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Consiglio | 12.07.2012 | 17:09

Lavori Consiglio: Approvata la legge di modifica di leggi nel settore scolastico

Gli interventi di Andreas Pöder, dell’ass. Sabina Kasslatter Mur, la replica di Martha Stocker e le dichiarazioni di voto sul dlp 137/12, “Modifica di leggi provinciali nel settore scolastico”, approvata infine con 18 sì, 11 no e 3 astensioni.

Intervenendo nella discussione generale del dlp 137/12, “Modifica di leggi provinciali nel settore scolastico”, Andreas Pöder (BürgerUnion) ha rilevato che si pratica politica lobbistica sulle spalle degli alunni, e che nessun pedagogo ha mai sostenuto i vantaggi di orari diversi a seconda del luogo, o della settimana di 5 giorni su quella di 6 o viceversa. È comunque inutile impegnarsi per la pausa domenicale e volere poi una settimana scolastica densa di corsi, ma la cosa importante è che si abbia un calendario scolastico omogeneo, rispettando gli interessi di bambini e famiglie. A scapito dei bambini, forse con il sostegno di alcuni genitori, è stata praticata una politica che va nella direzione opposta di quella più idonea alle famiglie, le quali devono avere garantito del tempo. Introducendo la settimana per 5 giorni non è vero che non ci sarà più tempo per l’associazionismo, e comunque i bambini devono anche poter fare i bambini, al di fuori della scuola. Pöder ha poi detto che non c’è alcuna ragione per un calendario scolastico diverso in zone diverse, apprezzando il calendario omogeneo come introdotto dalla legge, per il quale la Giunta ha atteso troppo, forse proprio per motivi lobbistici. La legge non mette in dubbio l’autonomia scolastica, trattandosi solo di un problema di orario di lavoro: alle scuole, infatti,  rimane spazio sufficiente per iniziative autonome.

Per la Giunta, l’ass. Sabina Kasslatter Mur ha chiarito che gli autori del dlp hanno tenuto conto delle contestazioni romane, e che la Provincia non vuole ridurre il monte ore. Il dlp disciplina in maniera più chiara le competenze provinciali e statali, pertanto va approvato, in modo da evitare l’impugnazione davanti alla Consulta. Nel merito non cambia nulla, si ribadisce solo che l’autonomia delle scuole rimane tale e quale a prescindere dalla distribuzione del monte ore su 5 giorni. Eccezioni ci sono state anche fino ad oggi, ed è vero che non esiste una soluzione che va bene a tutti: pertanto, dopo 10 mesi di discussione la Giunta ha preso una decisione finale. Il sistema alternato a 5 e 6 giorni non si presta per le scuole medie e superiori, mentre la variante a 5 giorni è di beneficio per la maggior parte delle persone coinvolte: gli insegnanti hanno già una settimana di 5 giorni, e con il nuovo calendario per i dirigenti sarà più facile trovare un sostituto se manca qualcuno. Si è tolto così agli insegnanti il privilegio di scegliere il loro giorno libero, anticipando inoltre l’entrata in servizio a settembre: questo non piace ai sindacati, ma bisogna considerare l’importante ruolo educativo degli insegnanti e il fatto che la maggior parte dei genitori che lavorano sono liberi sabato e domenica. Nei lunghi mesi estivi c’è la difficoltà di organizzare l’assistenza per i figli, quindi allungare il calendario da 34 a 35 settimane (“io avrei voluto arrivare a 36”, ha detto Kasslatter) e ridurre le giornate settimanali è una buona soluzione. L’aumento a 35 settimane risponde a una richiesta del Consiglio scolastico, che viene quindi preso sul serio, dato che è stato seguito l’80% dei suoi pareri non vincolanti: non si poteva accettare però la sua richiesta di riduzione del monte ore del 5%. In quanto all’autonomia delle scuole, secondo Kasslatter essa riguarda principalmente l’ambito didattico-pedagogico: “Le scuole hanno molta autonomia, e forse non l’hanno ancora sfruttata del tutto”, la Provincia impone solo il calendario scolastico e il numero di ore, ma la distribuzione delle materie, la durata delle unità, l’ora di entrata e di uscita, e molte altre cose le decide la scuola in autonomia. Il successo educativo, comunque, non dipende da settimana corta o lunga, ma in primis dai genitori, dall’impegno degli studenti e dal lavoro degli insegnanti.

L’autrice del dlp Martha Stocker (SVP) ha ringraziato tutti per gli interventi, anche quelli critici, sottolineando che è ampiamente ammissibile che dei consiglieri presentino disegni di legge anche su temi controversi. L’autonomia scolastica deve già sottostare a indicazioni ben precise, in primis da parte dello Stato che prevede che l’insegnamento sia articolato in almeno 5 giornate settimanali: “Noi abbiamo recepito questa direttiva, prevedendo però che la Giunta possa derogare”. A chi ha fatto cenno a una questione etnico-politica, Stocker ha spiegato che la questione organizzativa non ha nulla a che fare con i gruppi linguistici, e si è detta certa della consapevolezza di tutti dell’importanza di fare ulteriori passi concertati nello sviluppo dell’autonomia integrale, che prevede anche piena competenza in ambito scolastico.
È stato poi approvato con 16 sì, 10 no e 4 astensioni il passaggio alla discussione articolata.

