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Consiglio | 05.06.2019 | 18:08

Lavori Consiglio: grandi predatori, alloggi sociali, adeguamento IMI, carcere, poste

Proposte di Gruppo Verde, Team Köllensperger, Die Freiheitlichen, Partito Democratico - Liste civiche, Süd-Tiroler Freiheit. La seduta di oggi è conclusa.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha presentato oggi in COnsiglio provinciale la mozione n. 26/19: Grandi predatori: piano di gestione per la tutela dell'attività umana e delle altre specie animali. Non è con la manifestazione di oggi, ha detto il consigliere, che emerge la consapevolezza della preoccupazione, delle paure e dei danni che crea la presenza dei grandi predatori. Questi, di fatto, tornano nella loro Heimat, ed essendo questo fenomeno prevedibile, i Verdi hanno giá presentato la mozione in esame nel 2012 e nel 2014: essa è sempre stata respinta, con una totale sottovalutazione del tema proprio da chi oggi grida “al lupo, al lupo!”. L’allora LH Durnwalder non riusciva nemmeno ad accettare l’idea di prepararsi all’arrivo del lupo. Facendo riferimento alla Convenzione di Berna e alla Direttiva Habitat che considerano orso e lupo delle specie protette, e alla legge nazionale che non esclude i prelievi di capi problematici, limitandoli però a singoli capi e solo dopo aver adottato misure di prevenzione dei danni, il consigliere chiedeva di impegnare la Giunta a elaborare entro 6 mesi, presentandolo in Consiglio provinciale – in una audizione presso la commissione legislativa competente, aperta a tutti/e i/le consiglieri/e interessati/e – un “piano di gestione per i grandi predatori”, elaborato in collaborazione con le amministrazioni dei parchi naturali altoatesini, del Parco dello Stelvio e di analoghi interlocutori delle altre regioni alpine, acquisendo anche i pareri delle associazioni ambientaliste della Provincia di Bolzano e di almeno un/a esperto/a in campo scientifico, come ad esempio un/a teriologo/a specializzato/ a in grandi carnivori; tale piano di gestione dovrà affrontare adeguatamente il ritorno dei grandi predatori, con l'obiettivo di informare e coinvolgere la popolazione interessata in un progetto condiviso e in azioni comuni; e (2) a istituire un “Comitato provinciale grandi predatori” incaricato di seguire con continuità e affrontare tutti gli aspetti derivanti dal ritorno di questi animali nel nostro territorio, nominando al suo interno, accanto a rappresentanti dell'amministrazione provinciale, delle categorie e associazioni e dei territori interessati (nella varietà presente nell'ultimo incontro del dicembre 2018), anche uno o più esponenti del mondo scientifico, come ad esempio un teriologo specializzato in grandi carnivori. Tale comitato, con funzione di consulenza verso la Provincia, dovrà darsi un programma di lavoro che affronti tutti gli aspetti che comporta il ritorno dei grandi predatori sul nostro territorio.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha sostenuto che le proposte dei verdi erano state respinte non senza motivo, dato che chiedevano che i contadini si abituassero al lupo. All’incontro di oggi tra capigruppo e contadini, una di loro ha riferito di aver avuto gli animali davanti alla porta del maso, e sostenuto che “o si rinchiude il lupo, o devo rinchiudere i miei bambini”. Si tratta di un tema da portare alla Seduta congiunta, per gestire insieme il ritorno dei grandi predatori, che vanno anche dotati di un chip per capire come si muovono e sapere dove si trovano in un determinato momento. 
Secondo Diego Nicolini (5 Stelle), il problema del lupo è un problema di comunicazione. La questione è stata molto semplificata, ma il lupo è un animale in grado di muoversi molto velocemente per tanti km. In Alto Adige ci sono attualmente 15 lupo, ma ci sono regioni come la Toscana dove essi sono 500, e si è imparato a convivere con loro, grazie anche al contributo degli scienziati. Egli ha fatto riferimento al Piano lupo del Ministro Costa, in base al quale ogni regione dovrebbe essere al centro di uno studio sulla diffusione e il contenimento in loco del predatore. il piano Lupo è stato firmato anche dalla provincia di bolzano nella conferenza Stato-Regioni, ed è compatibile con quanto previsto nella mozione. 
