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Consiglio | 16.05.2019 | 11:33

Lavori Consiglio: Audizione dei componenti della commissione dei 6

I due componenti di nomina consiliare hanno tracciato un bilancio della loro attività. 20 le norme d’attuazione approvate dal 2014 al 2018.

L’aula consiliare ha ospitato oggi l’audizione dei componenti della Commissione dei 6 di nomina consiliare, Karl Zeller e Roberto Bizzo. È il regolamento interno che prevede che essi presentino annualmente al Consiglio provinciale una relazione sulle attività svolte e pianificate (art. 108-quater).

Il primo a essere audito è stato Karl Zeller (relazione allegata), il quale ha illustrato l’iter di istituzione della Commissione dei 12 e di quella dei 6 e la lunga procedura che precede l’entrata in vigore di una norma di attuazione, vale a dire iniziativa di un esecutivo (Roma, Trento, Bolzano), esame della commissione, intesa di massima in commissione, invio ai Ministeri per il parere, nulla osta del preconsiglio dei Ministri, approvazione in Consiglio dei Ministri: un iter che dura di solito circa 2 anni. 20 sono state le norme di attuazione che hanno superato questi scogli dalla primavera 2014: la prima riguarda la possibilità di rendere la dichiarazione linguistica presso il giudice di pace, le altre hanno come oggetto, tra l’altro, i bandi per la gestione dei rifugi alpini, l’uso delle lingue nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione, la delega alle Province autonome delle funzioni amministrative relative al Parco nazionale dello Stelvio, della competenza relativa all’introduzione dei pedaggi e di misure per la limitazione dle traffico sui passi dolomitici, di quella sul personale e la sede del TAR di Bolzano e sul personale e la logistica dei tribunali ordinari, il ripristino della competenza provinciale in materia di commercio al dettaglio, la caccia, la competenza provinciale sugli standard urbanistici, il bilinguismo obbligatorio dei notai, la formazione degli insegnanti d’intesa con LUB e Conservatorio.
20 norme di attuazione in 4 anni sono un ottimo risultato che ha un precedente solo alla fine degli anni ‘90,  e questo si deve alla collaborazione con il sottosegretario agli affari generali, giá presidente della commissione dei 12 dal 2006 al 2008, e con il presidente della Provincia e la Giunta provinciale, nonché alla buona disponibilità finanziaria di cui dispone l’Alto Adige per finanziare le nuove competenze. Dalla chiusura del Pacchetto (1992) sono entrate in vigore 75 norme. Non si è riusciti invece a varare una norma sulla toponomastica: un testo era stato predisposto nell’estate 2017 e approvato a maggioranza, ma si è ritenuto che su una questione così delicata dovesse esserci decisione unanime. È stato redatto anche un testo sulla gestione di lupo e orso: esso è stato approvato dalla commissione dei 12 ma non varato dal Consiglio dei Ministri; è invece stato modificato con legge pattizia l’articolo 13 dello Statuto con il completo trasferimento alle due Province autonome della competenza primaria in materia di grandi derivazioni d’acqua.
Secondo il relatore, le due Commissioni paritetiche, nelle quali con legge costituzionale 1/20017 è rappresentato anche il gruppo ladino, sono il “motore” dell’Autonomia dell’Alto Adige, e saranno sempre imprescindibili per il suo ulteriore sviluppo, anche perché le norme d’attuazione, al contrario delle leggi ordinarie, hanno maggiore stabilità. Attualmente, le commissioni non sono ancora attive perché il governo non ha ancora nominato i suoi rappresentanti. Inoltre, i temi ancora da affrontare sono quelli più vicini alle competenze centrali dello Stato, che questi chiaramente difende. I Sudtirolesi, ha concluso il rappresentante, hanno a Roma la missione di difendere il loro Land, ed egli, nei suoi 25 anni a Roma, ha cercato di proseguire il lavoro di Magnago e Ritz, passo dopo passo, ampliando l’Autonomia e adeguandola all’attualità.