L’articolo 1 prevede che la Giunta, sentito il parere del Consiglio scolastico provinciale, definisca l’inizio, la fine e le interruzioni dell’attività educativa di insegnamento nelle scuole materne, del primo e del secondo ciclo scolastico, emanando direttive sull’articolazione dell’orario e le iniziative parascolastiche, compresi gli scambi, ferma restando l’autonomia organizzativa delle scuole. Alessandro Urzì (FLI) ha proposto che la Giunta sia tenuta a motivare un’eventuale non considerazione del parere del Consiglio scolastico provinciale, emendamento appoggiato dal Gruppo Verde ma respinto dall’ass. Sabina Kasslatter Mur, che ha segnalato le esaustive discussioni che già si verificano nel Consiglio scolastico provinciale, il cui parere non è mai vincolante: nelle delibere di Giunta, però, già si deve motivare un eventuale non accoglimento.  Respinto l’emendamento con 11 sì, 16 no e 1 astensione, l’articolo è stato approvato con 17 sì, 11 no e  3 astensioni.
L’articolo 2 prevede che l’orario complessivo del curriculo e quello delle singole discipline siano organizzate in modo flessibile fermo restando il rispetto del monte ore annuale e l’articolazione delle lezioni in 5 giorni settimanali, salvo che la Giunta autorizzi l’articolazione delle lezioni in 6 giorni. Alessandro Urzì ha chiesto con emendamento di reinserire la parola “almeno” prima delle parole “cinque giorni settimanali”, cancellando il periodo relativo a un’eventuale autorizzazione della Giunta ai 6 giorni: in questo modo infatti si ripristina l’autonomia dell’istituzione scolastica. Dello Sbarba ha annunciato astensione, perché anche il ritorno alla situazione passata non è una soluzione. Kasslatter Mur ha spiegato che si cercava di stabilire le diverse competenze tra Stato, Provincia e scuole, e l’emendamento è stato respinto con 11 astenuti, 18 no e 2 sì. Sull’articolo è intervenuta Eva Klotz (SüdTiroler Freiheit)  rilevando che si era rispettata l’indicazione statale su monte ore e materie obbligatorie, chiedendo quali criteri seguirà la Giunta per concedere l’eccezione dei 6 giorni, e l’ass. Kasslatter Mur ha replicato che questo è ancora oggetto di discussione politica: l’attuale delibera giuntale dice che le scuole materne, elementari e medie devono articolarsi in 5 giornate, e che le superiori possono passare alle 6 giornate con 10 componenti del Consiglio scolastico favorevoli su 14; esiste inoltre una deroga per Bolzano. È quindi stato approvato anche l’articolo 2, con 18 sì, 11 no, 2 astensione, così come è stato approvato l’articolo 3 sull’entrata in vigore della legge.

Nell’ambito delle dichiarazioni di voto, Alessandro Urzì (FLI) ha evidenziato l’esistenza di un problema relativo ai rapporti tra partner di Giunta, che ha portato alla presentazione di un dlp assessorile da parte di una consigliera, in modo da evitare di affrontare la questione di petto in Giunta. Questo crea una situazione di ambiguità; inoltre la norma riguarda un settore con responsabilità condivise tra tre assessori, quindi se questi non condividono il medesimo punto di vista nasce un problema, e non è accettabile che due parti impongano alla terza una scelta. Urzì ha segnalato che alle dichiarazioni della stampa sul PD non fanno seguito provvedimenti coerenti: “Su questioni fondamentali vorremmo che si dimostrasse un po’ di schiena dritta”.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha annunciato voto contrario, in primis perché il dlp non risolve le questioni di costituzionalità poste da Roma, e  in secondo luogo perché non si può aggirare con un’iniziativa consiliare un dissenso interno alla Giunta. La questione del calendario scolastico è stata trasformata in una guerra di religione, in cui ciascuno accusa l’altro di guardare al proprio elettorato, di non fare il bene della scuola o quello degli studenti: “Accuse che io credo siano vere”. 

Secondo Donato Seppi (Unitalia), di fatto la legge stabilisce solo se il sabato si va o meno a scuola, quindi non occorre farsi tanti crucci. Si evidenzia però che i tre assessori competenti non sono in grado di accordarsi, nonché l’atteggiamento ondivago di Tommasini, ondivago forse perché rappresenta i sindacati e non gli studenti. Un calendario unico è opportuno, e accettare le decisioni degli assessori alla scuola tedesco e ladino non è un’umiliazione per gli italiani: questo si è verificato invece in altre occasioni. Anche Seppi ha lamentato che si volessero risolvere in Consiglio i problemi della Giunta, ribadendo poi la sua nostalgia per Cigolla e annunciando che voterà contro la legge, come chiesto dal rappresentante della Cultura italiana in Giunta, il quale però fa fare agli italiani una brutta figura, impuntandosi dove non è necessario.

Posto in votazione , il dlp 137/12 è stato quindi approvato con 3 astensioni, 11 no e 18 sì. La seduta è stata quindi interrotta per 20 minuti su richiesta di Elmar Pichler Rolle, per un confronto interno al gruppo SVP.

(MC)