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Consiglio | 11.10.2019 | 13:00

Lavori Consiglio: Approvata la legge europea

Approvato con 24 sì, 1 no e 5 astensioni il disegno di legge Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea. La discussione generale e quella articolata. La sessione di ottobre è terminata (non ci sarà seduta questo pomeriggio).

È ripresa oggi in Consiglio provinciale la discussione del disegno di legge provinciale n. 30/19: Disposizioni per l’adempimento degli obblighi della Provincia autonoma di Bolzano derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea (Legge europea provinciale 2019), avviata ieri, che ha come scopo l’attuazione del diritto dell’Unione europea e il costante adeguamento allo stesso dell’ordinamento giuridico della Provincia.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha sottolineato “un aspetto che invita a riflettere”: in 1a commissione legislativa, all’articolo 1 comma 1, la parola “altoatesine” era stata sostituita con la dicitura “della provincia di Bolzano”, in seguito a un lungo dibattito “nel corso del quale si era sostenuto che l’aggettivo fosse espressione di una cultura dell’imposizione, con riferimento al fascismo”. Al comma 2 e in altre parti della legge era invece stata lasciata la parola Alto Adige, “con una sorta di compromesso che mi ha lasciato basito”. Urzì si è chiesto cosa sarebbe successo se un qualsiasi consigliere di lingua italiana avesse chiesto di non utilizzare la denominazione Südtirol ma la denominazione “autonome Provinz Bozen”, in quanto “Südtirol” dà fastidio. Questi atteggiamenti sono poco corretti e sopra le righe, oltre che inutili dal punto di vista pratico; sono atteggiamenti “anti-italiani”, non “antifascisti”: dov’è finita la moratoria di cui si era parlato a fine della scorsa legislatura, davanti a un’excalation di iniziative provocatorie? Inoltre, in merito all’articolo 4, esiste un problema di legittimità della Provincia a intervenire nella questione.
Peter Faistnauer (Team Köllensperger) ha invece fatto riferimento all’articolo di modifica delle norme idriche, riferendo che più rappresentanti di consorzi irrigui non la ritengono la migliore modifica possibile sui canoni idrici. Ci sono già in merito una direttiva europea, un decreto legislativo e una delibera di Giunta, ma qui si introducono i canoni prima che venga effettuata un’analisi economica sull’uso delle acque. I presidenti dei Consorzi si chiedono come gestire sicurezza degli impianti e le responsabilità legali previste dalla normativa: l’accordo con i rappresentanti degli agricoltori sarebbe dovuto essere stipulato già due anni fa, mentre così il canone viene introdotto all’ultimo minuto, senza accordo.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha sostenuto che la direttiva europea prevede chiaramente un’analisi economica sull’uso delle acque prima dell’introduzione del canone idrico, per la determinazione del quale c’è un ampio margine d’azione, tanto che alcuni Paesi non lo prevedono. C’è spazio anche per esoneri, ma qui si è agito in fretta e furia. Attualmente l’irrigazione è ma goccia, in forma mirata e protettiva delle risorse, e questo viene penalizzato invece che premiato, mentre si consuma molto di più nell’allevamento: per una mucca c’è bisogno di 120 litri al giorno. Leiter Reber ha ricordato le lotte dei contadini con la Montecatini a Milano per avere i diritti sull’acqua: a fronte di tutto ciò, ora viene introdotto un canone per coloro che da decenni non hanno mai ottenuto un contributo per i loro impianti idrici. 
Gerhard Lanz (SVP) ha sottolineato che il tema dell’acqua riguarda tutti: se si vuole tutelare l’ambiente, è giusto prendere un’iniziativa in questo senso.