Ha quindi preso la parola il secondo rappresentante, Roberto Bizzo, che ha posto l’attenzione sul quella che si può considerare la mamma di tutte le norme d’attuazione, quella sull’utilizzo delle acque e sull’energia del Governo Prodi nel 2006/2007. I lavori degli ultimi anni della commissione, ha aggiunto, si sono intrecciati con il lavoro per la revisione della Costituzione, che riguardava anche il ruolo delle paritetiche, e con quelli della Convenzione per l’Autonomia. La Commissione è stata accusata di lavorare all’oscuro, senza rapporto di trasparenza con il Consiglio: questa critica va respinta, perché le Commissioni paritetiche si occupano di attuare lo Statuto di Autonomia, che è stato approvato e licenziato con voto non solo dei Governi italiano e austriaco, ma anche con voto dei due Parlamenti. Compito della commissione è attuare quelle previsioni, non essere riformatrice dello Statuto, ecco perché non era corretto riaprire un dibattito su quanto era già stato deciso. Anche con qualche difficoltà e incomprensione, il lavoro di questi anni della Commissione paritetica è stato comunque eccezionale e ha portato risultati straordinari per la provincia di Bolzano.

Di seguito, sono intervenuti consiglieri e consigliere.

Il Gruppo Verde ha evidenziato il tema delle grandi derivazioni idroelettriche, sulla quale c’è la norma di attuazione ma su cui il Consiglio non ha ancora legiferato, e forse non c’è la volontá di farlo, perché varata la legge si dovranno fare le gare, e si preferiscono forse le proroghe. In questo forse si è poco autonomi. IN quanto alla toponomastica, la Paritetica aveva concepito una norma procedurale abbastanza equilibrata, si è poi incartata sull’elenco: si pretendeva di indicare subito un elenco di nomi, bene è che non si sia votato a maggioranza. In quanto al rapporto tra chi è in Commissione e il Consiglio provinciale, esso va regolato meglio, perché le informazioni, ordine del giorno compreso, arrivano oggi solo alla Giunta e ai partiti di maggioranza: ma oggi le norme non sono più “di attuazione”, bensì “di innovazione”, pertanto un momento di trasparenza è opportuno. In Valle d’Aosta un parere del Consiglio regionale è previsto. Il bilancio presentato è considerevole, ma ora lo spazio di manovra si restringe, come è stato detto, pertanto diventa ancora più importante l’appoggio e il coinvolgimento del Consiglio provinciale: come è possibile attivare questo dialogo a tre?

L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia, definendo “arretramenti” alcuni dei traguardi raggiunti, in quanto andavano oltre al Pacchetto, ha segnalato che la Commissione 137, con forma diametralmente opposta a quella dei 6 potendo elaborare proposte ed esprimere pareri, non era mai stata messa nelle condizioni di operare, mentre continuavano a lavorare le commissioni dei 6 e dei 12 a porte chiuse e con l’appoggio di Governi amici. Il lavoro di questi organi ha a che fare con la maggioranza politica, l’intesa e lo scambio politico. I fari del passato sono stati Berloffa e Bressa, quel è il faro del futuro?, ha chiesto il consigliere, aggiungendo che le norme di attuazione non si limitano ad attuare, ma sono spesso innovative, ampliando il dettato dello Statuto di Autonomia.

Il Team Köllensperger ha evidenziato il tema della formazione duale, chiedendo di sbloccare la situazione che impedisce di impiegare i giovani nelle aziende a causa delle norme sulla sicurezza del lavoro. Ha poi chiesto quanto è realistico l’obiettivo di ottenere l’autonomia fiscale, e quindi la possibilità di gestire in piena autonomia i proventi delle tasse. Il componente ladino della commissione paritetica, ora in Giunta provinciale, ha evidenziato che si è discusso speso su come sviluppare l’Autonomia e riformare lo Statuto, anche in maniera controversa per via di critiche ingiuste: tutto quanto presentato oggi dimostra che questo lavoro non può essere screditato; una piccola provincia deve trattare e lavorare sempre per lo sviluppo agendo ogni volta che si apre una porta, senza aspettare decisioni esterne o gli esiti della Convenzione. I rappresentanti nominati dal Consiglio vanno quindi appoggiati e sostenuti. Positivo è che ora ci sia anche un rappresentante ladino: anche quest’opportunitá va appoggiata e mantenuta, per garantire la rappresentanza di tutti i gruppi linguistici.

