Contenuto principale

Consiglio

Consiglio | 04.06.2019 | 16:53

Lavori Consiglio: audizione del direttore generale dell’Azienda sanitaria

L'intervento di Florian Zerzer, le domande di consiglieri e consigliere. In apertura di seduta, ricordato Giancarlo Bolognini.

L'audizione del direttore generale Zerzer. (Foto: Seehauser)ZoomansichtL'audizione del direttore generale Zerzer. (Foto: Seehauser)

In apertura della sessione di lavori di giugno del Consiglio provinciale la vicepresidente Rita Mattei ha invitato il plenum a ricordare Giancarlo Bolognini, già consigliere provinciale dal 1983 al 1993, assessore provinciale e vicepresidente del Consiglio e della Giunta, recentemente scomparso,“uno degli ultimi protagonisti di una stagione di grande crescita e sviluppo dell’Autonomia. Oltre a sedere in quest’aula, Bolognini è stato rappresentante del Consiglio della Provincia autonoma nelle Commissioni dei Sei e dei Dodici, e presidente delle stesse dal 1995 al 2001: anche - e non solo - in questa veste, si è impegnato per trovare punti di accordo e ricucire strappi”. L’aula ha quindi osservato in sua memoria un minuto di silenzio.  

Di seguito, l’aula ha ospitato l’audizione del direttore generale dell’Azienda sanitaria Florian Zerzer, come previsto dalla legge provinciale Struttura organizzativa del Servizio sanitario provinciale (l.p. 3/2017, art.8). Zerzer era accompagnato da Marianne Siller, direttrice tecnico assistenziale, Thomas Lanthaler, direttore sanitario, e Umberto Tait, direttore amministrativo dell’Azienda.

Il direttore generale, ricordando di ricoprire il ruolo dal 15 ottobre scorso, ha illustrato il suo precedente curriculum tutto interno all’amministrazione provinciale, come, dopo di lui, i colleghi dell’Azienda.Ora l’Azienda è unica, ha spiegato, con un sistema sussidiario composto da 4 comprensori sanitari: la decisione era stata presa, al fine di creare sinergie ed evitare doppioni, creando altresì nuovi spazi per nuovi servizi. 1.025 mld € è il bilancio, 1.200 medici, 1.600 infermier, i60 i pediatri, 120 i primari, . In un solo giorno sono 681 gli accessi al pronto soccorso, 115 gli interventi del 118, 225 i pazienti ricoverati, 15 le nascite, 24.000 le prestazioni ambulatoriali, 15.150 le prestazioni di laboratorio, 17.041 le confezioni di farmaci erogati dalle farmacie territoriali. Dai confronti con i manager di Austria e Germania emerge che “veniamo invidiati per il nostro sistema”. Le possibilità riabilitative e diagnostiche sono coperte grazie alla disponibilità di fondi pubblici ai fini di garantire il diritto costituzionale alla salute, anche se non è possibile che tutto sia disponibile ovunque gratuitamente.Si sente spesso che in Alto Adige si spende per la sanità molto di più delle altre regioni: si tratta di un finanziamento appropriato al fine di garantire i servizi. Grandi passi avanti sono stati fatti nell’ambito della certificazione oncologica, anche a fronte di un continuo aumento delle relative patologie. Anche l’indice di soddisfazione riguardo ai servizi è buono: “Sostanzialmente la popolazione ha dato una valutazione positiva, in particolare in merito all’assistenza in ospedale e nei distretti”. Negativi sono i voti relativi a tempi d’attesa nei distretti e nel Pronto Soccorso, lodi sono invece arrivate per il personale medico e paramedico. A livello nazionale, in base allo Studio bersaglio 2017 dell’Istituto S. Anna di Pisa l’Azienda sanitaria di Bolzano ha una buona posizione in rapporto ad altri istituti. In quanto ai punti deboli, non è stato semplice fondere 4 comprensori: ora il nuovo organigramma deciso dalla Giunta lo scorso dicembre fissa ex novo le ripartizioni anche a livello comprensoriale definendo più precisamente le responsbailitá in Azienda; è stata poi introdotta la certificazione del bilancio; quest’anno si inizierà anche a definire l’ordinamento clinico, a stretto contatto con l’assessore competente, cercando di garantire anche l’assistenza sanitaria in periferia. In quanto ai tempi d’attesa, il nuovo piano ministeriale stabilito d’intesa con le Regioni è una sfida onerosa  per l’Azienda, perché si passa da garanzie di assistenza a 60 giorni, giá difficilmente garantibile, a garanzie a 30 giorni; a questo scopo si stanno valutando anche gli esempi di Svezia e Svizzera, che hanno ridotto di molto i tempi d’attesa grazie a consultazione online. Per le prestazioni operative, quali interventi oncologici, in quanto a tempi d’attesa si è tra i primi in Italia. In base al modello austriaco e svizzero è ora possibile assumere i medici in formazione specialistica, con grande vantaggio per il sistema perché questo ha prodotto subito un grande afflusso. A inizio anno i tempi d’attesa al call center erano molto lunghi, a causa di malattie e carenza di personale, ma da 11 minuti si è scesi ora a 51 secondi; si interviene anche sull’aumento dei canali di prenotazione, con l’obiettivo di garantirle anche tramite medici di base. In quanto al Pronto Soccorso, in  Alto Adige è il reparto più frequentato, questo si deve anche al fatto che a Bolzano non c’è un servizio di medici di base con reperibilitá continua: è stato introdotto un nuovo sistema di Triage per classificare l’urgenza della prestazione, in base alla quale viene garantito il trattamento: questo ha migliorato la situazione, ma ci sono ancora troppi casi che non sarebbero da Pronto soccorso. Zerzer ha poi affrontato il tema dei malati cronici: il 30% di essi assorbono il 70% delle risorse del sistema sanitario, e questo rapporto è migliorabile incrementando l’assistenza preventiva sul territorio, come è già stato fatto con successo nella cura dei pazienti diabetici. La Giunta ha approvato il Piano per la cura dei malati cronici, ambito su cui è opportuno concentrarsi di più, mentre in generale il dibattito dà più attenzione ai casi acuti. La salute, ha concluso Zerzer, si crea sul posto di lavoro, a casa, nelle famiglie, nell’ambiente di vita, anche con autoresponsabilità: bisogna investire più nella prevenzione e meno nell’acuto.