Gli articoli sui canoni sono stati difesi anche da Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) che ha fatto riferimento a un cambiamento in corso: ormai è consolidata, anche a livello europeo, la convinzione che l’acqua, bene comune e risorsa scarsa, non è gratis: “Anche se un ruscello passa nel mio terreno, l’acqua non è mia, ma è una risorsa pubblica il cui uso va regolato”. Per questo è fondamentale definire le regole delle concessioni, e anche un piccolo contributo per l’utilizzo di un bene comune. Da tempo si attende di introdurre queste norme, ora è il momento di farlo. In quanto al tema proposto da Urzì, c’è da rilevare anche la caccia al termine “territoriale”, che la STF con una serie di emendamenti vuole sostituire ovunque con “etnico”. Si pensi se in Europa si sapesse che si è discusso per tre quarti d’ora della dicitura “Alto Adige”! È necessario prendere una decisione una volta per tutte sulla base dello Statuto: una volta presa una decisione, la maggioranza non deve lasciarsi trascinare in queste polemiche. In quanto al termine “etnico”, il peso ideologico del linguaggio va disinnescato: la convivenza passa anche attraverso il disarmo del linguaggio; evidentemente c’è chi lo vuole riarmare.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha ripreso la parola per ribadire che la direttiva descrive dettagliatamente come rilevare dove c’è una situazione idrica problematica e dove no, e di conseguenza dove introdurre i canoni. C’è differenza nell’utilizzo dell’acqua in un’area arida o in una zona come la provincia di Bolzano, ed è per questo che la direttiva prevede un’analisi. Egli ha fatto riferimento anche all’agricoltura biologica e al nuovo articolo sulle sanzioni.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha riferito che da un confronto avvenuto risulta che anche gli agricoltori biologici ritengono in ordine le disposizioni. In quanto alle sanzioni, più che l’entità è importante l’ampiezza della casistica dei comportamenti da sanzionare: se si confronta l’articolo attuale con quello precedente, esso risulta molto più ampio nell’individuare i comportamenti scorretti, e questo è un passo avanti, più dei 100 € in più o meno della sanzione massima.
Il pres. Arno Kompatscher ha chiarito, in merito all’art. 4, che è recente la decisione dell’Ordine dei medici di chiedere la conoscenza dell’italiano per l’iscrizione, e ribadito che secondo l’articolo 99 dello Statuto la lingua tedesca è in Alto Adige lingua ufficiale al pari dell’italiano: “Su questo non ci devono essere dubbi: è un pilastro dell’Autonomia”. La direttiva UE va applicata anche nella provincia, dove però deve bastare la conoscenza di una delle due lingue ufficiali: questo si può disporre con legge provinciale, proprio in quanto c’è già una base offerta da Direttiva UE e Statuto. “Credo che il Governo italiano non si permetterà di impugnare questa legge: l’impugnazione sarebbe un grave affronto, e comunque non ci sarebbero problemi davanti alla Corte costituzionale”, ha detto Kompatscher, aggiungendo che si potrebbe pensare anche a una norma d’attuazione, che richiede però da 1 a 3 anni, mentre la legge provinciale non prevede l’obbligo dell’intesa. In quanto alla parola “territoriale”, l’Autonomia locale non è territoriale, ma ha lo scopo di tutelare lingua e cultura delle minoranze; questo non significa non essere per la convivenza pacifica. Nell’articolo 4 però si tratta effettivamente di una “particolarità territoriale”, ai sensi della sentenza della Corte costituzionale. La discussione sui termini giusti non finirà mai se non ci si accorda su un compromesso, così come la questione della toponomastica: “Il mio appello è di venirci incontro. io preferisco il termine “Sudtirolo”, ma nella Costituzione si parla di ‘Regione Trentino Alto Adige/Südtirol’ e di ‘Provincia autonoma di Bolzano’”. Ne è nato un acceso confronto con Urzì, richiamato dal pres. Noggler; Kompatscher ha infine invitato “a una discussione oggettiva e al superamento dei confini”. In quanto ai canoni idrici, questa norma definisce la base, i dettagli saranno definiti poi: l’utilizzo dell’acqua riguarda tutti.

