Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 04.07.2019 | 17:55

Lavori Consiglio: Zone sensibili libere dal lupo

Approvata una mozione dei conss. Locher, Noggler e Vallazza (SVP) al fine di mantenere libere dai lupi le zone sensibili dell’Alto Adige. La prima sessione di lavori di luglio è terminata. Domani non ci sarà seduta.

Franz Thomas Locher (SVP) ha presentato oggi la mozione n. 114/19: No ai lupi in Alto Adige, co-firmata da Josef Noggler e Manfred Vallazza, con la quale si ricordava che  i primi lupi erano stati avvistati in Alto Adige 7 anni fa, e che nel frattempo si sono formati anche branchi, e che essi continuano però anche a muoversi da soli, attaccando selvaggina e bestiame.  Con misure di prevenzione si cerca di proteggere gli animali da pascolo dagli attacchi dei grandi predatori, ma le misure di protezione con cani da pastore sono difficilmente attuabili nelle zone montane e le recinzioni di protezione rovinano il paesaggio,  inoltre i recinti elettrificati non fermano il lupo, tanto che a Mules alcune settimane fa sono state sbranate complessivamente 11 pecore. È certo che nei prossimi anni la popolazione di lupi aumenterà notevolmente, il che comporterà un sempre maggiore conflitto tra lupi e animali da allevamento; 133.500 ettari di terreno da pascolo, ovvero il 15% del territorio provinciale, sono suddivisi in 1700 alpeggi, di cui 1300 sono utilizzati regolarmente per far pascolare 90.000 capi di bestiame, quindi il ritorno del lupo mette a repentaglio la conservazione  del paesaggio. Ai sensi della direttiva Habitat, il lupo è classificato come specie animale di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa, mentre per determinate zone è definito come specie animale di interesse comunitario, il cui prelievo nella natura potrebbe formare oggetto di misure di gestione: l'articolo 16 della direttiva Habitat permette agli Stati membri di emanare regolamentazioni in deroga al fine di prelevare in via straordinaria i lupi, nel rispetto di determinate condizioni. Facendo riferimento al fatto che nel 2017 la Commissione dei 12 aveva trovato l'accordo su una norma di attuazione per trasferire la competenza in materia di orso e lupo alla Provincia, il proponente ha chiesto di incaricare la Giunta (1) di classificare le zone montane e gli alpeggi dell'Alto Adige come zone sensibili in modo da tutelare l'allevamento e l'alpicoltura tradizionali e conservare il paesaggio e la biodiversità; (2) di elaborare un piano di gestione che preveda di mantenere libere dalla presenza del lupo le zone sensibili; (3) di attuare tutte le misure necessarie per autorizzare la Provincia a regolamentare autonomamente il prelievo di lupi e ibridi; (4) di trasferire alla Provincia l'adozione di tutte le misure volte all'attuazione degli obiettivi citati. L'obiettivo deve essere quello di non avere lupi nelle zone sensibili della nostra provincia.

Due gli emendamenti presentati. Il primo, di Manfred Vallazza (SVP), proponeva di modificare il titolo in “Mantenere libere dai lupi le zone sensibili dell’Alto Adige”: è stato accettato dal dal presentatore, al contrario del secondo, proposto da Peter Faistnauer (TK), che intendeva inserire nella mozione l’obbligo di dire finalmente la verità alla popolazione altoatesina su quale sia la competenza della provincia di Bozano in materia di lupi e di prevedere che tutte le spese per le misure a tutela degli animali da allevamento venissero coperte al 100% dalla mano pubblica: la percentuale ora risarcita è del 70%.

Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha riferito che al contrario di quanto segnalato nelle premesse non ci sono branchi di lupi in alto Adige, anche se ce ne sono stati di passaggio. Sarebbe inoltre da indagare la quota di esemplari ibridi in tali branchi; inoltre, i recinti possono di fatto fermare il lupo, anche se non al 100%. Dalla sua esperienza in montagna, ha ricordato il consigliere contestando i numeri a scopo allarmistico portati nelle premesse, ricorda che le pecore muoiono per anche incidenti e altri motivi. Oggi si dice che il lupo sbrana la selvaggina, ma proprio ieri ci si lamentava che essa era troppa: qui c’è qualcosa che stride.
Manfred Vallazza (SVP) ha ritenuto urgente dare dei segnali, a partire dal lupo che crea i danni maggiori, e sottolineato la morte atroce cui vanno incontro gli animali sbranati dai lupi. Ha ribadito che i lupi non vanno bene in Alto Adige, e che si farà il possibile per ottenere la competenza per gestire in quest’ambito il territorio. Se si mettono a rischio gli alpeggi si mettono a rischio il paesaggio, il turismo e l’economia.
Diego Nicolini (5 Stelle) ha negato che lo stato fosse rimasto inerte, perché il min. Costa ha elaborato il Piano Lupo in 22 punti proprio a questo scopo. Ha aggiunto che la convivenza tra lupo, animali d’allevamento, pastorizia ed economia in Isvizzera è possibile: evidentemente si mira a cavalcare il tema lupo per avere la competenza su caccia e ambiente, mentre essa dovrebbe restare statale ed europea. Ha quindi consigliato ai proponenti di leggere bene il Piano Lupo.
Myriam Atz Tammerle (STF) ha ricordato gli sbranamenti a Mules e i sopralluoghi fatti con i contadini, dove aveva rilevato che ri recinti sembrano più per le persone che per gli animali. Anche far uscire gli animali col pensiero che qualche capo non torni è problematico: gli agricoltori non possono più dedicarsi al lavoro nei campi intranquillitá, e le famiglie contadine hanno paura per i bambini. Si è aspettato giá troppo: bisogna agire ora, senza aspettare misure naionali o europee.
Rita Mattei (Lega Alto Adige Südtirol) ha detto di aver partecipato a varie manifestazioni e riunioni sul tema, da cui aveva capito che i cittadini erano davvero ignari di quanto accadeva in quota. La questione dei grandi predatori è anche per questo un problema pratico e politico: il territorio altoatesino ha una densità di popolazione umana e faunistica maggiore a quella del normale habitat del lupo, c’è inoltre una grande abbondanza di prede, e mancando predatori naturali del lupo queszo potrebbe andare oltre il limite. Non va dimenticato il ruolo fondamentale di cura dell’ambiente che svolgono i contadini di montagna, anche se non è vero che non è stato fatto nulla dal Governo, perché il min. Salvini è intervenuto con una circolare. Giusto è che il Consiglio dia un segnale politico molto chiaro.
Andreas Leiter Reber (Die Freihietlichen) ha sostenuto che non è vero che la provincia di Bolzano è l’unica che non sa gestire il problema, perché esso è diffuso e sentito in tutta Europa. Dove c’è il pascolo annuale per le renne, nella Svezia meridionale, è stato ottenuta la qualifica di zona sensibile, quindi questo dovrebbe essere possibile anche in Italia. Bisogna provare ad ottenere la competenza a vari livelli, anche tramite contatti con altre Regioni.
Carlo Vettori (Lega Alto Adige Südtirol) ha ritenuto che la mozione andasse incontro alla parte della popolazione messa in condizione, con una politica della Provincia di Bolzano di cui essere orgogliosi, di non lasciare le zone di montagna. Dall’incontro tra capigruppo e contadini è emerso che se non viene data loro una mano essi saranno costretti ad abbandonare la montagna, che mantengono così bella e viva grazie a un pesantissimo lavoro fisico. Anche Vettori ha fatto riferimento al pericolo esistente per i bambini di queste famiglie, e ha invitato a sostenere la mozione per poi muoversi a livello regionale con Trento e poi a livello di Euregio.