Di seguito, gli interventi di consigliere e consiglieri.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha rilevato che dalL’intervento sembrava che fosse tutto a posto, “mentre forse dobbiamo chiederci se la nostra Azienda sanitaria non sia a livello di cure palliative, essendosi verificato un peggioramento continuo. Ci sono pazienti che non possono più interloquire nella loro madrelingua, e per questo serve a poco il migliore sistema di Triage”. La comunicazione avviene in gran parte solo in italiano, e questo significa una riduzione della qualità dell’assistenza sanitaria, per via di una responsbailitá politica. Anche l’assistenza transfrontaliera non funziona, e c’è carenza acuta di medici: molti non tornano in provincia di Bolzano per carenza di attrattive, “cosa fa l’Azienda sanitaria per correre ai ripari?”.

Maria Elisabeth Rieder (Team Köllensperger) ha ricordato di aver sentito più volte negli anni discorsi come quello di oggi, a cui ora non crede più. Zerzer è stato uno dei padri della riforma di unificazione del 2007, che avrebbe dovuto consentire risparmi e una migliore organizzazione: questi obiettivi non sono stati raggiunti, e molte preoccupazioni sono diventate realtà. Le decisioni centralizzate sono troppo lontane dagli ospedali, l’apparato e complicato e senza gerarchie chiare, i dirigenti perdono energia nella discussione sulle competenze, i collaboratori vivono nell’insicurezza. Negli ultimi 2 anni si sono licenziati püiù di 400 collaboratori, come si intende reagire? Mentre i collaboratori lavorano per non far affondare la nave, i vertici vengo continuamente assunti, pagati bene, cambiati. DelL’informatizzazione non si sa nulla, pare essere “un grande segreto”. “Bisogna riconoscere che l’Azienda unica è stato un fallimento, c’è bisogno di una strategia chiara e di maggiore autonomia per i distretti e i direttori locali, con competenze chiare per un sistema sussidiario”.