Secondo Franz Locher (SVP), la proposta di Dello Sbarba riguarda i singoli capi, ma non è questo il problema: bisogna agire a livello transfrontaliero, tenendo conto delle esigenze dei contadini che vogliono tutelare i loro allevamenti. Piani e gruppi di lavoro ce ne sono abbastanza: in provincia però non c’è spazio per tutti gli animali, “dobbiamo risolvere da soli il problema”, senza attendere i tempi di Roma o Bruxelles. 
Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha evidenziato che l’ass. Schuler ha un atteggiamento pragmatico verso la questione, tuttavia la SVP si è sbilanciata ultimamente in direzione “wolffreies Südtirol”. Prima della rivoluzione industriale, l’agricoltura era l’unica fonte di entrate, per questo erano state coltivate quasi tutte le superfici, e si arrivò a sterminare il lupo perché erano state prima eliminate le sue prede naturali, quindi esso si era rivolto agli animali da allevamento. Oggi ci sono invece prede selvatiche a sufficienza, ed è per questo che esso ritorna.
Peter Faistnauer (Team Köllensperger) ha evidenziato che dove ci sono animali da reddito non c’è compatibilità con il lupo, che può avere il proprio posto dove non c’è agricoltura attiva. Egli non sarebbe contrario a una tavola rotonda, in modo che sia data voce sia agli agricoltori che agli esperti scientifici.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha invitato a dire chiaramente cosa vuol fare la politica: gli interventi di tutela hanno avuto effetto, ma l’agricoltura di montagna non è compatibile con questi grandi predatori, bisogna chiedersi cosa si vuole veramente, d’intesa con le regioni confinanti. In quanto al monitoraggio, esso è giá stato fatto, anche se le relative informazioni non sono state diffuse, perché si era in campagna elettorale.
Brigitte Foppa (Gruppo Verde), riferendosi al comportamento della SVP, ha ricordato che in campagna elettorale il presidente della provincia aveva annunciato che il populismo andava evitato, mentre ora ci si comporta in maniera assolutamente populista: “Il partito di maggioranza sa benissimo che non è possibile ciò che promette, perché bisogna rispettare la legge nazionale”. La domanda è come gestire questa resistenza: si puó fare solo col dialogo.
Il presidente della Provincia Arno Kompatscher ha chiesto su quale piano giuridico si potrebbe basare il proposto Piano di gestione, e aggiunto che anche lui è per una discussione oggettiva. Da mesi egli si occupa di questa tematica, sia a Bruxelles che a Roma: la direttiva UE si rivolge agli Stati, i quali possono delegare, ma l’Italia non l’ha fatto, quindi non c’è alcuna competenza per un piano di gestione. Tutte le regioni del nord sono favorevoli a una revisione della normativa sui prelievi, mentre quelle del Sud non sono di questo parere; a livello europeo si discute di portare il lupo dal livello 4 al livello 5 della direttiva habitat, abbassando il grado di tutela e permettendo prelievi. Il Piano del Ministro Costa non lo considera, ecco perché si mira a una competenza autonoma, legata alle disposizioni europee. In Alto Adige c’è una densità di popolazione ed economia tale da non consentire la convivenza con i lupi, si mira a una definizione di “zona sensibile”, e per questo motivo libera dai lupi. Un sistema di tutela passiva non sempre garantisce il risultato auspicato; nell’accordo di coalizione in germania, in merito ai lupi, non si esclude il “prelievo letale”, ma nemmeno la Germania può legiferare in merito in maniera autonoma. Dello Sbarba ha replicato portando l’esempio della regione Toscana, che ha 500 lupi ma ha anche un Piano di intervento, con dotazione finanziaria di 5 milioni: “Se lo fa la Toscana, lo possiamo fare anche noi”. Il Piano prevede per esempio il prelievo di tutti gli ibridi. Il consigliere ha quindi invitato la Giunta a mettere nero su bianco le intenzioni della Provincia, creando una piattaforma chiara e trasparente che contribuirebbe ad evitare un populismo fatto di slogan inapplicabili. La mozione prevede proprio un’assunzione di responsabilità. 
