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Garante per l'infanzia e l'adolescenza

Garante per l'infanzia e l'adolescenza | 01.10.2018 | 10:08

Non esistono i ”ceffoni educativi”

In occasione della Giornata internazionale della Nonviolenza che si celebra domani, 2 ottobre, la Garante per l’infanzia e l’adolescenza dell’Alto Adige Paula Maria Ladstätter condanna i “ceffoni educativi”, poiché “la violenza fa ammalare”. Ricorda inoltre che “la violenza sui bambini è proibita”.

"Un paio di sculacciate non hanno mai fatto male a nessuno”: questo è ciò che la Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Paula Maria Ladstätter si sente spesso dire dai genitori. Un’affermazione alla quale ribatte facendo riferimento a uno studio condotto negli Stati Uniti con il coinvolgimento di 2.500 madri americane con figli piccoli, e pubblicato 5 mesi fa sulla rivista specializzata “Pediatrics”, che ha fornito un risultato evidente: l’utilizzo di punizioni corporali su bambini di 3 anni comporta che i piccoli, verso i 5, dimostrino una maggiore aggressività rispetto ai loro coetanei. “Anche le punizioni corporali meno forti aumentano il rischio che il bambino sviluppi degli atteggiamenti aggressivi”, afferma lo studio.

La violenza nell’educazione dei bambini è una delle tematiche più discusse nei colloqui con la Garante per l’infanzia e l’adolescenza: benché l’incolumità fisica e psichica sia un diritto dei bambini, il “ceffone educativo” viene ancora utilizzato da molti come strumento pedagogico. Paula Maria Ladstätter afferma al riguardo che “la violenza fa ammalare. La violenza fisica e psichica non deve esistere in ambito familiare”. Quando un adulto passa alle mani, spesso si tratta di un'espressione di debolezza; è quindi molto importante che i genitori apprendano strategie di comunicazione non violenta, affidandosi a un aiuto specializzato in caso di necessità.

“Spesso madri e padri si trovano in una spirale di violenza, e raccontano che anche loro da bambini sono stati picchiati”, afferma Paula Maria Ladstätter: “Riferiscono inoltre quanto sia difficile per loro, in determinate situazioni, controllare l’impulso di picchiare e fermarsi prima di passare al ”ceffone educativo”. Paula Maria Ladstätter ricorda a questo proposito che in Alto Adige vi sono numerosi servizi per genitori cui è possibile rivolgersi per trovare sostegno. Gli adulti, a differenza dei bambini devono attenersi alle regole del buon senso, e dare un ceffone non significa educare: “Il divieto di dare schiaffi è stato emesso per proteggere i bambini”, sottolinea Ladstätter.

La Garante per l’infanzia e l’adolescenza è consapevole che “i genitori, nella maggior parte dei casi, prediligono un’educazione non violenta: in situazioni di forte stress, però, molti si affidano ancora alle punizioni corporali”. I bambini che vivono in tali ambienti crescono con maggiori paure rispetto ad altri, la loro autostima e la loro sicurezza diminuiscono, e così anche la loro capacità di entrare in relazione con gli altri. “Una punizione corporale non è dettata da una sana autorità, ma da affermazione di potere” continua Ladstätter: “Con un ceffone aumentano sia la rabbia che lo stress, mentre il dialogo necessario con il bambino, allo scopo di chiarire e tranquillizzare, viene interrotto a lungo“.

La Garante per l’infanzia e l’adolescenza augura a tutti i genitori di prendere le distanze dal perfezionismo, da un pensiero elitario e dalla competizione, e di riuscire a ritagliarsi spazi per sé e i propri figli. Ciò non deve necessariamente costare molto: “Una giornata tra i boschi riequilibra di più che un’esperienza in un luogo strapieno di gente” conclude la Garante.

L’Ufficio della Garante per l’infanzia e l’adolescenza è a disposizione, in caso di problemi nel gestire l’educazione dei figli, con l’offerta di incontri o mediazioni. Per maggiori informazioni è possibile contattare la Garante al  numero telefonico 0471.946050 o all’indirizzo mail info@garanteinfanzia-adolescenza-bz.org.

 

 

(GIA)