Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 03.07.2019 | 17:02

Lavori Consiglio: educazione civica, madrelingua nella sanità

Mozioni di Team Köllensperger, Gruppo Verde.

Nel pomeriggio di oggi è ripresa in Consiglio provinciale la trattazione della mozione n. 38/19: Introduzione della materia di educazione civica e politica nelle scuole superiori nella Provincia Autonoma di Bolzano, già avviata il 15 maggio scorso. la proposta era stata modificata con emendamento portato dal presentatore Paul Köllensperger ins eguito a confronto con l’asessore Vettorato e l’intendente Gullotta: La richiesta era di impegnare la Giunta (1) a intervenire a favore di una celere introduzione dei contenuti legati all’educazione civica nelle scuole, affidando ai docenti dell’area disciplinare di diritto ed economia risorse e titolarità per l’implementazione della stessa, (2) a prevedere un curriculum centrale per garantire un’omogenea implementazione dell’insegnamento di contenuti legati all’educazione civica in tutta la provincia, capace di valorizzare anche le particolaritá del nostro territorio nel contesto europeo, e (3) a individuare alcuni istituti scolastici disponibili a una prima sperimentazione piölota per il prossimo anno scolastico. il presentatore ha sottolineato come, indipendentemente dall’esito della normativa statale in programma, la Provincia di Bolzano si sarebbe trovata pronta senza spese aggiuntive, nonché che molti sono gli insegnanti a disposizione, trattandosi di introdurre non una materia ma dei contenuti. Infine ha messo in relazione la proposta con la formazione politica prevista dalla legge sulla democrazia diretta.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha ritenuto che della proposta originale restasse ben poco, sottolineando che era opportuno prevedere una materia a sé stante, non contenuti inseriti qua e là, a seconda della disponibilità delle diverse scuole e dei diversi insegnanti. Inoltre resta aperta la domanda “chi si occupa della materia”, e l’insegnamento sfocia nel CLIL, basti pensare all’insegnamento del diritto italiano nella scuola tedesca.
Jasmin Ladurner (SVP) ha sottolineato l’importanza di promuovere la formazione politica, come da tempo richiesto dalla Junge Generation. L’importanza della partecipazione dei giovani alla vita politica è stata ampiamente dimostrata dal caso Brexit.
Secondo Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha ritenuto che la materia educazione civica sarebbe dovuta essere prevista in tutto il ciclo scolastico, non solo alle scuole superiori. Ha poi sottolineato il valore dell’ufficio per la formazione politica previsto dalla legge sulla democrazia diretta,  che favorisce la partecipazione di tutte le generazioni, chiedendo informazioni sulla sua istituzione,e appoggiato l’emendamento.
Il pres. Josef Noggler ha spiegato che ci sono diversi nuovi uffici in programma, compreso lo sportello antidiscriminazioni, e che quello per la formazione politica sarà considerato.
Magdalena Amhof (SVP) ha chiesto al presidente di impegnarsi in questo senso, sottolineando che anche alla SVP sta a cuore l’introduzione della materia educazione civica nelle scuole. Ha domandato poi se la mozione riguarda solo le scuole superiori o tutte le scuole, perché nell’emendamento non era specificato: si tratta comunque di uno strumento importante perché i giovani si possano confrontare con ciò che li circonda. Se si approva questa mozione bisogna però confrontarsi con gli interessati, ovvero scolari e scuole: per questo è opportuna un’audizione in prima commissione legislativa.
Helmut Tauber (SVP) ha sottolineato che l’educazione civica dovrebbe avere uno spazio adeguato a scuola, la quale ha anche il compito di formare i giovani per il mondo. tuttavia, forse è opportuno aspettare la legge nazionale. Positiva è l’idea di una audizione.
Secondo Andreas Leiter Reber l’intento della mozione è positivo, tuttavia si potrebbe intervenire già alle scuole elementari. Se si citano i docenti di diritto e autonomia, però le scuole elementari e medie sono escluse.
Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) ha ricordato l’approvazione all’unanimità, in Parlamento di una mozione che faceva riferimento anche all’educazione civica orientata alle peculiarità dei territori. Importante è un confronto anche con i territori confinanti, come Austria e Svizzera, e un confronto sul tema. Positiva è ogni iniziativa che coinvolge i giovani nella vita pubblica.