La mozione è stata votata per parti separate e respinta: le premesse con 13 sì, 15 no e 2 astensioni, il punto (1) con 12 sì, 15 no e 3 astensioni, il punto (2) con  13 sì, 15 no e 2 astensioni.

Con la mozione n. 50/19: Alloggi sociali, recupero dello sfitto e tutela dei proprietari, Paul Köllensperger (Team Köllensperger) ha poi fatto riferimento al notevole bisogno in provincia di alloggi, a fronte di un gran numero di abitazioni sfitte, di cui solo 4.000 a Bolzano; il tutto mentre aumenta il consumo di territorio, e l’IPES è costretto ad acquistare terreni per costruire immobili per alloggi sociali. Purtroppo non ci sono dati attendibili sul numero effettivo degli alloggi sfitti, perché lo strumento previsto dalla legge provinciale 14/1985 è scaduto con l’abrogazione della legge: uno studio sarebbe però necessario, per applicare un’aliquota IMI maggiorata in caso di assenza di contratti  di locazione per almeno un anno. Ai fini di tutelare anche i proprietari, che temono di perdere la disponibilità dei loro alloggi, si proponeva, una volta chiarite le dimensioni del fenomeno, di affidare gli appartamenti sfitti alL’IPES, per affidarli all’edilizia sociale: l’istituto riscuoterebbe il canone ridotto, e la differenza tra questo canone e quello pattuito con il proprietario andrebbe a carico del bilancio provinciale, con garanzia di puntualitá dei pagamenti e restituzione dell’immobile nelle medesime condizioni in cui è stato consegnato. Il consigliere proponeva quindi di impegnare la Giunta (1)  a reintrodurre l'obbligo per i proprietari di alloggi sfitti di dichiararli al Comune (come era previsto nella legge provinciale n. 14/1985), al quale vanno aggiunti un termine ultimo per la dichiarazione e l'introduzione di sanzioni in caso di violazione dei termini di legge; va inoltre introdotto l'obbligo per i Comuni di procedere al censimento digitale dello sfitto incrociando i dati catastali con quelli anagrafici; (2) a trovare una soluzione per incoraggiare i proprietari di immobili tenuti vuoti ad affittarli nei termini di cui sopra: proposta di locazione a un canone da stabilire, ma comunque adeguato; affitto sicuro in virtù della garanzia pubblica; riscossione dall'inquilino del canone sociale da parte della Provincia, che si fa carico della differenza tra i due canoni, con fondi attinti dal bilancio provinciale; (3) a definire la cornice organizzativa e tecnica, con il supporto dell'Ipes e della ripartizione provinciale edilizia abitativa, per provvedere all'attuazione della proposta di cui al precedente punto 2.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha sostenuto la proposta, ricordando che si è in prossimitá di definire le aree di insediamento previste dalla nuova legge urbanistica: a questo scopo un censimento degli alloggi disponibili è opportuno, perché “ogni alloggio vuoto è un alloggio in meno da costruire, e quindi meno suolo da consumare”.
Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha annunciato astensione, poiché è difficile capire cosa sono gli alloggi sfitti. Con il nuovo sistema fiscale, ha ricordato, il proprietario di un alloggio paga il 10% di tasse, se non si vuole che si costruiscano nuovi alloggi bisogna favorire la locazione, e il sistema fiscale dà gli strumenti utili, anche tramite accordi specifici.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha evidenziato che a Bolzano esistono centinaia di alloggi sfitti: per molti proprietari è meglio tenerli così, piuttosto che rischiare di non tornarne più in possesso o che vengano danneggiati. C’è però anche un’attivitá speculativa sugli alloggi, nonché il circolo vizioso canone-contributi all’affitto. Ci sono famiglie dove entrambi lavorano che non si possono permettere un appartamento, mentre una famiglia pachistana dove solo il padre lavora come lavapiatti se lo può permettere. La soluzione individuata tramite IPES non è la migliore, forse è più efficace lavorare sulle aliquote.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha segnalato che il tema degli alloggi accessibili è sentito da tutti i gruppi, e anche dalla Giunta. I Freiheitlichen avrebbero quindi appoggiato la mozione perché c’è bisogno di tutte le misure possibili, e un sistema come quello proposto è giá funzionante nel Vorarlberg.
