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Consiglio | 17.11.2020 | 19:22

Lavori Consiglio: Informazioni sullo screening di massa

Le informazioni date dal pres. Kompatscher e dall’ass. Widmann in merito allo svolgimento dei test di mass, le domande di consiglieri e consigliere.

Si è svolto nel pomeriggio di oggi in videoconferenza un confronto con la Giunta provinciale sui temi Covid-19 e screening di massa.

Accolto dal pres. Josef Noggler, il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha spiegato che i test dello screening saranno svolti dall’Azienda sanitaria in collaborazione con Protezione Civile e Comuni. Si tratta di uno screening a livello provinciale, appoggiato dal Ministero della Salute, che ha fornito ulteriori 200.000 kits. La statistica vede in provincia di Bolzano un alto numero di ospedalizzazioni con contagi diffusi, e questo ha reso necessarie le misure incisive dei giorni scorsi. Ora, con lo screening, si cerca di individuare i positivi asintomatici, in modo da poterli isolare e interrompere moltissime catene di contagio. Ci saranno 184 postazioni a livello comunale, con operatori sanitari a svolgere i test, nonché personale amministrativo di Provincia e Comuni in supporto. Il target è di 350.000 persone, ma i bambini fino a 6 anni sono esclusi, così come persone già sottoposte a test a causa di positività e altre categorie. L’organizzazione e l’informazione è lasciata ai Comuni; per evitare assembramenti saranno presenti anche Vigili del Fuoco e Croce Rossa. Tutte le persone saranno informate dell’esito del proprio test. Chi è positivo asintomatico, dovrà osservare la quarantena e dopo 10 giorni dalla notifica potrà uscire dall’autoisolamento anche senza nuovo test. I sintomatici saranno invitati a non presentarsi allo screening, tuttavia chi, positivo allo screening, svilupperà poi dei sintomi, avrà l’obbligo di informare il suo medico di base, che darà ulteriori indicazioni; non potrà poi uscire automaticamente, ma dovrà poi sottoporsi a test PCR dopo 21 giorni. La ASL passerà le informazioni relative ai positivi ai datori di lavoro, e sarà rilasciato un certificato di malattia. Il presidente si è augurato un’ampia partecipazione a favore della salute di tutti, della riapertura delle scuole e del riavvio dell’economia, per passare da zona rossa a zona gialla. In quanto ai protocolli di sicurezza sui luoghi di lavoro, essi si basano su protocolli bilaterali di categoria e  aziendali, stilati con le parti sociali: se non sarà possibile garantire la sicurezza, sarà preteso il test.
L’ass. Thomas Widmann ha chiarito che le cifre spesso non dicono tutto: per esempio, il Trentino è zona gialla, ma nei reparti di terapia intensiva si trovano più persone che in Alto Adige. In Alto Adige non c’è ancora una distensione, e gli effetti di questa ondata potrebbero arrivare fino a febbraio se non si facesse nulla, con conseguenze economico sociali insopportabili. La Provincia ha acquistato 600.000 test già mesi fa: più persone si sottoporranno allo screening, tanto più velocemente si interromperà la catena di contagio tornando a una vita normale. La novità è che dopo un test antigenico si possa essere mandati in quarantena, con la possibilità di essere messi in malattia se necessario e in caso di assenza di sintomi uscire dall’isolamento senza un ulteriore test. In caso di sintomi, ci si rivolgerà al medico di base, e dopo 14 giorni ci sarà il test PCR. La quarantena massima sarà di 21 giorni. Anche Widmann ha rivolto un appello alla popolazione affinché partecipasse, riportando il caso di Sesto, dove dopo 2,5 settimane il tasso di contagio era sceso a 0,5.  A seconda dei risultati, se emergeranno hotspot o categorie particolarmente colpite saranno adottate misure puntuali, come successo in Slovacchia, dove il numero di contagiati è stato ridotto di più della metà. Sono state fatte varie simulazioni a seconda della percentuale di partecipazioni, e con elevata partecipazione sarà possibile concludere il lockdown prima di Natale.

Di seguito, il pres. Josef Noggler, i conss. Ulli Mair, Andreas Leiter Reber, Riccardo Dello Sbarba, Sven Knoll, Alessandro Urzì, Brigitte Foppa, Franz Ploner, Josef Unterholzner e la vicepres. Rita Mattei hanno posto una serie di domande

Il pres. Arno Kompatscher ha chiarito che anche i test presso i medici di base o nelle farmacie rientreranno nello screening e ribadito che non esiste un obbligo della Provincia ai test, ma che essi potrebebro essere previsti dai protocolli aziendali: nel caso la sicurezza non sia garantita, si impiegheranno solo persone testate, analogamente a quello che succede con persone che non vogliono indossare gli scarponi di sicurezza. Chi lavora da solo, senza contatto con i clienti, non si trova in una situazione a rischio. Sarà l’Azienda sanitaria, e non i dipendenti comunali, a comunicare l’esito dei test. In quanto all’allentamento del lockdown, i test a tappeto saranno un presupposto, ma parallelamente si valuteranno anche evoluzione della curva pandemica e posti letto occupati: non è possibile fare annunci oggi. Il prof. Crisanti non era stato consultabile perché troppo occupato, contattato però dopo il suo intervento sui media, aveva compreso la modalità e condiviso. Kompatscher quindi segnalato che esiste un portale per le domande che si chiama “Test in Alto Adige - Südtirol testet”.
L’ass. Thomas Widmann ha chiarito dal canto suo che nelle sedi dello screening il test sarà gratuito, nelle farmacie o negli studi che vorranno partecipare (la lista sarà disponibile domani) sarà a pagamento, ma i dati saranno immessi nel sistema, cosa che fino a ora non era garantita. Anche i dati dei test interni alle aziende, pagati dalle aziende stesse, saranno trasmessi all’Azienda sanitaria: coloro che hanno svolto i test 72 ore prima dello screening saranno calcolati come partecipante allo screening, ma per loro varrà il vecchio protocollo.  Le informazioni saranno date sia ai singolil partecipanti che via media. Si sta valutando anche la possibilità di Covid-Hotel, essendo state rilevate necessità particolari, per circa 100 persone. La partecipazione è fondamentale: se tutti partecipano, il giorno successivo si potrebbe aprire tutto. Il test non sarà legato al requisito della residenza, sarà possibile una certa permeabilità tra Comuni, e testare persone non residenti ma presenti per lavoro. Se il sistema sanitario è vicino al collasso, questo è perché la provincia è una delle poche a fare il contact-tracing: nel caso dei test il contact tracing non si fa, ma il cittadino riceverà il risultato molto velocemente in maniera automatica, questo alleggerirà il sistema.

(MC)