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Garante per l'infanzia e l'adolescenza

Garante per l'infanzia e l'adolescenza | 23.01.2019 | 10:29

Povertà genitoriale = Povertà dei figli = Povertà formativa

In occasione della Giornata internazionale dell’educazione, che si celebra il 24 gennaio, la Garante per l’infanzia e l’adolescenza Paula Maria Ladstätter esorta a dare un maggiore sostegno ai giovani.

Condizioni di partenza diseguali condizionano il successo scolastico. La Garante per l’infanzia e l’adolescenza dell’Alto Adige, Paula Maria Ladstätter, sottolinea in occasione della Giornata internazionale dell’educazione, che si celebra domani, 24 gennaio, che fattori come motivazione ed emozione, che ragazzi e ragazze portano dalla famiglia alla scuola, influiscono su successo o fallimento scolastico. Se i giovani crescono in difficili condizioni, questo ha un effetto negativo sulle prestazioni scolastiche.

La povertà in Alto Adige ha molte facce: povero è quel ragazzo che si può lavare solo con acqua fredda e dei cui pasti caldi non si occupa nessuno; povera è quella ragazza che non può accettare l’invito a un compleanno perché non avrebbe i soldi per il regalo; poveri sono quei bambini che non hanno un posto dove fare i compiti e che non possono andare al cinema o al museo né frequentare una società sportiva, che non ricevono mai un capo di abbigliamento come piacerebbe loro; poveri sono quei e quelle giovani scarsamente nutriti, o in sovrappeso e con carente sviluppo motorio, che non vedono mai il dentista.

La povertà è complessa: spesso a un reddito ridotto sono collegate insufficienti qualifiche scolastiche e professionali, cui frequentemente si aggiungono anche problemi di salute. “I codici di comportamento appresi a casa di frequente non corrispondono alle richieste del mercato del lavoro“, sostiene Paula Maria Ladstätter. 

Le famiglie povere sono spesso isolate, e questo ha conseguenze devastanti: chi cresce nella povertà, nella maggior parte dei casi è meno integrato nella società. Paula Maria Ladstätter lo verifica quotidianamente nella sua attività: "A questi giovani manca l’autostima”, dice: “La serenità giovanile viene negata, se ci si deve costantemente preoccupare della sopravvivenza e manca qualsiasi prospettiva di successo”. Tutto questo sfocia spesso in depressione, dipendenze o violenza. 

La povertà di formazione e di reddito viene spesso ereditata, e anche la scuola gioca un ruolo significativo nella vita dei giovani: fin dall’inizio vengono definiti il successo e il fallimento prestazionale. “I bambini e i giovani svantaggiati socialmente hanno condizioni diseguali già all’inizio del percorso formativo”, spiega la Garante per l’infanzia e l’adolescenza dell’Alto Adige Paula Maria Ladstätter. Anche la quota di abbandono scolastico aumenta con l’aumentare della povertà economica, e qui entra in gioco non solo il ridotto reddito famigliare, ma la formazione carente e la scarsa istruzione di molti genitori che guadagnano poco, che non possono sostenere i loro figli e le loro figlie nello studio e nei compiti a casa. E mentre scolare e scolari di famiglie benestanti ricorrono a lezioni private per mantenere il livello scolastico, questo è precluso a bambini di famiglie povere. Il numero di persone che devono ricorrere a prestazioni sociali permane per generazioni. 

“La politica ha il compito di creare un ambiente formativo per bambini di nuclei famigliari a rischio povertà, un ambiente che renda loro più facile ottenere successo scolastico”, esorta Paula Maria Ladstätter. La scuola può produrre un equilibrio sociale, e la scuola a tempo pieno è una soluzione positiva, perché offre un pasto equilibrato, un’organizzazione razionale del tempo libero e la gestione precoce dei problemi che sorgono grazie a personale qualificato, elementi che costituiscono una buona prevenzione. 

Un anno fa ha destato scalpore uno studio dell’Istituto Promozione Lavoratori IPL, dell’austriaca Michael-Gaismair-Gesellschaft e dell’Istituto di ricerca sociale Apollis secondo il quale il 16% delle famiglie altoatesine vivono sotto la soglia di povertà (dati  2015): una ragazza su 6 e un ragazzo su 6, in Alto Adige, sono quindi poveri. Queste famiglie dispongono di meno del 60% del reddito medio dei nuclei famigliari di uguale grandezza. 

Giovani disoccupati che non sono pronti a frequentare una scuola non hanno bisogno solo di un posto da apprendista, ma anche della possibilità di ampliare e migliorare le loro competenze sociali, e di essere accompagnati in questo processo, sostiene Paula Maria Ladstätter. Solo misure di promozione precoci e durature possono offrire a queste persone prospettive affidabili e di lungo periodo: il sostegno dovrebbe cominciare già con la gravidanza, e accompagnare i giovani e le giovani fino al termine della loro prima formazione, prosegue la Garante per l’infanzia e l’adolescenza dell’Alto Adige, che conclude: “Ragazzi e ragazze devono poter avere accesso a ciò che dà valore alla propria vita e dischiude loro possibilità di formazione e crescita”.

Le persone interessante possono ricevere sostegno e informazioni presso l’ufficio della Garante per l’infanzia e l’adolescenza, contattabile al nr. 0471.946050 e alla mail info@garanteinfanzia-adolescenza-bz.org

(MC)