Il passaggio alla discussione articolata è stato approvato con 25 sì 1 no e 5 astensioni.

L’articolo 1 riguarda l’Ufficio di Bruxelles. Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha presentato un emendamento per sostituire la parola “sistema territoriale altoatesino” con le parole “Provincia di Bolzano”, riferendo di aver cercato di capire cosa si intendeva col termine coinvolgendo anche la direttrice dell’ufficio a Bruxelles, la quale stessa era rimasta stupita: dal Duden risulta che la parola “Territorialsystem” ha origine dall’assolutismo e riguarda i rapporti stato-Chiesa. La responsabile ha detto che la parola da lei inizialmente scelta era stata “Stakeholder”. L’ufficio questioni linguistiche era favorevole alla modifica proposta. Dello Sbarba (Gruppo Verde), ribadendo l’esistenza di una guerra alla parola “territoriale” ha sottolineato che mentre nella versione tedesca si parlava di “Präsenz Südtirols”, parlare di “Provincia di Bolzano” con la “P” maiuscola ha un significato completamente diverso. Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) ha criticato la proposta, aggiungendo che con l’emendamento si garantirebbe l’esclusiva presenza della Giunta provinciale a Bruxelles, invece che una rappresentanza del territorio. Se si voleva essere” paranoici fino in fondo”, anche la parola Land andava sostituita con “Autonome Provinz Südtirol”: “È chiaro che si scivola su un piano ridicolo, ma la colpa è sempre di Urzì che è un provocatore e non sta zitto, anche se dico quello che pensano anche gli altri”. Egli ha quindi criticato il precedente intervento di Kompatscher, che richiamandosi a un compromesso intendeva togliere un pezzo di identità al gruppo italiano, e ricordato che lo statuto di Autonomia è già un compromesso. se non fosse stato approvato l’emendamento in commissione, non si sarebbe arrivati a questo punto.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen), sottolineando che i cittadini preferirebbero un confronto sui temi concreti, ha ammesso però che non si può richiedere la denominazione ufficiale solo per il testo italiano, e per il testo tedesco no.
Carlo Vettori (Lega Alto Adige Südtirol) ha dato ragione a Dello Sbarba: “provincia” deve essere scritto minuscolo, se no è riduttivo e vanifica lo scopo della legge. Urzì ha ribadito che a Vettori non poteva sfuggire la volontà di cancellare la parola Alto Adige dal testo di legge: “Presumo che ve ne accorgete, ma non ve ne frega un cazzo”.
Il pres. Arno Kompatscher, pregando il presidente del Consiglio di richiedere un linguaggio più corretto, ha evidenziato che in quanto presidente della Provincia egli si era impegnato moltissimo, la scorsa legislatura, nella questione della toponomastica, per non svolgere più queste discussioni: questo era stato da più parti ostacolato. In quanto al termine “sistema territoriale”, si intende l’Alto Adige nel suo complesso, non solo le istituzioni. Il dibattito in corso è il risultato del fatto che non si è ancora riusciti a trovare tutti insieme una soluzione. L’emendamento per la Giunta va bene, ma “provincia” deve essere scritto piccolo. Carlo Vettori (Lega Alto Adige Südtirol) ha riferito che nella Treccani accanto al termine “altoatesino” c’è anche il termine “sudtirolese”, aggiungendo che per lui “Alto Adige” e “provincia di Bolzano” sono sinonimi. L’emendamento, con “provincia” minuscolo, è stato approvato con 16 sì, 9 no e 5 astensioni.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) ha chiesto allora a Vettori di chiarire da che parte stava la componente italiana in Giunta, rilevando una discrepanza tra quanto dichiarato e il voto; in ogni caso, egli aveva accettato la cancellazione della parola Alto Adige. In quanto al compromesso richiamato, esso è stato già trovato nello statuto. La maggioranza si regge su 4 voti, bisogna avere il coraggio di farli valere, e agire con azioni coerenti e conseguenti; si accettava la cancellazione delle parole “Alto Adige” e altoatesini, ignorando però che lo Statuto anche per il tedesco prevede “Autonome Provinz Bozen”, e non “Südtirol”. L’articolo 1 è stato approvato con 27 sí, 1 no e 1 astensione.
L’articolo 2 riguarda gli esperti nazionali distaccati. Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) ha sottolineato la stranezza che una provincia si possa presentare a Bruxelles con i suoi “esperti nazionali”, pur essendo questa una definizione europea. L’articolo è stato approvato con 28 sí e 2 no.
Approvato senza discussione l’articolo 3 con disposizioni sull’assistenza scolastica.
