate, e anche molti over 60, ma tutti coloro che avevano meno di 60 anni ed erano privi di particolari patologie si erano prenotati meno. Si pensava però che chi non si voleva davvero vaccinare fosse solo una piccola parte, mentre la maggior parte era in attesa, con l’intenzione di vaccinarsi se mai più avanti, in autunno, quando il rischio era più alto che in estate. Se il 50% della popolazione non era protetta, allora c’era pericolo che le unità di terapia intensiva tornassero di nuovo sotto pressione, come dimostrava l’esperienza di altri paesi, il che avrebbe imposto di prendere misure drastiche. Kompatscher ha quindi fatto appello ai consiglieri affinché aiutassero a convincere le persone. I vaccini erano disponibili, e tramite la scelta della data si poteva anche sceglierne il tipo., si sarebbe avvicinata l’offerta il più possibile alla popolazione, cercando di raggiungerla anche tramite medici e farmacisti. Si trattava infine di una decisione personale, ed era giusto così, ma ognuno doveva essere consapevole della sua responsabilità. Si sarebbe lavorato anche con gli imprenditori, in particolare del turismo, per offrire test. dal 1o luglio sarebbe entato in vigore anche in Alto Adige il Green Pass, fino ad allora sarebbe stato in vigore anche il CoronaPass, che era stato molto utile fino a oggi, anche per compilare banche dati utilizzate ora per il Green pass. tutti erano invitati a scaricarlo, per utilizzarlo non solo dove previsto dalla normativa nazionale, ma anche in settori aggiuntivi, come deciso a livello provinciale: feste ed eventi all’aperto, allenamenti sportivi all’interno, pernottamenti in malga, cori, concerti, musei, teatri. La Provincia faceva quindi un passo in piú, in questo senso. Il Pass non era necessario per chi aveva meno di 12 anni, e i giovani dai 12 ai 18 potevano in alternativa fare il test nasale. Per il adulti, il Green pass era rilasciato con vaccinazione, test antigenico o PCR oppure guarigione da Covid: c’era anche una quarta alternativa, vale a dire non partecipare agli eventi, anche questa era una scelta. Ogni ristoratore poteva chiederlo. In quanto agli organizzatori di eventi, era stata preparata una circolare con i dettagli per gestire la cosa, ma non sarebbero stati responsabili in caso di elusione dei controlli od ei test da parte di avventori o spettatori. Tutte le informazioni sarebbero state messe a disposizione sulla homepage della Provincia; obiettivo di tutto era una tutela aggiuntiva, sia per gli organizzatori sia per i partecipanti agli eventi. La decisione del vaccino spettava al singolo, ma era sicuramente più semplice che fare un test ogni volta; chi si era giá vaccinato poteva fare da moltiplicatore, testimoniando che le reazioni erano leggere, anche se alcune volte poco piacevoli, tuttavia sempre inferiori al rischio di contrarre la malattia.
L’ass. Thomas Widmann ha chiarito che da alcuni mesi c’erano in terapia intensiva solo 1, 2, 3 o 4 pazienti, nel caso più lato a causa di un focolaio di variante Delta, che si trasmetteva püiù velocemente. L’incidenza settimanale era di 5-6, quella di 14. la variante delta è un problema in Europa, in Alto Adige c’erano stati 34 casi, di cui 25 nel settore turistico, non importati ma per collaboratori non vaccinati: le situazioni erano state contenute grazie al rapido intervento e isolamento. I dati relativi alla diffusione della variante Delta erano preoccupanti in Europa, la pressione aumentava, ci si aspettava che diventasse dominante, come giá era in alcuni casi. La situazione cambiava velocemente, e non era il caso di rilassarsi, guardando altri paesi: Lisbona era già di nuovo barricata, in Israele si reintroduceva l’obbligo di mascherina, in Australia c’era di nuovo un lockdown di 14 giorni, bisognava quindi continuare a stare attenti e ricordare cosa era successo nell’autunno scorso. Importante era vaccinarsi, mantenere le distanze, portare la mascherina: era importante cercare il consenso più ampio possibile, perché la pandemia non se ne sarebbe andata da sola, la vaccinazione proteggeva dal ricovero anche in caso di variante Delta. Gli over 60 erano vaccinati al 65%, gli over 50 oltre il 66%, e questi erano dati molto buoni, nella media europea, al di sotto dei 40 anni la quota vaccinale era ancora basso. Anche per questo si cercava di creare portazioni vaccinali nei singoli comuni: l’ultimo fine settimana a Ultimo erano state vaccinate 250 persone, che poteva sembrare poco ma era una cifra importante per un paese piccolo. se si fossero raggiunte altre 10.000 persone, la protezione sarebbe stata piú alta, per questo si sarebbe continuato a collaborare con i singoli comuni. Dalla prossima settimana sarebbe partito un nuovo progetto, con postazioni vaccinali mobili. Era importante convincere le persone dell’importanza del vaccino, solo vaccinarsi si sarebbe evitato un nuovo lockdown.

