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Fase di decisione

La fase di discussione si conclude con l'esaurimento della lista dei consiglieri iscritti/delle consigliere iscritte a parlare. Il/La presidente dà allora ancora la parola al/alla rappresentante della Giunta provinciale e/o al presentatore/alla presentatrice del documento in discussione per l'eventuale replica.
Esaurita anche questa eventuale fase interlocutoria, che formalmente appartiene ancora alla fase di discussione, si passa alla fase di decisione, cioè all'accertamento della posizione dell'assemblea in ordine al documento ovvero alla proposta in esame.
Prima della votazione in taluni casi, come nel caso dell'esame di disegni di legge ovvero di altri documenti la cui procedura di esame segue quella dei disegni di legge, i consiglieri/le consigliere possono ancora prendere la parola per le cosiddette dichiarazioni di voto. In esse i consiglieri/le consigliere spiegano la posizione che intendono assumere nella votazione che seguirà: favorevole, contraria, di astensione, di non partecipazione alla votazione.
Esaurite le eventuali dichiarazioni di voto, ove previste, il Consiglio procede alla votazione.
Condizione imprescindibile di validità di ogni deliberazione consiliare è che il Consiglio provinciale sia in numero legale per deliberare. Questo numero legale è costituito, secondo quanto stabilito dall'articolo 64 della Costituzione, dalla maggioranza assoluta dei/delle componenti dell'assemblea, cioè, nel caso del nostro Consiglio, da 18 consiglieri/consigliere. Per lunga consuetudine parlamentare - e l'articolo 81, comma 1, del regolamento interno del Consiglio provinciale riprende espressamente questa consuetudine - il numero legale nelle sedute del Consiglio (non in quelle delle commissioni) è presunto e non viene pertanto accertato d'ufficio prima di ogni votazione. Ogni consigliere/consigliera può però richiedere dopo che il/la presidente ha dichiarato chiusa la discussione e prima dell'annuncio della votazione da parte dello stesso/della stessa, la verifica del numero legale. In caso di mancanza del numero legale, il/la presidente sospende la seduta fino a un massimo di un'ora o la toglie. Alla ripresa della seduta dopo la sua sospensione ovvero fine per mancanza del numero legale, scatta nuovamente la suaccennata previsione regolamentare, cioè che si presume che il Consiglio sia nuovamente in numero legale per deliberare. Il regolamento interno contiene poi delle precise disposizioni in ordine al conteggio, ai fini della determinazione del numero legale, dei consiglieri/delle consigliere richiedenti la verifica del numero legale, dei consiglieri/delle consigliere richiedenti la votazione per appello nominale ovvero per scrutinio segreto, ancorché non partecipanti alla rispettiva  votazione, nonché dei consiglieri/delle consigliere che in occasione di una votazione per appello nominale o per scrutinio segreto, pur essendo presenti in aula in occasione del secondo appello, non partecipino alla votazione. La verifica del numero legale non è un procedimento a sé stante ma avviene, qualora richiesta, in sede di computo dei voti espressi nella votazione sul documento ovvero la proposta in esame.
In sede di votazione i consiglieri/le consigliere manifestano la propria volontà votando "si", "no" o astenendosi. Le votazioni sono palesi per alzata di mano, orali per appello nominale o segrete mediante utilizzo dell'impianto elettronico (questo sistema non è stato ancora attivato) o la consegna della scheda di votazione.
Il normale regime delle votazioni consiliari è il voto per alzata di mano che garantisce visibilità al mandato parlamentare come forma di trasparenza e di controllo da parte del corpo elettorale della vita politica in generale e dei singoli eletti/delle singole elette in particolare. Nelle commissioni la votazione per alzata di mano è l'unico sistema consentito, a parte il caso dell'elezione delle cariche interne (presidente, vicepresidente e segretario/a) che avviene per scheda. Il/La presidente utilizza delle formule classiche tipo "chi è favorevole alzi la mano", "chi è contrario?", "chi si astiene?". I segretari questori/le segretarie questori collaborano nel conteggio dei voti e quindi il/la presidente procede alla proclamazione del risultato. Qualora sussistano dubbi in merito all'esito della votazione effettuata per alzata di mano, può essere richiesta, immediatamente dopo la proclamazione del risultato, la ripetizione della stessa. Ove il/la presidente dovesse avere dei dubbi anche sul risultato della seconda votazione, si procede alla votazione per appello nominale.
La regola ordinaria della votazione per alzata di mano è derogabile a richiesta qualificata di almeno tre consiglieri/e, a favore della votazione per appello nominale. Tale tipo di votazione ha luogo con l'appello dei consiglieri/delle consigliere in ordine alfabetico, cominciando dal consigliere/dalla consigliera corrispondente al numero estratto a sorte dal/dalla presidente. Prima dell'avvio dell'appello nominale, effettuato di norma da un segretario questore/da una segretaria questora, il/la presidente illustra il significato delle espressioni di voto in ordine al documento o alla proposta posta in votazione. Ogni consigliere/a chiamato/a esprime quindi ad alta voce il suo voto (sì, no, astenuto/a) ovvero dichiara di non partecipare alla votazione. Esaurito il primo appello si procede a un nuovo appello dei consiglieri/delle consigliere che non sono stati/e presenti al primo appello o non hanno risposto allo stesso. Nella votazione per appello nominale la verifica del numero legale prescritto per la validità della deliberazione (maggioranza assoluta dei componenti del Consiglio) avviene automaticamente con il computo dei/delle partecipanti alla votazione, cifra a cui si aggiunge, come sopra esposto, il numero di coloro che hanno chiesto l'appello nominale - qualora non abbiano partecipato alla votazione - nonché di coloro che pur non avendo votato sono comunque presenti in aula. Esiste un unico tipo di atto politico per il quale la votazione per appello nominale è prescritta d'ufficio. Quest'atto è la mozione di sfiducia contro la Giunta provinciale, l'ufficio di presidenza del Consiglio o singoli componenti dei medesimi. Le ragioni di questa previsione regolamentare stanno nel particolare rilievo politico che riveste una mozione di sfiducia e la correlata manifestazione di volontà, che richiede che l'espressione della volontà di ogni consigliere/a, e quindi anche le connesse responsabilità individuali, risultino palesi dinanzi al corpo elettorale.