Peter Faistnauer (Team Köllensperger) si è espresso a favore.
A livello statale, ha detto l’ass. Philipp Achammer, si intende introdurre l’educazione civica in tutte le scuole, affidando l’incarico agli insegnanti di diritto ed economia dove essi ci sono. Se si approvasse la mozione, però, bisognerebbe introdurre la materia anche nelle scuole elementari e medie, ma questo non è possibile; presso i centri scolastici non ci sono tanti insegnanti a disposizione con le competenze necessarie. Nella scuola tedesca si può intervenire sulle materie trasversali, ma nella scuola italiana la situazione è diverso. La Provincia dovrà comunque attivarsi, dopo l’approvazione deIla legge nazionale, per adattarla alla situazione locale. L’assessore si è espresso per un’audizione nella prima commissione legislativa di tutti i soggetti interessati, per arrivare poi in Consiglio a una decisione trasversale. Ha quindi proposto l’elaborazione di un emendamento in questo senso, sottoscritto da tutti i partiti. Altrimenti, bisognerà votare contro, ma per motivi pratici e non politici, perché è impossibile portare alle elementari insegnanti di educazione civica. Paul Köllensperger ha evidenziato che fosse più facile, soprattutto per la scuola italiana, introdurre progetti piuttosto che una materia vera e propria, e ha proposto di sostituire il punto (3) con la proposta di audizione. La mozione riguarda solo la scuola superiore, ma solo perché lì ci sono gli insegnanti di economia e diritto: questo si può specificare nel punto (1), ma non si può ridurre il contenuto a un impegno per delle audizioni. L’ass. Achammer ha ritenuto problematica la parte della mozione che prevedeva la messa a disposizione di risorse, cosa che non si può fare da un momento all’altro. Il proponente ha quindi proposto un emendamento alla mozione, con il quale impegnava la Giunta (1) a intervenire a favore di una celere e traduzione  dei contenuti legati all'educazione civica nelle scuole superiori, affidando ai docenti dell'area disciplinare di diritto ed economia risorse disponibili e titolarità per l'implementazione della stessa; (2) a prevedere un curriculum centrale per garantire un'omogenea implementazione dell’insegnamento di contenuti legati all'educazione civica in tutta la provincia, capace di valorizzare anche le particolarità del nostro territorio nel contesto europeo; (3) ad organizzare audizioni ed incontri con persone ed uffici interessati, allo scopo di preparare l'introduzione dell'insegnamento dell'educazione civica e del curriculum centrale." Gerhard Lanz (SVP) ha sostenuto che ci aspettava la presentazione di una mozione trasversale, e che la proposta non tiene conto della situazione reale, per esempio trascura le scuole professionali. Bisogna prendersi del tempo per presentare una proposta globale e comune. Köllensperger ha ribadito che chi voleva avrebbe potuto firmare la proposta, egli non aveva nulla in contrario. Dopo una breve interruzione richiesta dal capogruppo SVP Lanz, la mozione è stata votata per parti separate: le premesse sono state respinte con 8 sì, 17 no e 3 astensioni, il punto (1) con 10 sì, 17 no e 2 astensioni, il punto (2) con 12 sí e 17 no. Approvato solo il punto (3) con 28 sì e 1 no.

Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha quindi presentato la mozione n. 49/19: Diritto alla madrelingua nel sistema sanitario. Sottolineando l’importanza della garanzia dell’uso della madrelingua in particolare in ambito sanitario, dove giá la comunicazione è difficile per via del linguaggio tecnico, la consigliera ricordava che secondo l’asessore il 10% del personale sanitario non ha il requisito del bilinguismo, e tra questi ci sono 343 medici. L’obbligo del patentino impedisce anche a medici da fuori, la cui presenza sarebbe preziosa, di venire in provincia: da opporunitá si trasforma quindi i barriera. Poiché il metodo applicato fino a oggi si è rivelato inefficace, bisogna cercare una soluzione pratica: quella proposta dal Gruppo Verde è di (1) inserire, nel percorso provinciale di formazione infermieristica, dei corsi facoltativi di interprete/traduttore che diano a infermiere e infermieri gli strumenti per farsi da tramite anche linguistico tra medico/a e paziente, quando necessario; (2) proporre nei programmi di formazione continua sanitaria dei corsi di interprete/traduttore specifici aperti a personale medico e infermieristico; (3) prevedere dei bonus (economici o di altro tipo) aggiuntivi riservati a chi frequenta i corsi sopracitati; (4) sul breve periodo inserire tra il personale ospedaliero la figura del/lla interprete a disposizione di quelle situazioni in cui il/la medico/a non sono in grado di comunicare nella lingua richiesta dal/la paziente; (5) prevedere un modo, possibilmente scritto, in cui il/la paziente possa espressamente dichiarare la lingua nella quale desidera essere informato/a e ricevere la documentazione scritta.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen), riconosce ndo a Foppa “le migliori intenzioni”, ha evidenziato che se in altri paesi si prevedono traduttori, essi vengono impiegato per lingue straniere, mentre in provincia di Bolzano ci sono due lingue ufficiali. Se si introduce questo principio, domani lo si potrá allargare alle Poste o agli uffici della provincia, e questo comporterebbe l’abbandono di bilinguismo e proporzionale, colonne dell’Autonomia.
Anche Maria Elisabeth Rieder (Team Köllensperger) ha fatto riferimento al diritto alla madrelingua garantito dallo Statuto, sottolineandone l’importanza in particolare in ambito sanitario. I problemi citati nella mozione sono reali, e acuti ins eguito alla mancanza di personale specializzato: la soluzione è far rientrare dall’estero il personale specializzato altoatesino. L’Azienda sanitaria fa a questo scopo delle costose campagne di reclutamento, ma poi chi manifesta il suo interesse viene lasciato solo: bisogna invece offrire loro un accompagnamento. Un altro intervento possibile è l’offerta di corsi linguistici al personale, magari con un’indennità. Studenti e studentesse della Claudiana devono saper comunicare nelle due lingue alla fine del percorso, ma infermieri e infermiere non devono diventare interpreti per i medici.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha evidenziato che se a Monaco è possibile impiegare interpreti, questo non è tollerabile in provincia di Bolzano, dove il tedesco è parlato dal 70% della popolazione e l’uso della madrelingua è garantito dallo Statuto. La realtà è che si tollerano medici che parlano solo italiano, mentre se un medico parla solo tedesco viene licenziato. Inoltre, una volta che ci sono gli interpreti - che dovrebbero essere tantissimi, per garantire un servizio h 24 - i medici non farebbero più sforzi per imparare il tedesco, senza contare che una traduzione di termini scientifici riguardanti patologie è sempre complicata. Bisogna fare in modo di trovare medici di lingua tedesca, rendendo più attraente la situazione in provincia in modo da farli rientrare. Knoll ha appoggiato il punto 5 della mozione, chiedendo votazione separata di ogni punto.
Magdalena Amhof (SVP) ha evidenziato l’importanza della garanzia dell’uso della madrelingua soprattutto in ambito sanitario, ma non è giusto aggiungere al carico formativo del personale sanitario anche competenze di interpretazione linguistica. Bisogna lavorare per promuovere il conseguimento della certificazione linguistica da parte degli interessati; anche perché la proposta di interpreti in tutti i settori in ospedale è di difficile attuazione pratica. Esistono già delle opportunitá formative per i medici: hanno successo e bisogna puntare su queste.
Il diritto all’uso della madrelingua non va messo in discussione, ha premesso Diego Nicolini (MOvimento 5 Stelle), tuttavia quanto previsto dalla mozione potrebbe attirare in provincia medici da fuori, anche rinomati. Essere aiutati nella traduzione in casi di emergenza e se necessario non è una tragedia, purché si possa usare la propria lingua. Il consigliere ha accolto i punti da 1 a 3, ma ha respinto gli altri due.
Secondo Carlo Vettori (Lega Alto Adige Südtirol) ha evidenziato che la mozione contrastava con le basi dello Statuto: chi lavora in una struttura della provincia di Bolzano deve fare un concorso, e per farlo deve rispettare dei requisiti, in primis il posseso del patentino e la conoscenza della seconda lingua. Il caposaldo della conoscenza della seconda lingua non può essere trascurato, approvare questa mozione significa infischiarsene dello Statuto e creerebbe un precedente pericolosissimo. Il traduttore inoltre dovrebbe avere competenze talmente specifiche da essere medico pure lui.