Le domande di consiglieri e consigliere:

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha detto di non essere molto ottimista per l’autunno: “Si stanno facendo gli stessi errori dell’anno scorso, quando, tra il resto, pur non essendoci il vaccino, i contagi erano più bassi”. Egli ha posto in dubbio anche la validitá della vaccinazione a doppia dose eterologa e chiesto informazione sulla messa a disposizione dei test gratuiti, anche da fare da soli a casa, anche perché il 10% die vaccinati non sviluppavano anticorpi. Se i test fossero stati da pagare, sarebbe stato un problema, in particolare per le famiglie con piú figli, e non si poteva puntare esclusivamente sulla vaccinazione: per qualcuno, essa era  un problema anche per via di patologie. Bisognava muoversi su piú fronti. U

Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha chiesto informazioni sulla situazione delle palestre al chiuso dal 1. luglio, e se chi non voleva vaccinarsi avrebbe dovuto sottoporsi a test due volte a settimana. Ha poi fatto riferimento al caso di una persona affetta da long covid, che aveva perso il lavoro perché non poteva fare delle attività, ma non percepiva l’indennitá di disoccupazione: quanti casi così estremi ci sono in Alto Adige? Bisognava trovare il modo di sostenere queste persone, per la cui patologia ancora non c’era una spiegazione , finanziariamente e con terapie specifiche.

Paul Köllensperger (Team K) ha fatto riferimento al recovery fund e ai primi 25 mld e che dovrebbero essere distribuiti entro giugno, chiedendo di avere dati relativi ai progetti e ai finanziamenti in alto Adige.

Franz Ploner (Team K) ha sostenuto che il problema della variante Delta era che non reagiva alla prima dose, ed era per questo che in Gran Bretagna e in israele c’era stato un secondo picco: lí si era privilegiato una prima copertura per tutti, prima di fare la seconda. Ha chiesto quindi se non sarebbe stato opportuno vaccinare al più presto con BioNTech i giovani vaccinati agli open day con Astrazeneca: i dati in merito rivelavano situazioni di anticorpi molto migliori. Bisognava coinvolgere di piú i medici di base; era opportuno inserire nel Green Pass anche i dati sugli anticorpi.

Josef Unterholzner (Enzian) ha evidenziato che Portogallo, Spagna, Israele, Gran Bretagna, pur essendo i Paesi con il tasso di vaccinazione più elevato, erano quelli col più alto tasso di contagio e decesso: come si spiegava questo? Ogni produttore di vaccino diceva che esso non proteggeva dal contagio, ma solo da un decorso grave.

Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha detto all’ass. Widmann che la campagna di sensibilizzazione vaccinale era fatta bene, e che sarebbe stato utile includere anche le voci dell’opposizione: il suo gruppo era disponibile come testimonial.

Anche Helmut Tauber (SVP) ha apprezzato la campagna vaccinale, dicendosi convinto che sarebbe stato possibile reclutare anche imprenditori o giovani atleti. Positiva era anche l’idea delle postazioni mobili, così come tutte le iniziative che venivano fatte per andare incontro ai cittadini. ognuno doveva fare la propria parte, per evitare nuove chiusure in autunno. Le discoteche, ha ricordato, erano chiuse da 17 mesi, si eva promettere ai giovani vaccinati di potervi accedere.

Maria Elisabeth Rieder (Team K) ha ricordato la promessa del prolungamento degli aiuti Covid, fatta a inizio marzo, con possibilitá di fare domande tramite il portale, rilevando che finora non erano stati emessi aiuti e chiedendo spiegazioni.

Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha ricordato dichiarazioni molto critiche del pres. kompatscher verso i no-vax, tema particolarmente sensibile nel territorio altoatesino. Il movimento no-vax si esprimeva in parte in maniera radicale con iniziative anti vaccino, ma in altra parte della popolazione si manifestava con un comportamento molto elastico riguardo al rispetto delle misure anti contagio. Il fatto che Kompatscher avesse riconosciuto il problema faceva piacere, ma andava detto che il Consiglio aveva bocciato una sua mozione che chiedeva una campagna di educazione vaccinale: egli ha chiesto quindi cosa si intendesse fare su questo fronte, in presenza di sanitari ribelli e un’ampia quota di persone non disponibili a vaccinarsi, unici in tutta Italia.

Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha fatto riferimento al caso dei maestri di sci, ancora in attesa, e ai pagamenti dell'ultimo trimestre dell'assicurazione degli agricoltori, che riguardano anche le pensioni dei famigliari: si era intervenuti in merito alla gestione INPS e ai dati mancanti?

