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Consiglio | 09.06.2021 | 13:08

Lavori Consiglio: Grazia agli attivisti, tampon-tax, obbligo vaccinale

Discussi un voto della Süd-Tiroler Freiheit e due sottoscritti da più gruppi consiliari.

Dopo che il plenum ha approvato (30 sì, 1 astensione)  il prolungamento dei tempi di trattazione in 3a commissione legislativa del Disegno di legge provinciale n. 62/20: Modifica della legge provinciale 17 dicembre 2015, n. 16, “Disposizioni sugli appalti pubblici” (presentato dai conss. Foppa, Dello Sbarba e Staffler), proposto dal presidente della commissione Helmuth Renzler, è cominciato il tempo riservato alle proposte dell'opposizione.

Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha presentato il voto n. 1/18, la cui discussione era già stata avviata alcune volte: Concessione della grazia agli attivisti sudtirolesi (emendato), con il quale evidenziava che nel 2015 il Consiglio provinciale aveva approvato a grande maggioranza una mozione con cui si invocava la grazia per gli attivisti sudtirolesi e che da allora, nonostante gli sviluppi sul caso Tiralongo e l'attentato di Cima Vallona in base ai quali gli attivisti sudtirolesi sarebbero stati condannati ingiustamente, l'Italia non aveva mai preso provvedimenti per graziare queste persone. Da anni ormai si faceva presente l'insostenibile situazione di quegli uomini che negli anni '60 avevano partecipato all'attivismo sudtirolese e che da allora erano perseguiti dallo Stato italiano essendo fuggiti all'estero per scampare alla tortura e al carcere: a questi uomini era tuttora precluso il rientro da vivi in Alto Adige ovvero la possibilità di avvalersi dei diritti civili, come dimostrava la vicenda di Siegfried Steger, che alcuni anni fa non aveva potuto partecipare al funerale della madre, o a quella di Heinrich Oberlechner, che due anni fa era potuto tornare solo da morto nella sua valle di origine. Era dunque assolutamente necessario che anche il Consiglio provinciale facesse sentire la propria voce chiedendo la grazia per gli attivisti sudtirolesi. La consigliera chiedeva quindi che il Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano si pronunciasse a favore dell'immediata concessione della grazia/amnistia ai rimanenti attivisti sudtirolesi e invitasse il Ministro della Giustizia nonché il Presidente della Repubblica a procedere quanto prima alla concessione della grazia agli attivisti sudtirolesi degli anni '60 affinché possano tornare nella loro terra e dalle loro famiglie. “Sono passati 60 anni e non è cambiato assolutamente nulla, non abbiamo fatto altro che aspettare”, ha detto con enfasi Atz Tammerle, facendo poi riferimento alle testimonianze delle torture subite dagli attivisti, che non avevano mai fatto attentati contro le persone, e invitando a non dimenticarsi della loro sofferenza.
Maria Hochgruber Kuenzer (SVP) ha sostenuto di condividere in pieno l’intento: era ora di attuare il parere positivo della Procura di Brescia per la grazia. Pur condividendo e percependo questa necessità, tuttavia, invitava a non procedere con questo documento, in quanto poteva essere controproducente, anche a fronte delle affermazioni del Presidente della repubblica austriaca Van der Bellen che proprio ieri aveva detto che si era “a buon punto”, il che significa che la richiesta veniva esaminata.
Paul Köllensperger (Team K) ha evidenziato che grazia ed amnistia concluderebbero un triste capitolo della storia locale. L’intenzione andava condivisa, per questioni umanitarie, ma la discussione pubblica dimostrava che la storia non era stata ancora ben elaborata: opportuna sarebbe stata una proposta congiunta dei partiti italiani e tedeschi, che chiedendo la grazia parlasse anche chiaramente della violenza esercitata da tutti i gruppi. Egli condivideva quindi anche i dubbi espressi da Hochgruber Kuenzer. I presidenti Mattarella e van der Bellen ne avevano parlato, la procura di Brescia si era espressa per la grazia, che era però provvedimento individuale; anche gli attivisti sudtirolesi non volevano essere confusi con gli estremisti di destra tedeschi. egli ha quindi proposto di sospendere la mozione. nel suo gruppo ognuno avrebbe votato secondo coscienza, egli non avrebbe votato.
Josef Unterholzner (Enzian) ha evidenziato le buone notizie portate da Van der Bellen, il quale aveva parlato di notizia positiva, che andava comunicata da Mattarella: “Questo significa secondo me che le cose son state decise”. Vero è che sono passati 60 anni, anche ma ora sembra che si debba aspettare davvero poco, quindi una sospensione è opportuna.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha condiviso l’enfasi di Atz Tammerle e il suo stato d’animo, sottolineando però che le azioni per la libertà hanno colpito non solo oggetti, ma anche persone. Ha aggiunto che la grazia è una concessione che dipende solo del Presidente della Repubblica. Van der Bellen è una persona responsabile, quindi le sue dichiarazioni sono uscite con leggerezza: egli ha senz’altro voluto lasciare spazio a Mattarella. Con questo voto si farebbe solo politica, ma non cambierebbe niente.
