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Consiglio | 13.06.2018 | 16:43

Lavori Consiglio: Agricoltura sociale

La discussione generale del dlp 155/18.

Il Consiglio provinciale si è riunito oggi in seduta straordinaria per esaminare il disegno di legge provinciale n. 155/18, Agricoltura sociale, presentato dalla Giunta provinciale su proposta dell’ass. Arnold Schuler, il quale ha spiegato che mantenere il sistema sociale, davanti agli attuali e futuri sviluppi demografici, con l’invecchiamento della popolazione e il moltiplicarsi di famiglie unipersonali, è una delle più grandi sfide dell’attualità. Accanto all’assegno di cura ci sono diverse forme di sostegno,tra le quali l’agricoltura sociale, che offre già una serie di prestazioni, per esempio l’assistenza i bambini da 12 anni, quella agli anziani da 3. Il disegno di leggeha lo scopo di dare attuazione alla legge statale in materia di agricoltura sociale (legge 18 agosto 2015, n. 141), promuovendo la multifunzionalità in agricoltura e la diversificazione della stessa in conformità con i programmi di sviluppo rurale dell’Unione europea: all’adattamento provinciale hanno lavorato un gruppo guidato da Maria Hochgruber Kuenzer. Si istituisce un elenco provinciale degli operatori dell'agricoltura sociale e nel contempo si provvede al loro riconoscimento. Il disegno di legge contiene disposizioni sull'inizio dell'attività, l'imposta municipale immobiliare, la Consulta provinciale per l'agricoltura sociale, la vigilanza e le sanzioni nonché le disposizioni transitorie. Con un successivo regolamento di esecuzione verranno stabilite le modalità per l'accesso degli operatori alle singole attività, così come le forme di collaborazione con gli enti competenti e con i servizi pubblici. Prima della stesura della legge c’è stata una discussione pubblica, e deve essere chiaro che esso non toglie nulla a nessuno: è invece un servizio aggiuntivo, “c’è posto per tutti”. Non si tratta nemmeno di creare un reddito aggiuntivo per gli agricoltori, bensì di dare un servizio aggiuntivo alla popolazione.

Nella sua Relazione di minoranza al disegno di legge 155/18, Agricoltura sociale, Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha segnalato innanzitutto che si tratta di una proposta che non parte dalle persone che hanno esigenze particolari, ma dall’agricoltura e dall’obiettivo di garantire un’ulteriore fonte di reddito a questo settore. Il rischio è che si arrivi a una disparità tra la professionalità degli operatori del sociale e l’offerta del maso, anche perché i requisiti per l’esercizio delle attività sono ancora tutti da chiarire. Questo squilibrio si riverserà sulle persone assistite. La consigliera ha sostenuto poi che la destinazione dei sostegni finanziari è lacunosa e non indica alcun criterio; particolarmente grave é che la partecipazione ai costi delle rette e delle tariffe orarie potrà essere regolato in futuro per categorie, mentre per decenni si è lavorato affinché valessero regole unitarie. L’intera materia, inoltre, è gestita dalla Ripartizione Agricoltura; il Sociale e la Salute sono rappresentati con una sola persona ciascuno nella futura Consulta provinciale per l’agricoltura sociale. Si è dimenticato di dare voce anche alle professioni sociali, alle cooperative sociali e ai servizi sociali, e solo grazie a un emendamento del Gruppo Verde in commissione legislativa è stata garantita la rappresentanza della Federazione per il sociale e la sanità: questo, però  non é sufficiente. Foppa ha quindi parlato delle “solite esenzioni IMI”, che secondo il dlp dovrebbero valere anche per gli edifici adattati ai fini dell’agricoltura sociale: bisognerà fare in modo che con questa scusa non si effettuino interventi edilizi che altrimenti non verrebbero autorizzati. Con questo disegno di legge, ha proseguito Foppa, le aziende dell’agricoltura sociale vengono equiparate  a chi offre servizi sociali e sanitari, il che rappresenta una completa anomalia: un maso rimane un maso. La legge, infine, è sorprendentemente poco chiara nella descrizione delle finalità: nella relazione non vi è traccia di un riferimento allo scopo principale, alle misure e alle modalità con cui raggiungerle – tra cui soprattutto il “fare rete”, la prevista collaborazione tra le varie strutture che in provincia operano nel sociale, nella sanità, nella formazione (anche professionale) e si occupano di lavoro.

Sigmar Stocker (Die Freiheitlichen) ha replicato all’ass. Schuler che in commissione nessuno aveva mai detto che si temeva si volesse togliere qualcosa agli enti sociali: questi avevano semplicemente lamentato di non essere stati coinvolti, pur accogliendo bene l’idea di base della legge. Essa, a proposito, viene imposta al solo scopo di favorire la campagna elettorale di Hochgruber Kuenzer, con la scusa di voler introdurre servizi per persone svantaggiate, e questo mina un’idea di fondo che è valida, perché sono mancate partecipazione e trasparenza.

