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Consiglio | 07.11.2019 | 18:04

Lavori Consiglio: Codice del commercio - CON RIPRESE VIDEO

Avviato l’esame del dlp 32/19, Codice del commercio, presentato dalla Giunta provinciale: la discussione generale e la prima parte di quella articolata.

Presentando questo pomeriggio il disegno di legge provinciale n. 32/19: Codice del commercio, (presentato dalla Giunta provinciale su proposta dell’assessore Achammer), l’assessore Philipp Achammer ne ha illustrato i tre obiettivi principali, segnalando che l’obiettivo dichiarato della Giunta, tramite questa legge,  è rendere la struttura commerciale attuale più tutelata. Si tratta di una struttura concentrata nelle zone residenziali e invidiata anche da altri paesi, dove molto si è trasferito nelle zone industriali e in periferia. Il primo obiettivo è tutelarla con diverse misure, il secondo è introdurre delle semplificazioni per le aziende di vicinato, a partire dalla dichiarazione di inizio dell’attività, mentre per le strutture più grandi ci vuole una certezza di diritto. Se manca questa, nascono contenziosi molto lunghi, come dimostra il caso del MeBo center costruito e mai avviato.  Nell’ambito del commercio la Provincia ha competenze molto limitate, ma cerca di sfruttare spazi di manovra autonomi, anche per conciliare la tutela delle strutture con le tendenze alla liberalizzazione. Una delle novità principali è che la SCIA, comunicazione certificata di inizio attività, vale solo per le aziende di vicinato e le aziende di media grandezza nelle zone residenziali, per le altre ci vuole anche una procedura più complessa, con una conferenza dei servizi. Viene introdotto un nuovo principio: al di fuori della zona residenziale, oltre all’onere di urbanizzazione viene prevista una tassa da corrispondere al Comune, che la userà per il commercio di vicinato. In quanto al commercio itinerante, dove vige grande incertezza a livello nazionale, è stato deciso di introdurre una procedura di gara solo per le nuove concessioni, prolungando quelle esistenti. In caso di somministrazione di generi alimentari - food-trucks - questo deve avvenire senza l’impiego di personale. Le vendite promozionali vengono permesse per tutto l’anno, non solo a fine stagione, e sono introdotte regole per i distributori di carburanti. In quanto agli orari di apertura, la Provincia non ha competenza in merito, ma è suo obiettivo ottenerle: una corrispondente norma di attuazione giace presso la Commissione dei 12. “Con il disegno di legge si crea una base perché la nostra struttura possa essere mantenuta, con maggiore chiarezza e certezza del diritto, ovviando tanti contenziosi”, ha concluso Achammer.