L’ass. Waltraud Deeg ha riferito di un incontro con le parti sociali, la tutela consumatori, l’ordine degli architetti, con un confronto sullo studio abitativo giá a disposizione la scorsa legislatura. Bisogna considerare anche le esigenze delle famiglie con un reddito medio, oltre a quello degli affitti sociali: se si aumenta l’offerta sociale, si riduce quella per il ceto medio e aumentano i prezzi. Sono 14.000 gli alloggi affittati con il contributo della Provincia, e 10.200 quelli a canone convenzionato: nella legge urbanistica è previsto un passaggio in base al quale essi dovrebbero essere rilevati in un apposito elenco, in collaborazione con il Consiglio dei Comuni. Ogni intervento della Provincia può far alzare ulteriormente i prezzi, ma una possibilità è offerta dalla legge sull’IMI, che permette detrazioni fiscali per alloggi affittati a canone calmierato; si intende confrontarsi con i Comuni per verificare la possibilità di una proposta ancora migliore. Bisogna agire sugli incentivi fiscali e su maggiori controlli, anche per evitare il fenomeno del B&B, per questo la mozione non verrá accolta.
La mozione è stata votata per appello nominale e respinta: le premesse con 11 sí, 16 no e 3 astensioni, il punto (1) con 14 sì, 16 no e 1 astensione, il (2) con 16 no, 12 sì e 3 astensioni, il punto (3) con 12 sì, 16 no e 3 astensioni.

È quindi stata presentata la mozione n. 78/19: Adeguamento dell'IMI - sfruttare lo spazio abitativo esistente, con cui Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) proponeva un’altra misura per intervenire sulla questione abitativa, pur lamentando che la Giunta, davanti a proposte concrete dell’opposizione, si trincerasse sempre dietro alla risposta “lo stiamo facendo”. Con la mozione ci si proponeva di incentivare la messa a disposizione degli alloggi sfitti, 4.000 solo nel capoluogo, intervenendo sullIMI, in modo da contrastare la speculazione. La proposta era di prevedere nella legge provinciale 3/2004 un aumento al 15 per mille dell’IMI sulle abitazioni vuote da tempo nonché una riduzione al 2 per mille dell’imposta sulle abitazioni date in affitto a residenti.
Gerhard Lanz (SVP) ha risposto che questa proposta è giá in attuazione, e ha invitato a informarsi tramite interrogazione, prima di procedere con una mozione.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha invece sostenuto la mozione, chiedendo però spiegazione sul significato della parola Einheimische” nella parte dispositiva.
Anche Peter Faistnauer ha chiesto spiegazioni sul termine, così come pure sul concetto “vuote da tempo”.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha annunciato voto a favore della mozione, ma “con un po’ di mal di pancia”, poiché ogni consigliere ha la potestà legislativa, e di questo si potrebbe approfittare, invece che chiedere alla Giunta di provvedere lei.
Il pres. Arno Kompatscher ha spiegato che un intervento analogo, che verrá discusso con la legge di bilancio, è già pronto da tempo, e dalla discussione in aula emerge che verrá condiviso. Non lascerá tutti soddisfatti, per esempio i proprietari immobiliari, ma la possibilità di attuazione è giá stata discussa con il Consorzio dei Comuni. Saranno previste agevolazioni per chi si impegna volontariamente ad affittare a canone sociale provinciale a residenti. Leiter Reber ha chiarito che per “Einheimische” intendeva proprio chi ha la residenza, e la mozione è stata respinta con 15 sì e 16 no.