Franz Ploner (Team Köllensperger) ha sostenuto che il sistema sanitario, nonostante tutte le critiche giustificate, sta facendo grandi cose grazie all’impegno del personale. Tuttavia ci sono carenze, e la riforma con l’accorpamento delle quattro aziende non ha portato risparmi e aumento di efficienza. Ploner ha posto poi una serie di domande: come si intende superare il problema della carenza dei medici in tutti i settori, ormai palese?, sono state elaborate strategie per evitare licenziamenti?, l’Azienda intende pensare a nuovi modelli di lavoro, dato che le attuali sono malfunzionanti? come si intende affrontare l’aumento di burocrazia, che ostacola un’assistenza più vicina al paziente? come si vogliono ridurre i lunghi tempi d’attesa?, come si sgraverà il pronto soccorso, quando saranno messi in rete tutti gli stakeholder dell’Azienda sanitaria? I sistemi ben funzionanti della provincia vicina potrebbero essere presi ad esempio. Infine, “Una delle società più prospere dell’Europa si può permettere davvero un sistema che costringe sempre più cittadini a optare per servizi privati?”. Bisogna abbandonare il centralismo per orientarsi alla sussidiarietà, e la comunicazione è una condizione sine qua non.

Hanspeter Staffler (Gruppo Verde) ha evidenziato che le prestazioni sanitarie sono migliori della loro nomea, ma si devono ancora alla buona gestione del passato, con un’impostazione sussidiaria e una precisa identitá degli ospedali. Nell’impostazione moderna, una riforma come quella effettuata, centralista, viene vista con criticitá, perché ha come risultato effetti a collo di bottiglia: con 10.000 dipendenti 3 7 sedi, questo tipo di impostazione non va bene, dopo 10 anni bisogna riconoscerlo. Molti problemi non si devono alla carenza di medici, ma a questioni organizzative che non possono essere risolte a livello centrale. Vanno rafforzati gli ambiti che lavorano a livello periferico, ma quei c’ßé una certa inattività, basti pensare che negli ospedali più periferici sono stati occupati solo 2 primariati su 4, si pensi alla chirurgia a Silandro, coperta da 3 anni. “Negli ambiti in cui le prenotazioni si svolgono tramite CUP, i tempi d’attesa si sono allungati o accorciati?, ha chiesto Staffler: “Quali progressi ci sono in termini di digitalizzazione?”.

Diego Nicolini (MOvimento 5 Stelle), esprimendo gratitudine per l’impegno dell’Azienda sanitaria nel fornire un servizio fondamentale, ha aggiunto di essere collettore di segnalazioni interne relative a problemi: “Fonti interne che hanno paura ad esprimere la loro idea, che rilevano anche assenza di meritocrazia: ed è per questo che tanti buoni medici se ne vanno. manca la meritocrazia e la politica sta facendo dei disastri”. È difficile, certo, intervenire se c’è chi crede che il problema maggiore sia che il medico non parla la propria madrelingua, tuttavia, proprio perché la nomina di Zerzer è politica, in 6 mesi non si sono visti risultati, ma c’è stato un regresso. Il Trentino e la Lombardia, con budget minori, hanno risultati migliori, anche in termini di digitalizzazione. In quanto ai LEA, la provincia è risultata ultima perché non sono arrivati i dati a Roma: “Per una volontá, o per mancanza di capacità?”. mancano i criteri per la nomina dei direttori di comprensorio, a breve in scadenza, e questo espone a nomine politiche. Nicolini ha chiesto conferma sugli eventuali ritardi del cantiere dell’ospedale di Bolzano, e domandato a Zerzer informazioni sul corso manageriale che egli avrebbe dichiarato come requisito per la carica ricoperta, ma anche pare invece non abbia ancora fatto.

Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche), facendo riferimento a situazioni estremamente valide nel sistema sanitario, ha rilevato l’esistenza di sacche che non funzionano, nonché la carenza della politica nel dare un indirizzo all’Azienda, essendoci confusione sul mantenimento o meno del sistema attuale. In quanto al personale medico, si legge che va e viene che non è stanziale, e ha chiesto se questo è vero, nonché informazioni sulla fuga dle personale infermieristico, problema allargabile all’assistenza anche nelle case di riposo. Infine, ha chiesto informazioni sul nuovo pronto soccorso di Bolzano e sul nuovo ospedale. 