Nell’ambito del dibattito generale, Hanspeter Staffler (SVP) ha ammesso che l’intento di rafforzare la struttura commerciale esistente è visibile nella legge, così come risulta la volontà di presentare un testo unico organico sulla materia. in quanto alla liberalizzazione promossa a livello europea con la direttiva Wolkenstein, interpretata dall’Italia in maniera ancora più liberale con il decreto Salva Italia, purtroppo la provincia non ha le competenze, quindi è decisamente opportuno procedere con norma di attuazione: “Gli orari di apertura e di chiusura devono rientrare nelle competenze provinciali”, anche perché le liberalizzazioni a tutte le ore del giorno e della notte sono penalizzanti per le piccole strutture. Forse sotto forma di un accordo tra gli operatori commerciali più grandi, sindacati e associazioni consumatori si può arrivare a un accordo, con il coordinamento del l’assessore di competenza, per trovare il modo di introdurre una norma provinciale. Alcuni articoli del disegno di legge sembrano estranei alla materia, per esempio l’articolo 4 riguarda l’urbanistica: a parte che dovrebbe semmai rientrare nella legge di modifica della legge urbanistica non ancora in vigore, che ci sarà a breve, essa toglie a certe condizioni, nelle zone di recupero e a vantaggio del commercio al dettaglio, l’obbligo del convenzionamento, “cosa che in quest’aula si è sempre voluto evitare”. In quanto ai distributori di carburante, che vanno visti dal punto di vista del commercio ma anche di quello della sicurezza e che per questo sono soggetti a collaudo, anche questa caratteristica deve essere considerata nel disegno di legge: Staffler ha annunciato un emendamento in questo senso. Nella legge ci sono articoli troppo dettagliati, che si avvicinano quasi a un regolamento d’esecuzione, e questo è un punto debole. Il consigliere ha poi fatto riferimento ai lavori in 3a commissione, evidenziando che ci sarebbe voluto più tempo, rispetto alle due settimane date, con la concomitanza della seduta di Consiglio, per analizzare il testo. Per via delle “pillole amare” citate, il consigliere ha annunciato l’astensione del suo gruppo.
Paul Köllensperger (Team K) si è complimentato per la stesura del testo, e ha condiviso l’obiettivo di mantenere il commercio di vicinato, che mantiene i paesi vivi e tra il resto favorisce anche il bilancio CO2. Anche la disposizione sulla SCIA è condivisibile, purtroppo sulle liberalizzazioni la Provincia non ha competenza: le aperture nei giorni festivi sono una spada di Damocle per i piccoli esercizi. Uno strumento che permette di intervenire sulle attività di vicinato è la norma urbanistica: è questa che può impedire la nascita incontrollata di centri commerciali, non il Codice del commercio. La legge è molto dettagliata e in parte già obsoleta, perché ormai le persone comprano online e su questo non si può intervenire.
L’ass. Philipp Achammer ha ribadito che la provincia non può intervenire sugli orari di apertura o le domeniche libere, aggiungendo che nel frattempo la domenica è diventata per i centri commerciali la giornata più importante dopo il sabato. Il Governo 5 Stelle-Lega aveva proposto un disegno di legge che permetteva di chiudere per un numero tra 8 e 26 domeniche, ma lasciava ogni libertà nei centri, quindi non sarebbe stato sufficiente. La discussione nella commissione della Camera considerava realtà completamente diverse da quella altoatesina, per questo ci vuole una norma di attuazione, anche per tutelare lavoratori e famiglie. Il MISE ha dato parere negativo alla norma in Commissione dei 12, ma si cercherà di riavviare l’iniziativa. Importante è che la Provincia sia riuscita a escludere il commercio al dettaglio nelle zone industriali. In quanto alle zone di recupero, è stato chiesto di non stralciare la disposizione perché ci sono delle discipline che riguardano proprio quest’ambito. È vero che i centri commerciali riguardano la norma urbanistica, ma questa e il codice del commercio vanno di pari passo in quest’ambito, altrimenti si torna a casi come quello del MeBo, dove c’era concessione urbanistica ma non le autorizzazioni commerciali. Si può fare ciò che si vuole per il commercio di vicinato, ma questo non conta se poi la gente compra online, il quale tra il resto causa un aumento esponenziale del traffico.

Il passaggio alla discussione articolata è stato approvato con 19 sì e 11 astensioni. 