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde), cofirmatario, ha rilevato che la medicina è a servizio degli uomini, così come l’Autonomia. In una situazione ideale l’obiettivo, che si rincorre inutilmente da 50 anni, è avere medici bilingui, ma questo è impossibile da raggiungere. Si tratta semplicemente di eliminare barriere linguistiche, permettendo ai pazienti di beneficiare di una comunicazione medica valida. Non bisogna rimane ancorati a una situazione ideale: il problema c’è, e quella proposta è una soluzione pragmatica.
Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha replicato che la medicina è a servizio dell’uomo, ma l’Autonomia è a servizio della popolazione tedesca e ladina: se si rinuncia al diritto alla madrelingua, si puó buttare via lo statuto, perché si tornerebbe alla situazione pre-patentino, dove tutti i posti erano occupati da italiani e i sudtirolesi che avessero voluto esprimersi nella propria madrelingua si sarebbero dovuti portare un interprete. Se si apre a questa proposta, facilmente questa possibilità si estenderà anche ad altri uffici. La soluzione è che i medici imparino l’altra lingua.
Gerhard Lanz (SVP) ha ribadito le problematiche di autonomia politica, sottolineando però che il problema c’è e va risolto: bisogna spiegare ai medici che si trovano in una terra bilingue che richiede questa formazione. In quanto al punto 5, in una situazione di emergenza questo è difficile. Il bilinguismo non è una malattia e non fa male, l’obiettivo dev’essere che i dipendenti pubblici sappiano le due lingue.
Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha ribadito i rischi per l’Autonomia portati dalla mozione, che quindi non può essere accolta. Ha chiesto però all’assessore competente se è fattibile l’attivazione di uno sportello in ogni ospedale per la traduzione dei referti scritti, ribadendo che è compito della politica garantire un territorio attraente per i medici, in modo he facciano ritorno.
L’ass. Thomas Widmann, apprezzando la discussione, ha ritenuto in buona fede e in  parte realizzabile la proposta di Foppa. Ha ricordato poi la posisbilitá, data ai medici, di imparare la lingua in tre anni: la lingua è un pilastro dell’autonomia, ma se a seguito della carenza di medici e infermieri non è più possibile garantire l’assistenza sanitaria, è giusto prevederlo.Va sottolineato che a maggior parte dei medici senza patentino riesce comunque a comunicare con il paziente, ha aggiunto l’assessore, ritenendo problematica e ingiustificata, stante la domanda di medici, la rigiditá di accesso alla facoltá di medicina a Innsbruck. Ha poi chiesto a Nicolini di intervenire presso la ministra, del suo stesso partito, perché favorisca l’impiego in provincia di medici stranieri, invece che ostacolarla come ha fatto col medico che non parla italiano. Gli infermieri hanno un profilo altamente qualificato, e sarebbe un peccato rinunciare alle loro competenze utilizzandoli come interpreti. In ospedale spesso i medici si muovono in team, e questo garantisce il plurilinguismo, e lo stesso vale per le visite specialistiche. Il problema maggiore emerge nei pronto soccorso, dove i pazienti parlano spesso lingue diverse. L’assessore ha quindi respinto la mozione, che denigrerebbe il profilo professionale degli infermieri e contrasterebbe con lo Statuto di Autonomia. Foppa ha ribattuto che un medico che viene da Caserta, nei tre anni di tempo per imparare il tedesco, parla comunque in italiano e ha bisogno di una traduzione, e che giá oggi molti infermieri svolgono questa funzione. I Verdi hanno già proposto tante soluzioni, mai accettate: ci si continua a dire tante bugie, e questo danneggia proprio l’uso della madrelingua. La proposta al punto (5) è molto utile, contrariamente a quanto è stato detto, perché spesso la lingua madre del paziente non è chiara. La mozione è stata votata per parti separate e respinta: le premesse con 22 no e 9 sì, con gli stessi numeri i punti (1) e (2), il punto (3) con 13 sí e 18 no, il punto (4) con 8 sì e 23 no, il (5) con 12 sì e 19 no).

(continua)

(MC)