La regola ordinaria della votazione per alzato di mano è, per ultimo, derogabile, a richiesta qualificata di cinque consiglieri/e, a favore della votazione a scrutinio segreto. In presenza di una contestuale richiesta di votazione per appello nominale, prevale quella di votazione a scrutinio segreto. La votazione a scrutinio segreto avviene o per scheda o tramite l'impianto elettronico. Di questi due sistemi nel Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano trova applicazione attualmente soltanto quello della votazione per scheda, per cui di seguito ci si soffermerà soltanto sulle modalità di svolgimento di detta votazione. La votazione inizia con la consegna a ogni consigliere/consigliera di una scheda su cui esprimere il proprio voto barrando la casella apposta in corrispondenza di uno dei voti previsti (sì o no) ovvero lasciando in bianco la scheda prestampata (la consegna di una scheda bianca equivale al voto di astensione). Successivamente un segretario questore/una segretaria questora chiama i consiglieri/le consigliere in ordine alfabetico, i/le quali depongono la schede nell'apposita urna collocata al centro dell'aula consiliare. Esaurito il primo appello si procede con un secondo, chiamando quei consiglieri/quelle consigliere che non sono risultati/e presenti/e al primo. I segretari questori/le segretarie questori tengono nota dei consiglieri/delle consigliere che partecipano alla votazione, procedono allo spoglio delle schede, riportano il risultato della votazione su un apposito modulo che, debitamente controfirmato, viene consegnato al presidente/alla presidente, il/la quale procede alla proclamazione del risultato della votazione. Se si tratta di eleggere, nominare o designare una persona la votazione per scheda è obbligatoria: in questo caso il consigliere/la consigliera scrive sulla scheda il nominativo di uno o più candidati a seconda del numero di voti di preferenza esprimibili. Anche nella votazione per scrutinio segreto la verifica del numero legale richiesto per la validità di una deliberazione del Consiglio, ossia la presenza della maggioranza assoluta dei/delle componenti del Consiglio, avviene, così come nella votazione per appello nominale, automaticamente con la conta dei partecipanti alla votazione, cifra a cui si aggiunge il numero di coloro che pur non avendo partecipato alla votazione, erano comunque presenti in aula in occasione del secondo appello.
Oltre al quorum strutturale, cioè al numero minimo di componenti del Consiglio, che devono partecipare alla votazione (salvo diverse prescrizioni trattasi della maggioranza assoluta dei consiglieri/delle consigliere), nelle decisioni del Consiglio assume naturalmente grande rilevanza il cosiddetto quorum funzionale, cioè il numero di voti necessario per la validità di una determinata decisione. Al riguardo l'articolo 82 del regolamento interno del Consiglio prevede che "ogni deliberazione del Consiglio è valida quando i voti favorevoli prevalgono sui contrari, a eccezione delle materie e dei casi in cui sia prescritta una maggioranza diversa. In caso di parità di voti la proposta si intende respinta." La stessa regola vale anche per le commissioni, con la particolarità che in queste in caso di parità di voti viene data prevalenza al voto del/della presidente di commissione. In Consiglio, invece, la parità di voti implica la non approvazione della proposta (salvo nelle decisioni del Consiglio adottate nell'ambito del procedimento di convalida degli eletti/delle elette, ove in caso di parità di voti, si intende adottata la decisione più favorevole all'eletto/a). Pertanto gli astenuti non entrano nel calcolo della maggioranza necessaria per l'approvazione di una proposta. Questa è una regola tipica delle procedure parlamentari, applicata anche nella Camera dei Deputati, che discende da una certa interpretazione dell'articolo 64 della Costituzione.
In base a questa interpretazione l'astenuto non è un rinunciatario (al contrario di chi dichiara di non partecipare alla votazione o di chi, prima della votazione, lascia l'aula), egli manifesta piuttosto una posizione intermedia, di semiconsenso o di non completo dissenso, la cui concreta incidenza sull'esito finale dipende dagli schieramenti  in campo, dagli schieramenti cioè dei favorevoli e dei contrari alla proposta. Il consigliere/la consigliera che intende astenersi da una parte non si oppone che l'assemblea possa deliberare, dato che concorre a formare il numero legale, dall'altra con il suo voto di astensione non incide però, se non solo indirettamente, sulla formazione della volontà dell'assemblea. Questo sistema di calcolo della maggioranza richiesta per l'approvazione di una proposta fa sì che in presenza di un massiccio numero di astensioni tra i consiglieri/le consigliere presenti/e e quindi votanti, una proposta possa essere approvata anche un numero assai limitato di voti favorevoli, sempreché questo sia superiore a quello dei voti contrari.