Il pres. Arno Kompatscher ha chiarito che si sarebbe continuato con gli screening, sempre gratuiti, per esempio in caso di manifestazioni sportive. In quanto alle palestre, si sarebbe dovuto presentare il Green pass, e chi non voleva pagare nulla poteva farsi vaccinare: perché avrebbe dovuto pagare il contribuente, se qualcuno non voleva farlo? CHi va in palestra non avrebbe avuto un motivo patologico per non vaccinarsi. In quanto al Long Covid, ne soffrivano molti, e questo avrebbe messo a dura prova la società per lungo tempo, oltre al numero dei decessi: queste persone andavano sostenute. In merito al recovery fund, il Governo Draghi aveva avuto l’OK sul documento che fissava gli obiettivi sui singoli ambiti, e stava elaborando con la cabina di regia dei Ministeri competenti strategie e misure per raggiungere questi obiettivi. Ci sarebbero stati appalti a livello statale dove gli enti locali avrebbero potuto candidarsi, ma anche organizzazioni private e pubbliche. La provincia di Bolzano aveva chiarito che per l’Alto Adige servivano regole specifiche, perché in molti casi si trattava di competenze provinciali. A breve sarebbe stato istituito un tavolo tecnico politico per definire queste regole, come gli era stato detto durante un incontro con il ministro delle Finanze cui aveva partecipato come portavoce delle Autonomie speciali. Tutti gli uffici erano stati invitati a verificare se progetti già approvati rientravano nel Recovery fund; ci sarebbero stati anche incontri con le associazioni degli imprenditori, in quanto gli appalti avrebbero riguardato anche imprese. In quanto ai problemi segnalati da Unterholzner, anche un non esperto poteva capire che i virus si mettevano sotto pressione grazie alle misure prese, mentre dedurre che vaccinare era sbagliato andava contro ogni logica, come dimostrava la letteratura scientifica. Se ci si vaccinava il rischio di conseguenze gravi in caso di infezione era molto ridotto, e giá questo sarebbe stato sufficiente per farlo. Lo scetticismo in provincia non era nuovo, ma c’era da anni, quando l’obbligo vaccinale era stato esteso, anche per influsso dall’area germanofona, dove le resistenze si dovevano anche ai trattamenti sanitari imposti in epoca nazista. Non bastavano gli appelli, ci voleva un’azione più ampia, col coinvolgimento di esperti e testimonials, con dibattito più ampio sui rischi e trasparenza, che era sempre convincente, e si lavorava giá in questo senso. Anche portare la cintura di sicurezza in alcuni casi poteva avere conseguenze negative, ma nella stragrande maggioranza dei casi salvava la vita. Il fenomeno tuttavia era presente anche in altre regioni d’Italia, il gruppo di persone in attesa era abbastanza ampio, più di quanto si ritenesse, e questo rientrava in una situazione più generale di scetticismo contro le autorità. Bisognava considerare che certe opinioni, in una discussione scientifica, avevano valore più elevato di altre, pur avendo tutti la libertá di esprimersi.
L’ass. Thomas Widmann ha ringraziato Foppa per la disponibilitá. ha aggiunto che si era fatto il possibile per ridurre il lasso di tempo tra i due appuntamenti vaccinali, e che l’OMS era disposta ad arrivare a 3 settimane, ma l’AIFA ancora non lo permetteva: egli e Kompatscher l’avevano chiesto piú volte, a Roma. Riguardo alL’autunno, se non si fosse riusciti a vaccinare più persone le previsioni non erano buone, ma se si fossero convinti altri 50.000 altoatesini a farsi vaccinare, questo avrebbe aiutato molto. In quanto ai test gratuiti, a Roma sono di opinione diversa, ma quello del tirolo è un ottimo esempio; tuttavia va detto che non tanti stanno utilizzando questi test, e che in Alto Adige si sta facendo la stessa quantitá di test nasali del tirolo anche se lì sono gratis. Per i test sono stati spesi 15 milioni, la maggior parte di essi sono stati destinati alle scuole; è importante metterli ancora a disposizione, soprattutto per i campi estivi e altre situazioni, ma bisogna soprattutto vaccinare. In autunno bisognerà ripartire con lo screening a tutta velocità.
L’ass. Arnold Schuler ha spiegato a Leiter Reber che sarebbe stata fatta una modifica alla legge relativa alle pensioni, e che erano previsti anche contributi a disposizione dei maestri di sci.

Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha chiesto se fosse possibile trasmettere ai cittadini l’informazione su quanti consiglieri e  consigliere si erano giá vaccinati, come esempio per la popolazione. La pres. Rita Mattei ha risposto che sarebbe stato inserito nell’ordine del giorno del prossimo collegio dei capigruppo

L’ass. Waltraud Deeg,  spiegando che erano già stati erogati 33 milioni di aiuti Covid, più i 2.400 € garantiti dallo Stato, ha spiegato che erano 4.000 le domande per gli ulteriori aiuti Covid arrivate, che c’erano ancora problemi informatici, ma si lavorava per risolverli al piú presto.

(continua)

(MC)