Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 06.06.2019 | 11:40

Lavori Consiglio: Poste, manifestazioni, Polo museale

Proposte di Süd-Tiroler Freiheit e Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia, confronto sulle manifestazioni in piazza Magnago.

È ripresa oggi in Consiglio provinciale la trattazione della mozione n. 105/19, Servizio postale in provincia di Bolzano, già avviata ieri, con cui Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit)  proponeva che il Consiglio provinciale chiedesse un servizio postale funzionante e affidabile per il territorio e incaricasse la Giunta provinciale di recedere dal contratto con Poste italiane e di avviare trattative con gli enti postali degli Stati vicini per concludere un accordo di cooperazione relativo all'intera o parziale gestione del servizio postale per il territorio della provincia di Bolzano.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha fatto riferimento alle parole del pres. Kompatscher, che nel 2017 citava in riferimento alle Poste “un successo della politica dell’Autonomia”, per ribattere che malgrado i 10 milioni previsti le lettere non vengono consegnate la consegna dal lunedì al sabato non è garantita, gli orari di lavoro non sono stati adeguati. Anche nel Comitato d’intesa il margine d’azione è molto limitato, per via delle decisioni prese dalla centrale a Mestre. Le poste rimangono un’azienda statale, Lega e 5 Stelle, i partiti di governo, dovrebbero intervenire, e garantire una possibilità autonoma alla Provincia.
Helmuth Renzler (SVP) ha confermato le critiche, aggiungendo che POste italiane non rispetta le norme sull’autonomia. I problemi sono soprattutto con il livello intermedio di Mestre; nel Comitato d’Intesa il commissario del Governo ha chiesto al direttore delle Poste una relazione sulle critiche portate, ed egli stesso, insieme a Leiter Reber e Vettori, i rappresentanti provinciali nel Comitato, ha chiesto una lista dei dipendenti, perché secondo le norme d’attuazione chi lavora per più di 30 giorni deve dichiarare l’appartenenza linguistica: né l’una nè l’altra sono arrivate. La direzione locale, e la direttrice del personale, hanno poche competenze. Renzler ha püroposto di sospendere la mozione a fronte delle trattative in corso, altrimenti si voterà contro.  
Alessandro Urzì (L’alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha ritenuto che la mozione proponesse qualcosa di improponibile: gli esempi portati non hanno senso, parlano di Stati molto piccoli dove la collaborazione citata è fattibile, ma non sono comparabili con la situazione locale. Il problema non è mandare le lettere da Bolzano a Merano, ma da Bolzano al mondo, e le premesse della mozione sono fallaci.
Gerhard Lanz (SVP) ha ribadito che si intende portare avanti le trattative, per questo motivo non si condividerà la mozione.
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha evidenziato che l’accordo con le Poste italiane aveva lo scopo di tenere conto di una peculiaritá della Provincia, ovvero la distribuzione dei giornali, che a livello nazionale vengono acquistati, mentre in provincia arrivano via posta al mattino presto. Il mercato delle lettere sta crollando per via della comunicazione digitale, la consegna dei pacchi è stata esternalizzata: rimane appunto la consegna dei giornali, e le Poste devono cercare nuovi ambiti di attività. La situazione è complessa, i verdi si asterranno dal voto perché non c’è una soluzione che convinca.
Avendo il presidente Arno Kompatscher risposto giá ieri, è intervenuta di nuovo la proponente Atz Tammerle, che ha ribadito la misera situazione delle consegne postali, sottolineando che è inutile perdere ancora tempo con nuove trattative: bisogna sciogliere il contratto e trovare un’alternativa, i dipendenti e la popolazione non hanno più pazienza, e la situazione attuale danneggia le imprese. La mozione è quindi stata respinta con 5 sì, 20 e 8 astensioni.