Carlo Vettori (Forza Italia Alto Adige Südtirol” ha ritenuto il voto controproducente: lo stesso Kompatscher aveva invitato a non tirare per la giacchetta il presidente della Repubblica. I colleghi della Süd-Tiroler Freiheit, se non conoscevano Mattarella, dovevano almeno fidarsi dell’omologo Van der Bellen. Poiché le diplomazie italo-austriache sono in movimento, ogni documento prodotto sarebbe controproducente: esso andrebbe ritirato, restando “in vigile attesa”.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha sostenuto che la grazia ha un aspetto giuridico, uno politico e uno umano: se umanamente non ci sono i dubbi sul fatto che queste persone non costituiscono più alcun pericolo né possono reiterare il reato, dal punto di vista politico da un lato si può decidere di chiudere con la storia con un atto simbolico, dall’altro questo potrebbe essere interpretato all’opposto, come un “lasciare aperto”. Il testo del voto è abbastanza unilaterale, non accenna alle vittime dall’altra parte e giustifica l’uso della violenza, nonché la teoria che essa fu fondamentale per l’Autonomia. In quanto all’aspetto giuridico, la grazia si chiede dopo aver accettato la sentenza, e per questo alcune persone coinvolte non l’hanno chiesta. Oberleitner l’ha chiesta, e non a caso la sua situazione è più avanzata. Il voto usava la grazia come uno strumento politico per rivedere la storia e i processi.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha fatto riferimento a un manifesto che attualmente si vede a Bolzano, “molto violento e non rispettoso della storia”. Muoversi in questo modo vuol dire agire come un elefante in una cristalleria: le ragioni alla base della richiesta sono condivisibili, ma bisogna considerare anche le sofferenze dall’altra parte. Era opportuno ritirare il voto, che andava in direzione opposta a quella voluta, ed era assolutamente sbagliato, come detto  da Kompatscher, tirare il Presidente della Repubblica per la giacchetta. Solo spiegando e raccontando, come accaduto in passato con una mostra o anche con il libro Eva dorme si sarebbe riusciti a spiegare alle giovani generazioni il contesto in cui vivevano.
Giuliano Vettorato (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) ha detto che se fosse presidente della repubblica avrebbe detto di no, perché si creava un precedente molto pericoloso, a fronte di atti terroristici. nel 2021 le opinioni e le idee si discutono con la democrazia, ma concedere la grazia a un terrorista vuol dire poi poterla concedere anche ad altri, e non è giusto nei confronti di persone che hanno perso la vita. Il terrorismo va condannato anche nel 2021. In quanto ai manifesti citati, erano di dubbio gusto e pericolosi per la convivenza. Nell’ambito dei festeggiamenti per l’Autonomia si sarebbe trovato modo di valorizzarla; una strumentalizzazione come questa andava ritirata.
Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha invitato i colleghi a “risvegliarsi dal proprio delirio”. nessuno aveva detto una parola rispetto alle vittime del terrorismo, nemmeno da Hochgruber Kuenzer con il suo ruolo istituzionale di assessora. nemmeno una parola neanche sui figli di questa terra morti sotto le bombe. Quando si nette una bomba può sempre accadere che qualcuno rimanga ucciso, e in Alto Adige è accaduto quasi 20 volte, a fronte di più di 300 episodi di terrorismo di ogni genere. La violenza chiama sempre violenza, e in democrazia questo non è mai consentito. A queste persone si chiede un pentimento sincero, una disponibilità al risarcimento dei danni materiali, ma nulla è stato detto dai rappresentanti istituzionali. Bisogna distinguere chiaramente tra bene e male. “Schifoso” era ricordare che la grazia sarebbe potuta avvenire mentre in alto Adige si festeggiavano gli attentati degli anni 60 e si ricordava la notte dei Fuochi.  Hochgruber Kuenzer ha replicato di aver parlato come consigliera e non come assessora.
Massimo Bessone (Lega Salvini Alto Adige Südtirol) ha detto di aver sempre invidiato l’amore del popolo sudtirolese per la propria Heimat, e condannato le violenze da esso subite durante il fascismo. Ha aggiunto che l’Italia, pur essendo un grande Paese, mancava della certezza della pena, perché chi sbagliava non pagava mai. Gli attentati avevano fatto delle vittime, questo non andava dimenticato. Egli avrebbe votato contro il voto.
A Bessone e Vettorato, Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto se non c’è un diritto di difendersi per un popolo che viene oppresso, e questo non solo nel fascismo ma anche nella Repubblica democratica. Anche i partigiani avevano ucciso persone innocenti: erano per questo terroristi? Magnago aveva detto che senza gli attivisti non si sarebbe mai giunti alle trattative. Knoll ha invitato a pensare a quanto avevano sacrificato gli attivisti per il loro scopo, lottando fino in fondo a prezzo di torture e persecuzioni. La grazia non è solo una concessione, ma anche un diritto morale che si ha in condizioni di ingiustizia. La Germania si è scusata per quanto avvenuto in Namibia, in Italia non si è sentito nulla di tutto ciò. Si chiede di sospendere il voto, ma quante volte in passato la grazia sembrava imminente: non c’è più tempo. Se il voto sarà respinto, Urzì sarà il primo a inviarne il risultato a Roma: perché poi Mattarella dovrebbe dare la grazia se nemmeno il Consiglio provinciale l’ha sostenuta? Sarebbe incredibile che la SVP dicesse di no. Knoll ha quindi chiesto votazione separata di premesse e parte dispositiva.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha chiarito che votare no  non voleva dire essere contrari alla grazia.
La vicepresidente della Provincia Waltraud Deeg ha sottolineato che si era per un chiaro “sì” ai diritti fondamentali e si condannavano atti di tortura e violenza, ma non era su questo che si votava. Bisognava essere fieri di quanto si era raggiunto nel percorso dell’Autonomia, con reciproco rispetto e apprezzamento, e ci si era impegnati anche recentemente per la grazia. Le affermazioni del Presidente austriaco Van der Bellen facevano ben sperare, e non bisognava rischiare di bloccare questa possibilità solo per strumentalizzare la situazione. C’erano già state delle grazie, sempre sulla base di trattative politiche. L’obiettivo veniva condiviso, ma ci si opponeva alle strumentalizzazioni. Atz- Tammerle ha ribadito la volontà di trattare il voto oggi in aula, come concordato anche con gli interessati. Consapevolmente si chiedeva anche l’amnistia. Il Consiglio provinciale aveva la possibilità di mostrarsi favorevole alla richiesta di grazia e amnistia per tutti, mandando questo messaggio a Roma: chi avrebbe votato contro se ne sarebbe assunto la responsabilità. Messo in votazione per parti separate, il voto è stato respinto: le premesse con 5 sì, 22 no e 1 astensione, la parte deliberante con  3 sì, 22 no e 2 astensioni.

