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Consiglio | 10.06.2021 | 12:15

Lavori Consiglio: IMI

Disegno di legge del Team K.

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È ripresa questa mattina in Consiglio provinciale la trattazione del disegno di legge provinciale n. 46/20: Modifica della legge provinciale 23 aprile 2014, n. 3, “Istituzione dell’imposta municipale immobiliare (IMI) (presentato dai conss. Faistnauer, Köllensperger, Ploner A., Ploner F., Rieder e Unterholzner), già presentato ieri dal primo firmatario Peter Faistnauer (Team K), con il quale si intende intervenire sulla norma esistente al fine di prevedere che l’aliquota ordinaria IMI potesse essere aumentata fino a un massimo di cinque punti percentuali, invece che dell’0,8% attualmente previsto: questo darebbe  un maggiore margine d’azione ai Comuni che in caso di necessità - per esempio nel caso di alloggi lasciati vuoti - potrebbero aumentare anche in modo consistente l’aliquota dell’imposta. 
Dopo che il presidente della 3a commissione legislativa Helmuth Renzler ha riferito dei lavori in commissione, dove il disegno di legge aveva ricevuto parere negativo con 4 voti favorevoli e 4 contrari (voto determinante del presidente), è stata avviata la discussione generale.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde), ringraziando Faistnauer per aver presentato il dlp, ha annunciato sostegno. La possibilità data ai Comuni di agire sulla leva fiscale per incentivare, o disincentivare, gli alloggi sfitti, è in piena sintonia con la legge urbanistica provinciale, che prevede il pieno utilizzo della cubatura esistente, ed è coerente con una linea di sussidiarietà dei Comuni, cui viene dato uno strumento che possono autonomamente calibrare. Si tratta di uno strumento prezioso soprattutto per i comuni a forte densità abitativa, di cui è un esempio Bolzano, dove un noto imprenditore edile può permettersi di lasciare per anni case vuote.La leva dlela tassazione è la più corrispondente alla logica del mercato, anche se ci sono altre opportunità, come per esempio stabilire, ai fini del risparmio di terreno, che dopo un certo numero di anni un alloggio inutilizzato possa passare in utilizzo all’IPES che può affittarlo, dando al proprietario i proventi. In quanto agli annunci della Giunta (in commissione) di avere in progetto una proposta migliore, e al parere negativo del Consiglio dei Comuni con il solito argomento killer dell'aumento di burocrazia, usato solo per le proposte della minoranza, “queste mi sembrano scuse, a fronte del fatto che nell’edilizia agevolata non si muove foglia e che i prezzi diventano sempre più impossibili”.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha condiviso la proposta di Faistnauer, anche se personalmente avrebbe limitato il possibile aumento all’1,2 o 2%, “5% sembra quasi un esproprio”. Anche i Freiheitlichen avevano avanzato una simile proposta. In quanto al parere del consiglio dei Comuni, con riferimento alla necesitá di “una soluzione globale”, egli stesso aveva presentato ieri una proposta che si avvicinava a una soluzione globale, eppure anche quella aveva avuto un parere negativo del Consiglio dei Comuni. Avrebbe fatto un’interrogazione in merito al numero di pareri negativi o positivi del Consiglio dei Comuni in relazione alle proposte di opposizione o maggioranza: quest’organo non avrebbe dovuto decidere su base politica.
Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha apprezzato l’approccio concreto e poco ideologico di Faistnauer rispetto ai vari temi: questo non escludeva però che l'approccio fosse condizionato da una specifica sensibilità. Il disegno di legge si riassumeva nel concetto “più tasse per le case vuote”, e questo era di fatto un processo socialista, in base al quale la proprietá poteva essere penalizzata dall’istituzione pubblica. La casa è il più importante bene di cui può disporre un privato, ed è criticabile che possa essere sottoposto a una pressione fiscale che condiziona le scelte del proprietario. La casa, un