Alessandro Urzì (L’alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha ritenuto che sarebbe stata più opportuna un’audizione dell’assessore alla Sanità, scindendo la responsabilità tra amministrazione sul campo e scelta politica. Il direttore generale oggi audito, evidentemente, tiene la linea che gli è stata data, rappresentando una situazione che i cittadini difficilmente potrebbero comprendere, come dimostrano le segnalazioni che arrivano ai consiglieri: c’è uno sdoppiamento tra realtà mostrata e realtà percepita. Grande stima va al personale, direttori compresi, ma le falle esistono, dai tempi d’attesa al ruolo del pronto soccorso, la cui situazione non si puó imputare solo a chi ne abusa: non bisogna guardare i cittadini con area di sufficienza. In quanto al personale, è meglio avere buoni medici, indipendentemente dalla lingua che parlano, basti ricordare il caso “Scienza”. Alla sanità altoatesina mancano luoghi di eccellenza riconosciuti. Inq uanto al personale infermieristico, una delle colonne della sanitá, la Claudiana sforna personale che poi va altrove, forse perché non gli viene riconosciuto il giusto ruolo. Si è unificata l’azienda, ma sono rimasti 4 comprensori inutili e costosissimo, “si spende e si spande buttando i soldi al vento”.

Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha segnalato che dalL’Azienda sanitaria arrivano sempre notizie negative, chiedendosi se questo non abbia a che fare con la verticalizzazione e la diminuzione del processo democratico del sistema, come giá da tempo denunciato dai Verdi. Non si tratta di una questione di immagine, bisogna intervenire sul sistema, che si confronta con pazienti in un momento di fragilità, e quindi con un atteggiamento negativo, se si trovano in attesa in reparto o al telefono, o con in mano un referto illeggibile anche nella propria madrelingua. Il colloquio diretto, per esempio con il medico di base, ha una valutazione migliore. Molto si parla dei tempi d’attesa, poco di quelli dedicati alla cura: una ginecologa tedesca da poco in servizio in provincial ha notato che le donne si spogliano prima di arrivare alla sedia ginecologica: questo vuol dire che il tempo a disposizione del paziente è troppo breve, non permette un’anamnesi ben precisa. Se la situazione si è sistemizzata in questo senso, questo è un grave segnale.

Peter Faistnauer (Team Köllensperger) ha fatto riferimento all’ospedale di Vipiteno, con la chiusura del reparto di ostetricia nell’ottobre 2017, mentre di recente è ripreso a funzionare l’analogo reparto di Cavalese. Il territorio di periferia va rafforzato, e la riapertura dle reparto darebbe un nuovo impulso all’ospedale di Vipiteno: perché questo in trentino è Possibile e in Alto Adige no? Faistnauer ha chiesto notizia sul numero di cesarei a Bressanone dopo la chiusura di Vipiteno.

Carlo Vettori (Lega Alto Adige - Südtirol), segnalando alla situazione ben più grave del Molise, con l’invio di medici militari in Molise per far fronte a mancanze strutturali, ha aggiunto che certamente anche la provincia di Bolzano non si può sedere sugli allori: ha segnalato a questo proposito i lunghi tempi di attesa al telefono del CUP, invitando a lavorare in rete, collegando anche le farmacie comunali a questo scopo. In quanto ai programmi informatici dei comprensori sanitari, si parla tanto di Euregio, e a Trento c’è un programma che si interfaccia con l’intero territorio, perché non adottarlo anche in Alto Adige? Se si sistema la questione del CUP e quello della macchina burocratica delle aziende locali, si gravano a pioggia anche altri grandi problemi della sanità.

Franz Locher (SVP) ha segnalato che è semplice parlare male del poco che non funziona, piuttosto che lodare ció che funziona. A fronte di un aumento dell’aspettativa di vita, l’approvvigionamento medico ha un ruolo fondamentale, perché cresce la fascia d’etá più bisognosa di assistenza. Lo sviluppo medico va veloce, ma non altrettanto velocemente si possono ristrutturare gli ospedali; molti medici e infermieri devono lavorare anche la domenica perché aumentano gli incidenti del tempo libero, molti dei quali sarebbero prevenibili. L’assistenza alla vecchiaia ha oggi un ruolo fondamentale, gli anziani oggi vengono meglio curati negli ospedali e fuori.

Helmut Tauber (SVP) ha fatto riferimento a recenti esperienze di persone a lui vicine, tutte soddisfatte del sistema. Se i piccoli ospedali non possono dare certe prestazioni è giusto creare centri di competenza, ma bisogna interrogarsi su come si mantiene l’assistenza in periferia e come è possibile far ritornare gli specialisti in Alto Adige. Tutta Europa vuole medici, bisogna creare elementi attrattivi.