Sandro Repetto (Partito democratico) ha quindi presentato la mozione n. 104/19: Casa circondariale di Bolzano, con cui evidenziava come essa sia al limite della fatiscenza, inadeguata e non idonea a garantire la dignitá né a chi vi lavora né a chi vi è detenuto, tanto che in seguito a una visita lo stesso pres. Kompatscher l’ha definita “una vergogna”. La struttura è inoltre sovraffollata, e soffre di carenza di personale. Poiché il nuovo carcere è ancora lontano dalla realizzazione, il consigliere chiedeva di impegnare la Giunta a considerare una priorità la costruzione della casa circondariale di Bolzano e ad individuare celeremente un percorso amministrativo-giuridico che possa dare inizio ai lavori di realizzazione previsti per il 2019.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha ricordato di essere rimasta impressionata da una recente visita in carcere, una vera e propria prigione come lei si immaginava da bambina, con chiavi, sbarre e un cortile impressionante, lungo e stretto, chiuso da un alto muro che lo separa dal Talvera. I detenuti sono stipati uno sopra l’altro nelle celle, con un piccolo angolo per cucinare e un altro per i bisogni, senza possibilità rieducative e con casi di dipendenza al 60%. Dare un minimo di privacy e di aria è più che necessario. 
Josef Unterholzner (Team Köllensperger) ha condiviso la necessità di avere un carcere a misura d’uomo. Il progetto esiste da tempo, è un PPP e la ditta Condotte avrebbe da tempo dovuto iniziare i lavori: bisognerebbe valutare se è possibile affidare il progetto al secondo piazzato.
Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha condiviso l#opinione che il carcere di Bolzano fosse disumano, “dopo averlo visitato per alcuni giorni sono stata male, pensando alle condizioni non solo dei detenuti, ma di chi vi lavora”. Questa “storia infinita” deve giungere al termine. Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha rilevato che l’edificio del carcere, che una volta ospitava anche il Tribunale, è sovraffollato. Ha invitato a riflettere che l’incarcerazione non è una vacanza, ma l’ultima possibilitá di intervento su persone che hanno commesso dei delitti, quindi deve avere anche una funzione respingente, aggiungendo però che sono poche le persone che ne escono avendo vissuto una vera rieducazione. In ogni caso ha sostenuto la necessità di un rapido rinnovamento della struttura.
L’ass. Massimo Bessone ha condiviso le opinioni espresse, anche in merito alle condizioni di detenuti e soprattutto delle guardie carcerarie, tuttavia ha sottolineato che vanno rispettati dei termini procedurali. Il sovraffollamento è comune a gran parte delle carceri, purtroppo. Il progetto per il nuovo carcere nasce 2010 con l’intesa Provincia - Governo, con i fondi messi a disposizione dall’Accordo di Milano. è seguito l’esproprio del terreno, e successivamente il bando di gara, alla scadenza del quale, nel 2013, c’erano 7 offerte. Dopo valutazione tecnica complessa era stata identificata come aggiudicataria Condotte SpA, e di seguito avviata la conferenza dei servizi finalizzata a chiedere all’impresa tutte le modifiche necessarie, anche per nuovi aspetti normativi del codice dei contratti. Entro il 2019 la conferenza dei servizi dovrá portare all’approvazione tutta la documentazione progettuale, dopodiché saranno verificati i requisiti dell’impresa: se positivi si stipulerá il contratto. L’opera è stata fin dall’inizio prioritaria per la Provincia.  Il pres. Arno Kompatscher ha ricordato la funzione educativa del carcere già indicata da Cesare Beccaria, evidenziando che questa dipende anche dalla struttura, e quindi “attualmente non è garantita”. La mozione è stata respinta con 15 sì e 18 no.