tetto sotto cui ripararsi, è la prima conquista dell’uomo delle caverne, e anche oggi è l’obiettivo primario, oltre che un patrimonio grazie al quale ci sente garantiti a vita. Il concetto proposto ricalca quello del pagamento delle tasse sull’eredità, al quale molti si oppongono, o della püatrimoniale. L’approccio sociale al tema della casa non deve essere punitivo, ma programmatorio, permettendo ai cittadini di accedere al patrimonio immobiliare in maniera equa e proporzionata al costo della vita, “cosa che oggi in Alto Adige non accade”, dove il mercato è condizionato dai contributi della Provincia, a causa di mancanza di programmazione. Un proprietario potrebbe voler tenere un alloggio sfitto per un figlio che ne avrá bisogno nel giro di due anni: se lo affittasse potrebbe essere vincolato per molti anni, perdendo al disponibiitá del suo bene. Urzì ha citato anche il caso del pakistano che ha occupato un appartamento a Bozano percependo contributi pubblici senza più pagare l’affitto, chiedendosi se quel proprietario affitterà volentieri, ritenendo punitivo che debba magari pagare una tassazione al 5%.
Franz Locher (SVP) ha ricordato la lunga discussione al momento dell’introduzione dell’ICI, anche in merito alle disparità che c’era tra comuni periferici e centrali: essa era pensata come fonte d’entrata per i Comuni. L’obiettivo è sempre di non prevederla per la prima casa, in ogni caso una piccola percentuale era fin dall’inizio modificabile, quindi i comuni erano già abituati a modularla, in maniera differente tra loro a seconda delle rispettive situazioni. In questo senso i comuni turistici erano avvantaggiati: ci vorrebbe invece una regolamentazione uguale per tutti. Anche le seconde case non sono sempre fonte di reddito, in quanto usate per le visite dei parenti. Va sempre favorita l’autonomia dei Comuni, ma la gestione diversa crea malcontento; una percentuale più bassa possibile, a volte introdotta a scopi politici prima delle elezioni, va incontro ai cittadini ma è un problema per i fondi dei Comuni.  Pertanto, sarebbero opportune regole chiare e univoche, con un certo margine di azione per i Comuni.
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha riferito di stime in base alle quali, in provincia di Bolzano il 12% delle abitazioni sono sfitte: si tratterebbe di 30.000 alloggi. Alcune lo sono perché in attesa di ristrutturazione, e poi saranno rimesse sul mercato - si puó parlare di “sfitto fisiologico, altre lo sono a scopo speculativo - e a quanto pare ci sono numerose persone in provicnia in grado di acquistare senza mettere nel mercato, da decenni; infine ci sono alloggi sfitti per altre ragioni. A livello internazionale, lo sfitto fisiologico per ristrutturazioni va dal 3 al 5%; se supera il 5% è molto alto: in Alto Adige esso è del 15%. L’interpretazione di Urzì è molto sbagliata, perché se le persone non sono più in grado di affittare a prezzi dignitosi questo è un problema sociale, e sul prezzo degli alloggi influiscono domanda e offerta. Ma non è che manchino alloggi in provincia: da decenni si costruisce tantissimo, ma soprattutto nel settore turistico, dove si costruisce in due anni piú che nell’edilizia agevolata in 10. Inoltre gli alloggi vengono utilizzati a scopi turistici, si pensi ad Air B&B. Sarebbe ora di studiare e approfondire il fenomeno, per introdurre misure mirate.
Paul Köllensperger (Team K), co-firmatario, ha evidenziato che non si tratta di mettere in questione la proprietá privata, ma di tutelare l’interesse pubblico, abbassando la percentuale di sfitto, riducendo quello che si deve a motivi speculativi. In Alto Adige centinaia di alloggi sono sfitti a causa di un costruttore che ben si conosce. Il suo gruppo aveva giá presentato una mozione per chiedere l'intervento dell’IPEs, quale soggetto super partes: potrebbe per infatti agire in quest’ambito, invece che costruire nuovo a Firmian. chi non vuole affittare con l’IPES potrebbe essere soggetto a tassazione più elevata; la relativa mozione purtroppo era stata respinta “così come succederà a questo dlp”. Non si tratta di punire famiglie che tengono l‘alloggio libero un paio d’anni per i figli, ma di colpire gli speculatori che possiedono centinaia di alloggi.