Approvati senza discussione gli articoli 1 e 2, è stato discusso l’articolo 3 che contiene le definizioni. Josef Unterholzner (Team K) ha chiesto di sostituire il comma (u) indicando il mercato di piazza Erbe a Bolzano solo come “un esempio” di mercato a carattere turistico, in modo che il comma sia generico e applicabile anche ad altri, eventualmente nuovi, casi. Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha chiesto di aggiungere la definizione di “centro commerciale naturale”, quale controbilanciamento allo strapotere dei grandi centri commerciali. Un esempio di questo tipo è il centro commerciale naturale sotto i portici a Bolzano, o quello di Laives, dove i commercianti per Natale organizzeranno gli addobbi in maniera comune. Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha condiviso il primo emendamento proposto, chiedendo però che fosse specificato quali sono i mercati storico-turistici esistenti: “Se un mercato è storico esiste già ora”. Ha accolto poi il secondo emendamento, che reintroduceva un concetto buono e opportuno, un mix tra tutela del commercio autentico e un commercio più strutturato.
L’ass. Achammer ha risposto che c’era già una disposizione specifica per piazza Erbe, che questa norma sostituiva. Per gli altri mercati veniva dato spazio d’azione ai Comuni con l’art. 30. I centri commerciali naturali non potevano essere considerati nell’articolo 3, ma lo sarebbero stati con apposita mozione. Respinti gli emendamenti, l’articolo è stato approvato con 25 sì e 6 astensioni.
L’articolo 4 riguarda la pianificazione territoriale: Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha presentato un emendamento contro la droga alla convenzione a favore del commercio, chiedendo che restasse la restrizione al 40% valida fino a oggi, mentre Paul Köllensperger (Team K) ha chiesto un sostegno perle attività commerciali aventi valore artistico, architettonico e ambientale ma l’ass. Achammer ha spiegato che esso già esiste, e che se necessario si sarebbe agito con norma d’attuazione. Respinti gli emendamenti, l’articolo è stato accolto con 17 sì, 9 no e 6 astensioni.
Approvati senza discussione gli articoli da 5 a 7.
L’articolo 8 riguarda i requisiti di onorabilità. Facendo riferimento alle disposizioni antimafia, Diego Nicolini (Movimento 5 stelle) ha chiesto di estendere il requisito di informazione antimafia anche ai famigliari del titolare. L’ass. Achammer ha risposto che questo non è possibile: la disposizione antimafia vale solo per il titolare. L’emendamento è stato respinto, l’articolo è stato approvato con 18 sì e 14 astensioni.
Approvati senza discussioni gli articoli da 9 a 13.
L’articolo 14 riguarda il Commercio al dettaglio nelle medie strutture di vendita. L’ass. Philipp Achammer ha proposto con emendamento che il Comune possa prorogare più volte il termine di attivazione delle medie strutture oltre i due anni dal rilascio dell’autorizzazione o della Scia. L’emendamento è stato approvato con 17 sì e 14 astensioni, così come l’articolo 14.
L’articolo 15 riguarda il commercio al dettaglio nelle grandi strutture. L’ass. Achammer ha presentato tre emendamenti per introdurre un riferimento alla VIA, per prorogare più di una volta il termine di attivazione e per stralciare il comma 9, perché le procedure di autorizzazione delle grandi strutture al di fuori delle zone residenziali sono già disciplinate dalla legge urbanistica e saranno ulteriormente definite nel regolamento d’esecuzione previsto all’articolo 60. Accolti i tre emendamenti, l’articolo è stato approvato con 16 sì, 1 no e 13 astensioni.
L’articolo 16 riguarda i centri commerciali. Josef Unterholzner ha proposto un emendamento al fine di introdurre, in caso di apertura, trasferimento e ampliamento di un centro commerciale, che essa fosse “motivata da interesse generale” e approvata dalla Giunta provinciale, non solo dal Comune interessato. 3 gli emendamenti dell’ass. Achammer, al fine di disciplinare attraverso regolamento d’esecuzione la suddivisione dei settori merceologici della superficie di vendita, per consentire una maggiore flessibilità nel valutare le diverse fattispecie, prevedere un termine di decadenza di 3 anni entro il quale il centro commerciale deve essere realizzato e introdurre una specifica consequenziale. Paul Köllensperger (Team K) ha chiesto se con questa modifica decade anche la conferenza dei servizi o se viene mantenuta, e Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto se a livello giuridico è ammissibile il vincolo del consenso della Giunta provinciale, con cui si è detto d’accordo. L’ass. Achammer ha confermato che la Conferenza dei servizi è prevista in norma di attuazione, e ha aggiunto che è difficile parlare di interesse pubblico per un centro commerciale, nonché che un’autorizzazione tramite due istanze è difficile. Respinto quindi l’emendamento di Unterholzner, approvati i quattro assessorili, Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha ritenuto comprensibile il dubbio sulle due istanze per una autorizzazione, ma poiché i Centri commerciali non riguardano solo un Comune ma tutta la Provincia un’autorizzazione della Giunta è più opportuna di quella del Comune. Anche Paul Köllensperger (Team K) ha sostenuto che i centri commerciali vanno ben oltre l’interesse comunale; in quanto all’interesse pubblico, non si è ancora capito qual è quello del centro che verrà realizzato da Benko, per il quale è appunto usata questa definizione. L’ass. Philipp Achammer ha riferito che l’autorizzazione spetta dal comune entro regole chiare, tra cui quelle urbanistiche. L’articolo è stato approvato con 17 sì e 15 astensioni.

La discussione articolata riprenderà domani mattina.

Immagini seduta Consiglio Provinciale di Bolzano del 07.11.2019

https://we.tl/t-Cw8usnaWkR 

Immagini discussione dlp Codice del Commercio

https://we.tl/t-2RlK8COVHD

(MC)