È ripresa quindi la trattazione, avviata nella seduta di aprile, del voto n. 20/21: Tampon tax e “period poverty” (presentato dai conss. Repetto, Ladurner, Foppa, Amhof e Rieder il 14/04/2021), con il quale si invitavano Parlamento e Governo a ridurre quanto prima la tassazione sui prodotti per l’igiene femminile dall’attuale 22 per cento al 4 per cento.
Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha evidenziato che abbassare l’aliquota va bene, ma si rischia che i produttori aumentino il prezzo, come avvenuto in altri Paesi. Ha quindi negato che le mestruazioni siano un tema tabù: un tabù è e mai l’incontinenza, quindi bisognerebbe considerare nella mozione anche gli articoli dedicati a persone incontinenti - di entrambi i generi, che pure hanno un’IVA del 22%.
La vicepresidente della Provincia Waltraud Deeg ha evidenziato che il voto riguarda in particolare la sensibilizzazione sul tema, e il Consiglio provinciale può dare un segnale. Per questo la Giunta avrebbe approvato questa proposta sopra partitica. Sandro Repetto ha ringraziato per il sostegno e per tutti i contributi, ricordando che in quanto ai presidi per l’incontinenza c’è un contributo dell’azienda sanitaria. Il voto è quindi stato approvato con 30 sì e 2 astensioni.