L’articolo 4 riguarda ordini e collegi professionali.  Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto con due emendamenti di sostituire le parole “specificità territoriali” con “specificità etniche” e, invece che “delle minoranze linguistiche” le parole “del gruppo linguistico tedesco e ladino”, come previsto dallo Statuto. Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore), ha condiviso la prima proposta specificando che nel riconoscere la propria identità va riconosciuta anche quella dell’altro. Ha poi però allargato il discorso al fatto che le identità sono in movimento, e che in un territorio plurilingue non ha senso rinchiudersi nel tema delle etnicità come gabbia. Per queste ragioni, la parola “territoriali” non andava modificata.
Gerhard Lanz (SVP) ha fatto riferimento al contenuto della legge, sostenendo che se si vuole modificare ogni parola sarà impossibile procedere. Se Urzì chiede rispetto, deve darlo.
Il pres. Arno Kompatscher ha respinto il primo emendamento, perché le parole “specificità territoriali” riprendono quelle della sentenza della Corte costituzionale. A Urzì ha detto che non si intende giudicare sulla base di criteri etnici, ma si intende garantire a tali gruppi la possibilità di far valere i propri diritti. L’emendamento 1 è stato respinto con 2 sì, 26 no e 2 astensioni, anche il secondo emendamento è stato respinto. Alessandro Urzì (L’alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha individuato nella legge una strada sbagliata per risolvere il problema dell’iscrizione agli ordini professionali, mentre Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha annunciato sostegno pur non essendo d’accordo con quanto detto da Kompatscher: quella tedesca e quella ladina sono in Sudtirolo maggioranza, non minoranza, ed è per questo che nella legge si deve parlare non di “minoranze” ma di “gruppi linguistici”. Franz Ploner (Team Köllensperger) ha fatto riferimento alla direttiva europea 2005/36/CE, che prevede che le persone la cui qualifica professionale è stata riconosciuta debbano avere le conoscenze linguistiche necessarie per l’iscrizione nell’ordine professionale del Paese membro, tali conoscenze quindi non devono essere dimostrate ex ante. La domanda è se lo devono fare l’ordine dei medici, e in che forma: una norma d’attuazione potrebbe definire definitivamente le cose. Andreas Leiter Reber (F) ha annunciato voto favorevole, anch’egli però ha aggiunto che c’è bisogno di una norma d’attuazione: cosa succede, per esempio, se un medico iscritto in Alto Adige vuole poi esercitare a Verona? Il pres. Arno Kompatscher ha spiegato che la norma finalmente chiarisce che non è obbligatorio conoscere l’italiano. Questo non ha nulla a che fare con il riconoscimento del titolo professionale. Adottando la direttiva europea, l’Italia non aveva specificato che in Alto Adige il tedesco è parificato all’italiano. In quanto alla territorialità, non si parla di “autonomia territoriale” ma di “scpecificità territoriale”, che è tutta un’altra cosa. L’articolo 4 è stato accolto con 29 sì e 1 astensione.
Gli articoli dal 5 al 7 sono stati approvati senza discussione né modifiche.
L’articolo 8 riguarda gli scopi del canone idrico. Franz Locher (SVP) ha sottolineato che gli agricoltori non “consumano” ma “utilizzano” le risorse idriche, che vengono restituite alla natura. L’agricoltura dà i frutti sani che arrivano poi sul piatto di tutti, pertanto l’assessore competente si deve impegnare affinché il canone idrico resti tollerabile, altrimenti in alcune zone ci sarebbe stato un costo di 6/7 € per metro cubo, molto pesante. Locher ha invitato l’assessore a seguire bene quest’ambito, ribadendo il contributo dell’agricoltura. L’articolo è quindi stato approvato con 25 sì e 3 astensioni.
Approvati senza discussioni né modifiche gli articoli dal 9 e 10.
L’articolo 11
riguarda il canone idrico. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha rilevato che al comma 4 la parola “o” poteva indurre in confusione gli uffici al momento del calcolo del canone. L’ass. Arnold Schuler ha chiarito che non ci sono situazioni, nella prassi, dove si possono mescolare i diversi fattori, e Dello Sbarba ha ritirato l’emendamento. L’articolo è stato approvato con 20 sì, 1 no e 8 astensioni.
Approvato senza discussione l’articolo 12.
L’articolo 13 riguarda la concessione dei contributi. Gerhard Lanz (SVP) ha ritenuto più corretto indicare che sono gli uffici competenti dell’amministrazione provinciale, e non solo quello della Ripartizione Agricoltura, competenti per la concessione dei contributi. L’ass. Arnold Schuler ha accolto la proposta e l’emendamento è stato approvato (25 sì, 4 ast.), cosí come l’articolo: 25 sì, 3 ast.
Approvati senza discussione gli articoli 14 a 19.

Non essendoci di dichiarazione di voto, il dlp 30/19 è stato posto in votazione e approvato con 24 sì, 1 no e 5 astensioni.

La sessione di lavori di ottobre è terminata.

(MC)