Myriam Atz Tammerle  (Süd-Tiroler Freiheit) ha infine presentato mozione n. 105/19: Servizio postale in provincia di Bolzano, con la quale evidenziava come le Poste italiane siano sempre più inaffidabili, con lettere che impiegano mesi a giungere a destinazione e dipendenti sovraccarichi, tanto che crescono gli invii fatti dall’Austria, dove spedire costa meno: l’ufficio postale di Sillian è diventato l’ufficio postale più redditizio di tutta l’Austria proprio perché utilizzato da tanti cittadini della Pusteria. Per migliorare il servizio postale, la Provincia ha siglato un accordo con Poste italiane che prevede l'investimento di somme ingenti per la riapertura di un centro di smistamento a Bolzano, ma il servizio postale non è migliorato, tanto che di recente i media hanno reso noto che a Bolzano sono ferme 80 casse di lettere che devono ancora essere smistate.Poiché Poste italiane non detiene più il monopolio per il servizio postale, la Provincia avrebbe due possibilità per organizzare il recapito postale indipendentemente da Poste italiane, siglando un accordo con l'ente postale di un altro Stato e affidando a questo la gestione di tutti i servizi postali, come accade nel Liechtenstein, il cui servizio postale per molti decenni è stato curato dalla Posta austriaca e poi da quella svizzera, oppure gestendo autonomamente l'accettazione e il recapito della posta all'interno del territorio provinciale e siglando un accordo con un partner estero per il disbrigo della corrispondenza internazionale, come accade in molti  territori autonomi che gestiscono il proprio servizio postale ed emettono francobolli, tra cui isole Fær Øer (Danimarca), isole Åland (Finlandia), Groenlandia (Danimarca), le dipendenze della Corona britannica Guernsey, Jersey e Isle of Man, Gibilterra (Regno Unito) ecc.. La consigliera proponeva quindi che il Consiglio provinciale chiedesse un servizio postale funzionante e affidabile per il territorio e incaricasse la Giunta provinciale di recedere dal contratto con Poste italiane e di avviare trattative con gli enti postali degli Stati vicini per concludere un accordo di cooperazione relativo all'intera o parziale gestione del servizio postale per il territorio della provincia di Bolzano.
Alex Ploner (Team Köllensperger) ha evidenziato che l’accordo Provicia-Poste non vale molto. Il presidente della Provincia sta però portando avanti trattative, ed è giusto dargli il tempo necessario. Affidarsi a un operatore estero sarebbe difficile, dato che tanti servizi sono vincolati legalmente o contrattualmente, come la consegna di raccomandate. Va valutata anche la condizione del personale, ed è incomprensibile che la responsabile del personale non si esprima in merito. In attesa della conclusione delle trattative, la mozione andrebbe sospesa. 
Franz Locher (SVP) ha evidenziato che non c’è stato un miglioramento del servizio, ma un “miglioramento della confusione” e si è complimentato con Atz Tammele per la proposta di attivarsi in proprio: la Provincia, infatti, ha più volte dimostrato di saper gestire e risolvere le situazioni, anche delegando i Comuni. Gli sforzi del personale sono lodevoli, ma se lo Stato non riesce a risolvere la situazione la Provincia deve assumersene la responsabilità.
Sven Knoll (STF) ha chiarito che giá con l’Accordo di Milano era previsto che la Provincia potesse gestire il servizio postale, e che la liberalizzazione permette di gestire pacchi e lettere. Diversa è la questione della posta internazionale, per la quale si potrebbe incaricare il servizio postale di un altro Paese.
Il pres. Arno Kompatscher ha riferito che molto è possibile, tuttavia nella mozione manca un passaggio: a livello legale bisogna trovare un accordo con il Governo, perché l’Accordo di Milano prevede solo un ruolo a livello finanziario; ci vogliono quindi trattative. Gli esempi portati dalla proponente si basano appunto su accordi con i rispettivi Stati. Attualmente si sta trattando per un nuovo contratto, finora non è stato pagato nulla perché il contratto non è stato applicato. L’obiettivo è di avere personale bilingue a tempo  indeterminato, garantendo le prestazioni di consegna entro una certa fascia oraria, dal lunedì al sabato: se così non sará, non ci sarà pagamento, e bisognerá cercare un’altra soluzione, ma ci vorrá del tempo. Il presidente ha aggiunto che alle condizioni attuali non si trovano in provincia persone disposte a lavorare in questo servizio: la remunerazione deve essere adeguata. Infine, ha aggiunto che sono in corso trattative per una collaborazione con Rai Way per avere una copertura di segnale perfetta: la burocrazia a Roma frena questo progetto.

La discussione della mozione proseguirà domani. La seduta di oggi é conclusa. 

(MC)