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Consiglio | 07.06.2012 | 17:15

Lavori Consiglio: Modifiche della legge edilizia abitativa agevolata

Presentata dall’ass. Tommasini la legge che modifica la l.p. 13/98. Gli interventi di Pöder e Artioli.

Nel pomeriggio di oggi è stato presentato dall’ass. Christian Tommasini il dlp 123/12, “Modifiche della legge provinciale 17 dicembre 1998, n. 13, "Ordinamento dell'edilizia abitativa agevolata". Le novità più importanti, ha detto Tommasini, sono l’introduzione dell’Agenzia dei controlli, richiesta dai Comuni a scopo di vigilanza: essa controllerá il rispetto dei vincoli di legge ma anche di quelli dell’urbanistica; i bandi intercomunali, che consentiranno di trovare aree per la cubatura e per alloggi al ceto medio validi per i cittadini di più comuni anche se si trovano sul territorio di uno solo; la possibilità di aumentare di 10.000 € l’importo dei mutui per le famiglie in cui vive una persona con handicap permanente, come sollecitato da una mozione presentata in passato in Consiglio; l’esclusione per 8 anni dalle graduatorie IPES di chi rifiuta un alloggio IPES; l’unificazione di sussidio casa e contributo alle spese di locazione. A quest’ultimo proposito, l’ass. Tommasini ha chiarito che ora esistono queste due prestazioni, erogate rispettivamente da IPES e Servizi sociali, che sono cumulabili: più volte é stata sollecitata una riforma con unificazione delle prestazioni, “ed é quello che faremo con il “contributo all’affitto” che entrerà in vigore dal 1. gennaio 2013 per le nuove domande”. Ci sarà comunque una fase transitoria fino al termine dei contratti in essere, e il sussidio casa andrà ad esaurimento. La somma delle due prestazioni supera oggi i 40 milioni €: “Non si farà un taglio draconiano, ma manterremo un forte impegno da parte pubblica a sostegno dell’affitto”, ha chiarito Tommasini, segnalando che togliere il contributo all’affitto sarebbe un problema per molte famiglie, e questo é un dato di fatto, anche se c’é chi vorrebbe togliere il contributo perché provocherebbe aumenti degli affitti. Tommasini ha quindi annunciato che al sistema del contributo all’affitto sarà esteso il redditometro, e che la nuova prestazione sarà gestita dai servizi sociali, attraverso una procedura più rapida degli attuali 5 mesi. Secondo le proiezioni, per i redditi alti, ovvero quelli che ora prendevano 40-50 €, sarà possibile che non venga più corrisposta la prestazione (per le nuove domande), mentre altri prenderanno qualcosa di più; sarà possibile che vengano considerati nel calcolo della prestazione anche i risparmi oltre i 20.000 €, “ci sarà maggiore equità e minore burocrazia”, ha concluso Tommasini.

Aprendo la discussione generale, Andreas Pöder (BürgerUnion) ha ricordato che il doppio contributo aveva consentito degli abusi: unificare i due contributi era quindi opportuno. Abolire  il  contributo dell’affitto, limitandosi solo ai casi sociali, avrebbe comunque potuto essere un’opzione alternativa: “Probabilmente il mercato avrebbe regolarizzato la situazione, ma non si é voluto procedere in questo senso”. Pöder si é poi stupito di quante persone che percepivano un contributo all’affitto avessero dichiarato reddito 0, e tuttavia pagavano affitti molto elevati, per i quali percepivano contributi considerevoli ancorché non sufficienti: “C’è qualcosa che non quadra”. Da tutto il sistema, comunque, guadagnavano gli affittuari, in un circolo vizioso senza fine. In merito agli alloggi IPES dati in affitto, alcuni avevano canone di 0 euro, ma escluse le persone con la pensione minima bisognava pretendere un affitto minimo, altrimenti mancava il rispetto verso la proprietà di tutti. La politica dei contributi, ha aggiunto Pöder, senz’altro agevolava l’acquisto di alloggi in proprio, ma provocava anche un aumento di prezzi, in un circolo vizioso da combattere. Il consigliere ha criticato inoltre che non venisse considerato il patrimonio dei figli nel calcolo del reddito dei genitori, nemmeno quando i primi - e lui era testimone di un caso eclatante - erano grandi proprietari immobiliari; ha quindi ricordato la commissione d’inchiesta sull’IPES attivata in Consiglio, segnalando che nonostante la relazione da essa emanata non si era provveduto a una riforma dell’istituto. Ha poi criticato che ci fossero centinaia di alloggi IPES sfitti perché non era ancora stato chiarito come effettuare gli appalti, il che provocava un danno economico all’IPES: ora era stato emanato un bando, ma si era in tale ritardo che le somme erano troppo consistenti per consentire la partecipazione di aziende locali. C’erano inoltre arretrati di affitto estremamente alti, e i casi di persone che restavano per 5 anni in una casa albergo nonostante avessero lavorato solo per pochi mesi con contratti a tempo determinato. era poi incomprensibile che si fosse rinnovato il contratto del direttore IPES, e che quale presidente fosse stato scelto ancora una volta un esponente della SVP; anche i componenti del CdA avrebbero dovuto controllare, trattandosi di un’istituto della Provincia con patrimonio notevole da gestire. In conclusione, il dlp aveva degli approcci giusti, ma era necessario rivedere la struttura dell’IPES e creare qualcosa di nuovo.

Per Elena Artioli (Lega Nord), se bisognava abbassare la soglia dei 4 milioni (segnalata da Tommasini), chi ci avrebbe rimesso sarebbe stato ancora una volta il ceto medio, mentre sarebbero stati aiutati sempre i soliti. Positiva era l’agenzia della vigilanza, purché facesse i controlli sui furbi che facevano finta di non avere reddito ma poi guidavano auto di grande cilindrata, ma non era accettabile che si riducessero gli importi del sussidio casa, oltretutto lasciando mano libera alla Giunta in situazioni particolari, come espressamente previsto alL’art. 8.  Inoltre, nell’assegnare le abitazioni, il presidente dell’IPES poteva decidere a chi dare quale appartamento: anche questo non era accettabile, e lasciava spazio a clientelismo. Ancora, secondo Artioli l’articolo che prevedeva l’accordo tra Comuni era fatto apposta per costruire a Laives le case per il ceto medio che a Bolzano non si riusciva a fare. La consigliera ha quindi chiesto di togliere all’articolo 8 la possibilità per la Giunta di modificare i finanziamenti, nonché la discrezionalitá del presidente IPES, e di prevedere che l’Agenzia deputata ai controlli potesse anche buttare fuori chi dichiarava falsamente reddito zero. ha infine sostenuto che, come dimostrava il caso di Trento dove una legge simile era giá applicata, questa legge non avrebbe portato nulla di buono. (continua)

(MC)