È quindi stato presentato il voto n. 23/21: Cancellazione dell’obbligo vaccinale per il personale sanitario e sociosanitario - EMENDATO (presentato dai conss. Leiter Reber, Mair, Rieder, Köllensperger, Ploner A., Ploner F., Faistnauer, Knoll, Atz Tammerle, Unterholzner, Foppa, Dello Sbarba e Staffler), che intendeva sollecitare il presidente del Consiglio dei Ministri, il Governo e il Parlamento 1. a rivedere l’obbligo della vaccinazione anti SARS-CoV-2 per il personale della sanità e delle strutture sociosanitarie, revocando le sospensioni previste dall’articolo 4 del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, e confermate dalla legge statale 28 maggio 2021, n. 76; 2. a rispettare il principio della volontarietà nelle vaccinazioni anti Covid-19 attualmente disponibili senza scardinarlo indirettamente; 3. a puntare piuttosto su una vasta campagna informativa con messaggi positivi, al posto dell’obbligo vaccinale diretto o indiretto. Come spiegato da Leiter Reber, che ha evidenziato come la proposta fosse sostenuta da gran parte dell’opposizione, non si trattava di discutere di vaccino sì o vaccino no, ma del fatto che vaccinarsi dovesse restare un atto volontario. L’obbligo vaccinale implicava anche delle sospensioni, che riguardavano personale direttamente a contatto con persone bisognose di cura. una lettera di sanitari a questo proposito aveva evidenziato che non si trattava solo di no vax, ma anche di persone che si erano sottoposte al test per anticorpi rilevandone in quantità, o giovani che non volevano farsi vaccinare perché ritenevano che certi punti non fossero stati chiarito. Andava detto inoltre che il vaccino proteggeva le persone che lo facevano, non quelle con cui entravano in contatto, quindi se assistenti non vaccinati non mettevano in pericolo coloro che assistevano. Chi lavora in quest’ambito ha orario di lavoro pesanti, reddito basso, e ora a questo si aggiunge l’obbligo vaccinale: la goccia che fa traboccare il vaso. Anche gli assessori avevano detto che avrebbero preferito una via volontaria, inoltre alcuni studi avevano dimostrato che introdurre un obbligo vaccinale o promuovere una campagna di sensibilizzazione ottenevano lo stesso obiettivo. Leiter Reber ha ricordato che la Giunta aveva respinto un’iniziativa del suo gruppo per rendere questi profili professionali più attrattivi, rilevando che ora dalla Giunta stessa stava per arrivare una proposta analoga, che il suo gruppo avrebbe comunque sostenuto. Si è augurato infine anche pressioni da altre Regioni, e che si riuscisse con questo voto a manifestare vicinanza al personale sanitario.
Josef Unterholzner (Enzian) co-firmatario ha sostenuto che l’obbligo vaccinale non ci dovrebbe essere per nessuno, aggiungendo che il vaccino era stato sviluppato in tempi brevissimi e senza test sul lungo periodo, Non si conoscevano gli effetti collaterali, ma ne erano emersi alcuni di fatali. Il vaccino era oggetto di propaganda continua, ma non si poteva dire che era sicuro: nessuno lo sapeva., addirittura si parlava di rischio trombosi per viaggi in aereo.  Opportuno sarebbe che i parlamentari a Roma si impegnassero perché quest’obbligo non fosse esteso ad altre categorie.
Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia) ha ritenuto che il voto esprimesse una posizione no-vax, e si è stupito che i Verdi proponessero una deroga di legge. Egli era favorevole al principio di volontarietà, tanto che già prima del Covid aveva proposto una campagna di sensibilizzazione vaccinale, respinta dal Consiglio, compresi i firmatari del voto odierno. Forse con il Covid si era presa consapevolezza che c’era un problema molto grave, che si poteva produrre “X” volte con altre pandemie. Chi svolge servizio di assistenza o cura deve avere senso di responsabilità nei confronti delle persone fragili che assiste; non va dimenticato che certe gravi situazioni sono state riconducibili proprio ad atteggiamenti irresponsabili.

La discussione prosegue alle 14.30.

(MC)