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Consigliera di parità

Consigliera di parità | 06.03.2019 | 11:45

8 marzo, Giornata internazionale della Donna: due passi avanti e uno indietro

L'intervento della Consigliera di parità Michela Morandini.

La Consigliera di parità Michela Morandini. (M.Tessaro)ZoomansichtLa Consigliera di parità Michela Morandini. (M.Tessaro)

La Giornata internazionale della Donna si festeggia ogni anno dal 1911. Allora, una delle rivendicazioni principali era l’introduzione del diritto di voto per le donne, cosa che in Italia avvenne il 10 marzo 1946, quando, per la prima volta, le donne ebbero accesso al voto attivo e passivo.

Nel 2019, l’uguaglianza e la parificazione dei sessi nei Paesi della UE non sono ancora raggiunte, nonostante la loro codificazione come diritto in numerose norme. Ciò vale anche per il settore del lavoro: per esempio, in Alto Adige le donne guadagnano il 17,2% in meno rispetto ai colleghi maschi, hanno più spesso contratti di lavoro precari nel settore privato e si assumono la parte maggiore del lavoro domestico e di cura non retribuito, hanno sviluppi di carriera peggiori, pensioni significativamente più basse e - pertanto – maggiore probabilità di sperimentare la povertà senile.

Com’è possibile tutto questo, a fronte della presenza femminile crescente nel mondo del lavoro, delle numerose campagne di sensibilizzazione e informazione, degli interventi a livello europeo e nazionale? “Le biografie produttive femminili si differenziano sensibilmente da quelle maschili“, spiega la Consigliera di parità Michela Morandini: “Esse sono spesso un riflesso di modelli sociali dominanti. Leggendole, si ricavano molte spiegazioni“. Già con l’educazione si pone la prima pietra, per esempio trasmettendo modelli di comportamento “tipici” per bambine o bambini, e l’assunzione di determinati codici si riflette spesso anche nel sistema scolastico e in quello professionale. Infatti, ci sono ancora lavori tipicamente maschili e tipicamente femminili, e in quelli dove la componente maschile è predominante, le retribuzioni – di regola -sono più alte. Inoltre, le donne interrompono più spesso la loro attività produttiva per via dei compiti di educazione e cura, e queste falle possono influenzare negativamente lo sviluppo della carriera, portando a drammatiche riduzioni dei contributi sociali e pensionistici. Un circolo vizioso che penalizza le donne.

“A uno sguardo superficiale, la donna ha fatto passi avanti  in ambito professionale, ma se si approfondisce un poco si percepisce che in quanto a parità ci sono stati periodi migliori”, sostiene la Consigliera di parità Michela Morandini. I numeri confermano questo trend negativo: per esempio, aumenta drasticamente la quota di madri che si licenziano nel primo anno di vita del bambino. Secondo l’Ispettorato nazionale del lavoro, sono circa 25.000, in Italia, le giovani madri che abbandonano il posto di lavoro nei primi 12 mesi di vita del figlio o della figlia per motivi di inconciliabilità di famiglia e occupazione: “Un numero che nasconde un chiaro modello femminile, famigliare e sociale. Quest’ultimo influenza, ovviamente, anche i modelli lavorativi e la cultura imprenditoriale, e i dirigenti la influenzano considerevolmente”, commenta ancora Morandini. La parificazione sul posto di lavoro può avvenire solo se si fa piazza pulita di questi modelli di pensiero e si procede con un pensiero paritario: “Fino ad allora, ci sarà bisogno ancora di tante Giornate della Donna”, conclude Morandini.

 


(MC)