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Prerogative e doveri

Prerogative dei consiglieri/delle consigliere provinciali

Anche nei confronti dei componenti del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano opera la regola, tipica della democrazia rappresentativa, desumibile dall'articolo 67 della Costituzione e tecnicamente definita "divieto di mandato imperativo". Questo divieto sta a indicare che il consigliere provinciale/la consigliera provinciale, in quanto rappresentante dell'intera popolazione della provincia di Bolzano e non solo dei propri elettori/delle proprie elettrici o comunque di gruppi di interesse o di pressione variamente configurabili, non può ricevere né dagli uni né dagli altri indicazioni circa il modo in cui deve svolgere il suo mandato, ma è libero/a e indipendente, anche se comprensibilmente sarà portato/a a farsi carico in particolare delle esigenze e dei bisogni del suo elettorato.
Dal divieto di mandato imperativo discende la non responsabilità politica dei consiglieri/delle consigliere provinciali nel corso della loro permanenza in carica. Nell'ordinamento giuridico mancano infatti gli strumenti per far valere la loro responsabilità politica (mediante, ad esempio, la revoca del mandato).
I consiglieri/Le consigliere provinciali, così come i parlamentari, godono inoltre della cosiddetta insindacabilità in base alla quale non sono chiamati/e a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni. La ragione di tale garanzia personale prevista per ogni consigliere/a quando esercita la sua funzione (non solo nelle aule del Consiglio, ma anche nella società) è ovvia: si vuole garantire al consigliere/alla consigliera la più ampia libertà di valutazione e decisione nell'esercizio del mandato, senza il timore che un'opinione espressa o un voto dato possa comportare delle responsabilità (civili, penali, amministrative, disciplinari, patrimoniali). Tale insindacabilità permane, per ovvi motivi, anche alla scadenza del mandato.
I consiglieri/Le consigliere provinciali percepiscono un'indennità fissata con legge (attualmente ancora con la legge regionale 26 febbraio 1995, n. 2). Il fine dell'indennità e degli altri emolumenti previsti è da un lato quello di salvaguardare l'indipendenza economica del consigliere/della consigliera (mettendolo/la al riparo da suggestioni o pressioni che potrebbero pervenirgli/pervenirle dall'esterno) e, dall'altro, quello di consentire agli eletti/alle elette di esercitare il loro mandato in modo per così dire professionale e continuativo, dedicando al lavoro in Consiglio provinciale (e in Consiglio regionale, visto che i consiglieri/le consigliere provinciali rivestono anche la carica di consiglieri/e regionali) la maggior parte del loro tempo.

Doveri dei consiglieri/delle consigliere provinciali

I consiglieri/Le consigliere provinciali non godono soltanto di prerogative o di diritti, ma hanno anche obblighi e doveri che derivano da specifiche statuizioni contenute nello Statuto speciale e in particolare nel regolamento interno del Consiglio che è il complesso di norme e regole che disciplinano l'attività del Consiglio provinciale e dei suoi organi.
Il primo dovere del consigliere provinciale neoeletto/della consigliera provinciale neoeletta, almeno in ordine temporale, è quello di prestare il giuramento prescritto. Il giuramento (il consigliere/la consigliera giura di essere fedele alla Costituzione) è infatti condizione indispensabile per l'esercizio delle funzioni di consigliere/a. Il giuramento va prestato normalmente nella prima seduta del Consiglio dopo le elezioni. Se per giustificato impedimento un consigliere o una consigliera non ha giurato nella prima seduta, il giuramento viene prestato successivamente in occasione della sua prima partecipazione ai lavori del Consiglio.
Il consigliere/La consigliera provinciale ha poi l'importante dovere di partecipare a tutte le sedute del Consiglio e degli altri organi di cui sia stato chiamato/stata chiamata a fare parte. Nel caso non possa intervenire a qualche riunione, per motivi personali o per adempiere ad altri compiti istituzionali, ha l'obbligo di giustificare la sua assenza informandone preventivamente il/la presidente del Consiglio o dell'organo interessato (p.es. commissione).
Diversi altri doveri possono essere accomunati con il termine "doveri di comportamento": sono doveri volti ad assicurare l'ordine durante le sedute del Consiglio provinciale e dei suoi organi e a garantire ai consiglieri/alle consigliere di poter esercitare liberamente i propri diritti. Ed è per questo che il regolamento interno del Consiglio sancisce il dovere di tenere sempre un comportamento decoroso e adeguato al prestigio dell'istituzione e il divieto di turbare l'ordine delle sedute, provocare tumulti o disordini, trascendere a oltraggi o addirittura a vie di fatto nonché di usare, verbalmente o per iscritto, parole sconvenienti o ingiuriose.
Quali sanzioni sono previste a carico dei consiglieri/delle consigliere che trasgrediscono questi obblighi e doveri?

  • Un primo tipo di sanzione è correlato con il dovere di avvisare il/la presidente di una commissione ogni qualvolta un consigliere/una consigliere non possa partecipare a una riunione. La sanzione prevista è la decadenza dalla carica di componente della commissione dopo tre assenze consecutive ingiustificate. Questa sanzione non è prevista però nei casi di assenza ingiustificata, anche ripetuta, dalle sedute del Consiglio provinciale, in quanto l'investitura è avvenuta per volontà degli elettori e delle elettrici e pertanto solo a questi/queste il consigliere/la consigliera risponde del proprio operato.
  • Altre sanzioni possono essere applicate direttamente dal/dalla presidente del Consiglio ai consiglieri/alle consigliere che violano una delle norme del regolamento interno poste a garanzia del mantenimento dell'ordine durante le sedute. Tali sanzioni sono: il richiamo del consigliere o della consigliera all'osservanza dei tempi di intervento o dell'argomento in discussione nel caso l'oratore/l'oratrice non rispetti i limiti di tempo stabiliti o divaghi dal tema (dopo due richiami infruttuosi il/la presidente può togliere la parola all'oratore/all'oratrice) e il richiamo del consigliere/della consigliera, nominandolo/a per nome, nel caso l'interessato/a disturbi il regolare svolgimento della seduta interrompendo l'oratore/l'oratrice, conversando con altri consiglieri/altre consigliere o comunque assumendo comportamenti che disturbano il buon andamento dei lavori. Qualora un consigliere/una consigliera nonostante due richiami persista nel turbare l'ordine della seduta, il/la presidente del Consiglio deve disporne l'esclusione dall'aula per tutto il resto della seduta e, in casi particolarmente gravi, infliggergli/le la censura. Tali provvedimenti possono essere adottati anche indipendentemente da precedenti richiami, qualora il consigliere/la consigliera provochi tumulti o disordini ovvero scenda a vie di fatto. La censura comporta il divieto di accesso all'aula consiliare per la seduta successiva e per un altro numero di sedute consecutive stabilito dal Consiglio, complessivamente comunque non superiore a quattro.

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