Di seguito, Gerhard Lanz (SVP) è intervenuto sull’ordine dei lavori facendo riferimento alle frequenti manifestazioni di protesta nella piazza antistante il Consiglio: sui media si dice che i consiglieri non le prendono sul serio, ma così non è, “Noi le porendiamo sul serio, ma non possiamo sempre interrompere le sedute”. Egli ha quindi invitato il presidente a dare una risposta. Il pres. Josef Noggler ha risposto che la piazza è di competenza della provincia, non del consiglio, e il vicepres. Arnold Schuler ha chiarito che ciò non ha nulla a che vedere con la piazza, ma che bisogna valutare se presentarsi in piazza insieme o singolarmente. Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha chiarito che le persone non si sentono ascoltate se i lavori dell’aula continuano come se nulla fosse: “Noi siamo rappresentanti della popolazione”. Bisogna confrontarsi in merito tra capigruppo, per capire come procedere. Helmut Tauber (SVP) ha sostenuto che ci vorrebbero regole chiare valide sempre; Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha fatto riferimento a una lettera apparsa oggi sul giornale in cui si dice che “i consiglieri brillano per la loro assenza”, e chiesto se non è il caso di rispondere congiuntamente. Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha invitato ad approfondire il tema in una seduta di capigruppo allargata all’Ufficio di presidenza. Ogni manifestazione ha diritto di svolgersi, ma non si dovrebbe pretendere di interrompere i lavori quando le sedute sono convocate, perché così viene impedito al Consiglio di lavorare. Alle 18, o in una giornata in cui non c’è Consiglio, in qualunque altro momento i consiglieri possono incontrare chiunque lo richieda. Ci vuole una chiara regola, anche se poi singoli consiglieri potrebbero ignorarla per fare bella figura sulla piazza. Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha evidenziato la soluzione trovata ieri, quando i capigruppo hanno incontrato i manifestanti, ritenendola una soluzione costruttiva. I manifestanti si aspettano attenzione, ma una soluzione come quella di ieri è sensata. Il vicepres. Arnold Schuler ha sottolineato che bisogna capire come reagire in questi casi, comunicando a chi va in piazza quali sono le regole del gioco, che dovrebbero valere per  tutte le manifestazioni. La situazione va chiarita al più presto. IL pres. Noggler ha concluso che “bisogna anche chiedersi perché ci sono tutte queste manifestazioni, risolvendo il problema a monte”. Ha aggiunto di non essere stato al corrente del flashmob della scuola musicale, e che la manifestazione degli allevatori era stata organizzata con poco anticipo, e tuttavia ci si era accordati per l’incontro alle 12.30. Ci si pUó comunque confrontare tra capigruppo su come comportarsi in futuro.