Anche Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha ricordato l’incontro con i contadini, da cui era emerso il messaggio: “No alle strumentalizzazioni col lupo”. Era quindi necessario dire chiaramente di chi era la competenza, come chiesto da Faistnauer. Le premesse e alcuni punti del dispositivo sono condivisibili, ma sempre nell’ottica di riconoscere che la competenza è statale. Deve essere chiaro che l’obiettivo è mantenere il paesaggio e proteggere il territorio dal degrado.
Helmut Tauber ha chiarito che in posti con grande disponibilitá di territorio, come Canada e Russia, non c’è bisogno di interventi, ma qui è diverso. I tempi sono maturi per dare un segnale chiaro, anche per i contadini che devono poter lavorare nei loro masi e che svolgono un ruolo importante, anche in riferimento al settore turistico. In tre anni i lupi sono duplicati, non si può restare inerti, e le misure proposte finora sono troppo costose e faticose.
Gerhard Lanz (SVP) ha sottolineato che il panorama culturale sviluppatosi nei secoli in provincia di Bolzano non è compatibile con la presenza del lupo. I cani possono tutelare le greggi ma poi attaccano i turisti, e non è possibile nemmeno recintare tutto. La situazione dell’Alto Adige è diversa da quella del Canada, il territorio è abitato e lavorato, e di questo bisogna tenere conto.
L’ass. Arnold Schuler ha sottolineato che c’è un branco che si sposta tra Alto Adige e Trentino; è guidato da una lupa alpha dotata di chip e quindi  monitorata; in Italia si stima che un quarto della popolazione sia di ibridi; i recinti elettrici funzionano solo in parte, ma non sono una soluzione a fronte di un aumento della popolazione dei lupi. Tutti i Paesi europei coinvolti dal problema hanno emanato regolamentazioni all’abbattimento nel rispetto delle normative internazionali - come l’Accordo di Berna, tutti tranne l’Italia, che è quello che ha la popolazione maggiore, pari a 2-3.000 lupi. Ha ribadito che nel territorio italiano la periferia è abbandonata, al contrario di quanto avviene in Alto Adige. Con incontri a Bruxelles, a Vienna, a Roma, e con altre Regioni italiane, egli stesso ha cercato di attivare alleanze e trovare soluzioni, mentre quando Dorfmann cercò di attuare una risoluzione contro i lupi, i 5 stelle non la sostennero. La situazione non è più accettabile e ci vuole il coraggio di adottare certe misure. La presenza del lupo oltre un certo livello diventa problematica anche per la biodiversità. Locher ha ringraziato i colleghi che hanno sostenuto la mozione, compreso il partner di coalizione. A Staffler ha detto che si sarebbe atteso maggiore sensibilità, sottolineando che si possono mettere recinti dappertutto - ed è davvero singolare che li chiedano i Verdi - ma l’attivitá dei contadini è fortemente limitata. Forse anche a Nicolini è poco chiaro lo sforzo che fanno questi agricoltori per gestire i loro masi. Ha ricordato che il lupo non ha alcun predatore, e ringraziato Mattei e Vettori per la sensibilità verso le esigenze di chi abita la montagna.
La mozione, votata per parti separate, è stata approvata: le premesse con 22 sì e 7 no, il punto (1) con 27 sì, 1 no e 2 astensioni, la prima parte del punto (2) - “di elaborare un piano di gestione” - con 29 sí e 1 no e la seconda parte con 26 sì, 2 no e 2 astensioni, il punto (3) con 27 sì, 2 no e 1 astensione, il punto (4) con 27 sì, 2 no e 1 astensione, il (5) con 23 sì, 4 no e 2 astensioni. 

La prima sessione di lavori di luglio è terminata. Domani non ci sará seduta. Il Consiglio provinciale torna a riunirsi il 24, 25 e 26 luglio per esaminare l’assestamento del bilancio di previsione.

(MC)