Gerhard Lanz (SVP) si è complimentato con Zerzer e gli altri direttori per la gestione della struttura, aggiungendo che si vogliono mantenere le attuali sedi, ma miglioramenti sono possibili. Quando si prenota a volte si sente che un appuntamento è disponibile dopo 6 mesi, “oppure subito, privatamente”, ma è necessario che i medici del pubblico lavorino anche privatamente? Il problema döle pronto soccorso si collega anche al fatto che molti medici di base, soprattutto a Bolzano, non fanno più servizio notturno: c’è un problema di competenze e di risorse. ha quindi esteso il suo ringraziamento a tutti i collaboratori dell’Azienda.

Florian Zerzer ha risposto che la carenza riguarda non solo i medici, ma soprattutto gli infermieri: si deve a questa carenza se sono stati chiusi dei reparti. In quanto ai medici, la possibilità di garantire il modello di specializzazione austriaco è una svolta: molti giovani medici sono interessati a tornare. Molti infermieri, soprattutto donne, rilevano che ci sono ottime condizioni di lavoro, soprattutto riguardo alle condizioni di maternità, ma queste condizioni vanno comunicate meglio. L’azienda va resa attraente in termine di formazione, ambiente, qualitá di vita. Ci si è confrontati con le critiche dei giovani medici, invitandoli a un recente incontro al NOI, dove sono arrivati più di 200 giovani dottori contenti delle informazioni fornite e del contatto diretto con i primari. Il nuovo modello di formazione specialistica ha nel frattempo dato nuovi frutti. In quanto agli infermieri formati dalla Claudian, la maggior parte di quelli diplomati nel 2018 sono stati impiegati in Alto Adige nel 2017, 269 unitá di personale di cura sono arrivati da fuori provincia, nel 2018 340, e questo dimostra che l’Alto Adige è una sede attrattiva. Mancano però pediatri, e questo riguarda anche i punti nascita, perché non c’è personale a sufficienza, sono pochi anche gli anestesisti, problemi comuni ad altri Stati europei. Ai medici si garantiscono anche buone condizioni abitative, assistenza all’infanzia, e diffusione del part-time, nonché la possibilitá di approfittare dle fondo per la formazione: anche questi vantaggi vanno pubblicizzati e comunicati nel modo giusto. è il sistema europeo che ha limitato gli accessi allo studio di medicina, dando come risultato questa carenza. Ogni giorno ci sono dai 200 ai 300 accessi al Pronto Soccorso: “Se ci sono lamentele, fatecelo sapere, perché vogliamo migliorare, tuttavia non ci sono quote di ortalitá critiche in questa sede e i tempi di attesa sono migliorati, inoltre è stata introdotta la guardia medica perché a Bolzano non c’è continuità di cura”. Attualmente questo servizio è poco utilizzato, ma chi l’ha fatto ne parla positivamente. Nel CUP si sono fatti grandi miglioramenti, ma 51 secondi sono ancora troppi, e i punti di contatto devono essere migliorati. Zerzer ha poi riferito che i giudizi sugli ospedali altoatesini hanno sempre visto spiccare San Candido: qui approdano anche molti utenti da fuori provincia, che danno un giudizio molto piú positivo dei locali. I tempi di attesa si sono ridotti in diversi reparti, per esempio in oculistica da 336 a 135 giorni:”Non abbiamo la bacchetta magica, ma stiamo facendo molto”. Eccellenze, nel sistema, ci sono, e lo dimostra la mobilitá attiva dal resto d’Italia e dall’estero; è importante che funzioni la presa in carico delle persone, e questa è la strategia centrale, su cui ci si sta impegnando. Il numero di cesari a Bressanone può essere più elevato perché lí andavano le gravidanze problematiche In quanto all’informatizzazione, la relativa direzione è stata a lungo scoperta: ora non lo è più, e questo darà vantaggi, e si conta di concludere gran parte della digitalizzazione entro il 2022. Saranno promosse anche le possibilità di pagamento digitale.

Dopo che la presidente Mattei ha ringraziato il direttore generale Zerzer e i direttori dell'Azienda sanitaria per il loro intervento, la seduta è continuata con la presentazione delle interrogazioni su temi di attualità.

 


(MC)