La SVP ha ringraziato i rappresentanti per il lavoro svolto. Modificare lo statuto di Autonomia è sempre un rischio, perché quando si apre il pacchetto si può cambiare tutto: come si può evitare questo rischio? Inoltre, lo Statuto si basa su una realtà diversa da quella attuale, come si può garantire che continui a tutelare le minoranze?

Dalla Giunta provinciale è arrivato un ringraziamento ai componenti della Commissione per le norme prodotte nell’interesse della Provincia e di tutti e tre i gruppi linguistici. L’Autonomia deve continuare a svilupparsi e ampliare le competenze, bisogna essere reattivi alle sentenze, considerare la costellazione a Roma, “cogliere anche i piccoli fiori lungo il cammino” come diceva Magnago.

Uno dei rappresentanti delle paritetiche ha risposto che il Consiglio avrebbe potuto invitare più spesso i rappresentanti delle commissioni dei 6 e dei 12, come prevede il regolamento: questo nel 2013 non è stato fatto. Le bozze delle norme potrebbero essere presentate, ma si tratta spesso di desideri da cui poi nasce un testo molto diverso, inoltre a Roma bisogna cogliere l’attimo, non si può attendere il parere dle Consiglio. Le commissioni paritetiche sono consultive del Governo, non del Consiglio. In quanto all’energia, non è stata modificata la norma d’attuazione, ma lo Statuto: il Consiglio dovrebbe essere felice di avere ora la relativa competenza, che permette di legiferare in merito. In quanto alla commissione 137, essa ha il solo compito di dare parere sulle modifiche dello Statuto, per il resto è un inutile doppione delle paritetiche: comunque, lo stesso Consiglio provinciale potrebbe fare pressione perché si attivi. L’Accordo Degasperi-Gruber contiene una clausola dinamica a garanzia di cultura, lingua e condizioni economiche delle popolazioni dell’Alto Adige: tutto quanto fatto con le norme di attuazione rientra in quanto previsto da tale Accordo, di cui il Pacchetto era solo una tappa. È chiaro che bisogna avere GOverni amici, perché senza di essi, finora del centrosinistra, non si sarebbero fatte tante norme: dichiarandosi la Lega federalista, ci si augura di trovare anche in essa persone favorevoli allo sviluppo dell’Autonomia. Il faro per il futuro ancora non si vede, e non ci si aspetta molto dalla combinazione 5 Stelle - lega, perché uno blocca l’altro, ma probabilmente questa strana convivenza non durerà molto. IN quanto ai minori di 14 anni sui luoghi di lavoro, sono le direttive europee che non lo permettono, ma anche intervenire sulle norme sulla sicurezza sul lavoro sará molto improbabile: bisognerebbe modificare lo Statuto, non basta una norma d’attuazione. Non si è puntato alla sovranità fiscale, ma alla competenza amministrativa per il gettito fiscale; va riconosciuto però che la possibilità di intervento sulle addizionali e sull’IRAP è stata più volte sfruttata, e si è ottenuta la competenza primaria sulle imposte locali. L’Autonomia è ancorata a livello internazionale, ed è questo il meccanismo di protezione in caso di tentativo di modifica unilaterale dello Statuto: con il meccanismo dell’intesa, si sarebbe ancora più sicuri. Un problema a Roma è riuscire a far essere presenti i parlamentari alla seconda lettura di norme che riguardano solo l’Alto Adige: in questo senso tornano utili le alleanze con altre Regioni, a questo scopo coinvolte nel disegno di legge costituzionale sulla modifica dello Statuto.

La seduta continua con l’esame delle proposte delle opposizioni.


(MC)