È quindi iniziata la trattazione della mozione n. 86/19: Polo museale archeologico alle ex Pascoli/Longon, con cui Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia), ammettendo che il Consiglio aveva già approvato una mozione per indagini indipendenti sulle più opportune collocazioni del museo archeologico,  tra cui il Virgolo, ed evidenziando che il previsto Polo bibliotecario, anche a causa della crisi di Condotte SpA, potrá trovare la sua diversa riorganizzazione anche in altra sede, e infine che la collocazione del polo museale archeologico all’ex Pascoli Longon sarebbe una possibile soluzione per uscire dall’impasse, senza spese d’acquisto dell’immobile né necessitá di aggiungere volumi, e oltretutto mantenendo una testimonianza architettonica pregevole agganciando una porzione di cittá “nuova” al centro storico rivitalizzando il commercio e le attivitá dell’area, chiedeva di impegnare la Giunta ad avviare un progetto preliminare, con studio di fattibilità ed indagine indipendente, per realizzare il nuovo Polo archeologico museale nell'area delle ex scuole Pascoli/Longon di Bolzano.
Paul Köllensperger (Team Köllensperger) ha detto di aver sempre visto di buon occhio uno spostamento di Ötzi nella città, per dare nuova linfa ad altri quartieri, e quindi la soluzione delle ex pascoli, dove lo spazio è già disponibile e una variante non comporterebbe un grande impegno finanziario. Si è in attesa di sapere se Condotte sará in grado di presentare le garanzie bancarie, a quel punto si saprá se è possibile riaprire i giochi. La mozione sull’indagine era proprio del TK, e aveva anche lo scopo di evitare colpi di mano della Giunta. Lo spostamento di Ötzi valorizzerebbe un quartiere che finora ha sofferto, per questo si sosterrá la mozione.
Anche Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) si è detto favorevole allo spostamento di Ötzi alle ex Pascoli, come detto anche in campagna elettorale: si valorizzerebbe un edificio e la storia che rappresenta, come giá accaduto per il parco tecnologico, e su rivitalizzerebbe una zona in sofferenza anche dal punto di vista commerciale.
Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha detto di essere sempre stata, al contrario di Urzì, una grande sostenitrice del polo bibliotecario, che è un importantissimo passo, seppur non ancora una biblioteca unica. Ormai pare diffusa la “mentalitá benko”, della contrattazione urbanistica: un tempo c’era per prima cosa una visione sull’evoluzione della vita culturale e museale, ora invece si parte da un edificio o un terreno, e questo è lontanissimo da una buona politica culturale. Ci si trova davanti a una commercializzazione di Ötzi. I Verdi si sarebbero astenuti.
Sandro Repetto (Partito democratico - Liste civiche) ha ricordato di aver votato a favore della mozione sulle indagini indipendenti, evidenziando che il progetto del Museo archeologico prevede una valorizzazione del museo stesso, al di lá della mummia, dell’importanza turistica e dell’indotto economico. In quanto al Polo bibliotecario, esso ha un messaggio fondamentale da considerare: tre biblioteche che si fondono e lavorano insieme. Considerare questa sede per Ötzi, tra le altre, può essere legittimo, ma procedere ora con uno studio preliminare come quello proposto da Urzì, stante la situazione attuale anche relativamente a Condotte, è problematico, e potrebbe portare anche a danni erariali.
Secondo Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha ritenuto difficile tornare su una decisione giá presa: la richiesta di Urì è giustificata, ma arriva al momento sbagliato, l’edificio considerato ha giá una destinazione d’uso e non si può ripartire da zero, bloccando di nuovo l’iter per tanti anni.
Sven Knoll (Süd-Tiroler freiheit) ha evidenziato che in realtà a Urzì non sta a cuore lo spostamento del Museo archeologico, ma la conservazione di un edificio di impronta fascista. Non sarebbe comunque una sede adeguata per il Museo, perché non si trova nel centro della città, in un edificio di cui anche gli italiani non apprezzano l’estetica. IL quartiere è brutto architettonicamente e non ha un’alta qualità di vita; la posizione attuale del Museo archeologico è quella adeguata, magari con un collegamento sotterraneo al Museo civico.
Secondo Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha invitato a non usare Ötzi per fare fuori il nuovo Polo bibliotecario, e rivolgendosi a Knoll ha chiarito che il posto da lui definito “häßlich” c’è il quartiere di Gries, un quartiere misto, a grande presenza tedesca, che è quasi il piú importante della città; le Pascoli-Longon sono al centro di un’area scolastica fatta da istituti italiani e tedeschi.
Il vicepres. Arnold Schuler ha chiarito che nulla impedisce che venga presa in considerazione anche l’ubicazione delle ex Pascoli, e che a questo scopo non è necessario un progetto preliminare come richiesto da Urzì.Va detto però che al polo bibiotecario si sta giálavorando.
L’ass. Massimo Bessone ha invitato a scindere i due temi: dove mettere il Museo di Ötzi e che fare del polo bibliotecario. Se si voleva metter Ötzi nella sede bibliotecaria bisognava dirlo prima: sono stati spesi quali due milioni € per scelta della giunta precedente, quando chi oggi critica poteva intervenire; ora è stato presentato il progetto definitivo del polo bibliotecario, e con l’approvazione della commissione edilizia si avrá quello esecutivo, quindi è un po’ tardi. Urzì ha ribadito che proposte alternative sono state presentate anch negli anni scorsi, e anche dalla Lega. Il suo gruppo aveva lanciato una campagna già nel 2013, e c’era stata anche una osservazione internazionale. La responsbailitá principale è del Partito Democratico, ma in campagna elettorale era stata espressa la volontà di differire da quanto deciso dall’ex assessore Tommasini.
La mozione è quindi stata respinta con 7 sì, 19 no e 4 astensioni.

(La seduta continua)

 

(MC)