Intervenendo come consigliera, Waltraud Deeg (SVP) ha riferito, occupandosi da due anni e mezzo del tema, che in base alle statistiche europee, in questo periodo, solo in Germania i prezzi degli immobili sono aumentati dal 7 al 25%, e soprattutto nelle zone rurali. un trend dovuto al Covid che ha portato a cercare alloggi lontani dalle città e a fare investimenti sicuri. In alto Adige solo il 6% della superficie è edificabile, ed il 2,8% giá edificato, e c’è richiesta anche da fuori, pertanto i prezzi aumentano, tuttavia meno che in altre zone dell'arco alpino, anche grazie agli investimenti della Giunta nelle aree rurali.Il problema è complesso e non ha una risposta univoca, ci vogliono più misure. Molto di quanto viene discusso ora  a Berlino, in Alto Adige è già realtà: abitazioni convenzionate, tassi convenzionati, edilizia agevolata, canone provinciale. La gestione degli sfitti introdotta dal sindaco dei Verdi di Innsbruck non funziona, non basta la pressione fiscale.
Secondo Gerhard Lanz (SVP) l’obiettivo di un abitare sostenibile è condiviso da tutti, ma ci sono vari approcci. va trovato un accordo sulle varie misure, evitando di intervenire solo in una direzione. La posisbiliTá di migliorare la situazione con un aumento del 5% non funzionerá, provocherebbe un sollevamento popolare. La nuova legge Territorio e paesaggio c’è la possibilitá di esentare dal costo di costruzione, ma pochissimi Comuni lo fanno: per essere efficaci ci vuole un mix di misure, oltreché una discussione approfondita, chiedendosi anche se i contributi esistenti in alto Adige e le altre misure hanno sortito l’effetto desiderato: questa riflessione è opportuna anche a fronte dei cambiamenti dovuti agli effetti della pandemia. In quanto al fatto che si voterebbe contro a proposte di legge solo perché dell’opposizione, bisogna interrogarsi anche su come si diventa maggioranza.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha condiviso la posizione di Lanz: anche se non si approva un disegno di legge, il dibattito e lo scambio sono importanti, anche per migliorare le proposte. Anche in Giunta vengono respinte delle proposte dopo averle discusse. In quanto alla proposta in esame, l’intervento fiscale è uno strumento che può aiutare a trovare una soluzione, ma non è una panacea. Nell’accordo di coalizione era giá stato annunciato che si voleva agire anche su questo, indagando il lato dell’offerta oltre a sostenere la richiesta. C’è la posisbilità urbanistica, intervenendo su volumi esistenti, ma anche gli interventi fiscali. Le misure proposte nel dlp sono tuttavia troppo limitate: bisogna allargare lo sguardo . Anche il Consiglio dei Comuni ha dato parere negativo proprio per questo motivo: si sta lavorando a una soluzione più ampia. Con la legge di bilancio sarà presentato un piano dettagliato, con molte misure attuabili dall’anno fiscale 2022, in un’ottica di armonizzazione degli interventi, pertanto il disegno di legge in esame non sará sostenuto. Peter Faistnauer (Team K) ha replicato che la proposta è coerente con la legge urbanistica, e negato che sia una misura “socialista”: qui non si tratta di tassare la prima casa, ma la seconda terza ecc. Si tratta di intervenire sulla quota speculativa degli sfitti. Ha ricordato poi la proposta del Team K di prevedere che l’IPES si faccia garante degli affitti, e sottolineato che molti avevano definito la sua proposta come “una” possibilità: questo non impediva di introdurla in attesa delle altre, che però sono promesse da anni senza che si agisca.  Ci sono persone che non hanno problemi finanziari, tanto da tenere bloccati tanti alloggi: perché non chiedere a loro un maggiore contributo fiscale, dando maggiore dispoibilitá ai Comuni per altri scopi?
Posto in votazione, il disegno di legge 46/20, di un solo articolo, è stato respinto con 15 sì e 18 no.

(continua) 

(MC)