Walter Blaas (Die Freiheitlichen) ha sottolineato che “dette dal collega Stocker, che è un rappresentante dell’agricoltura, queste parole sono ancora più importante”. Si tratta di una legge tipicamente pre-elettorale, un regalo agli agricoltori, che sanno organizzare molto bene i loro interessi. Chissà cosa sarà ancora possibile fare, in un maso: giá vi si possono svolgere tutte le attività, compresa la produzione lattiero-casearia e i mercati. Ora si aggiunge l’assistenza a persone svantaggiate, ma non si può creare un privilegio per gli agricoltori, mentre altri devono rispettare vincoli molto rigidi di igiene e sicurezza sul lavoro. Con la scusa dell’agricoltura sociale si potrá anche aumentare la cubatura.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha sostenuto il disegno di legge, condividendone gli obiettivi; ha espresso però dubbi sulla sua reale attuazione e le relative conseguenze. Chi gestisce un’azienda agricola, soprattutto se donna, non ha certo molto tempo libero, e quindi anche per accudire una persona con determinati bisogni; nelle strutture d’assistenza ci sono persone appositamente formate a questo scopo, in grado anche di affrontare piccoli incidenti ed emergenze: se questo succede in un maso, chi è responsabile? Ci sono poi persone con tendenze autolesioniste, di difficile gestione. Molto sensato è invece l’ambito riguardante i progetti per educazione alimentare, da condurre con le scuole portando gli studenti direttamente al maso. In ogni caso, prima di proseguire con la discussione andrebbero sviluppati i dettagli relativi alla formazione degli operatori e alla gestione degli ospiti.

Brigitte Foppa (Gruppo Verde) ha posto l’accento sul carico di lavoro aggiuntivo che si riverserebbe sulle contadine, e ribadito che illustrando il disegno di legge non si è mai partiti dalle esigenze delle persone svantaggiate. Queste in un maso troverebbero forse un contesto adeguato per migliorare la propria salute, ma questo non è mai stato detto, anzi: nel primo articolo si parla di un’offerta aggiuntiva nei masi. È un bene che un maso abbia più opportunità di guadagna, ma quando si parla di assistenza bisogna partire dalle persone interessate. A volte le tematiche vengono semplificate fino alla banalizzazione, ma la legge statale dice chiaramente che non si tratta di proporre gite in campagna bensì di assistere persone con gravi disabilità, minori con dificoltá famigliari, dipendenze, persone che hanno avuto trattamenti sanitari, o detenute in strutture penitenziarie: le scuole d’economia domestica sono ottime ma non trasmettono una formazione sufficiente a questo scopo, ci vogliono qualifiche specifiche per gestirle! e il problema non si risolve con le norme d’attuazione. Foppa ha chiesto quindi all’assessore di inserire parole e concetti chiari nelle legge.

Maria Hochgruber Kuenzer (SVP) ha ricordato che i primi passi per l’adattamento della legge statale sono stati fatti nel gennaio 2016, con la costituzione di un gruppo di lavoro che per due anni ha lavorato al progetto. Non sono stati ripresi uno a uno tutti i profili della legge statale, si è invece intervenuti su 8 settori già previsti in provincia. Ci si è sempre basati sul leggi già esistenti, non c’è una corsia preferenziale. Numerose di queste attività si trovano sul mercato: per le contadine varrebbero le stesse regole. IN quanto ai dubbi sulla creazione di attività aggiuntiva, non hanno motivo di essere. Non è che i contadini aspettino questa legge, è il contrario: gli agricoltori aprono le porte alla società. In quanto ai requisiti, sarà la Giunta provinciale a decidere. L’unica cosa nuova è che queste attivitá ora vengono riconosciute, ma per esempio l’assistenza agli anziani nei masi esiste già, e la esercitano solo 4-5 contadine, quindi non si tratta di un guadagno aggiuntivo per l’agricoltura. Il lavoro della contadina ha molte sfaccettature, ma non è che ognuna faccia tutto: se una cura i bambini, non si assume altri compiti. I masi non sono case di riposo o strutture d’assistenza, ma una possoibilitá aggiuntiva a tempo limitato. In questo modo, si potranno sostenere anche parenti bisognosi d’assistenza, Chi esercita queste attivitá, è anche formato a questo scopo.

Secondo Andreas Pöder (BürgerUnion-Südtirol-Laidnien) si tratta di uno strumento molto utile esistente da alcuni anni a livello statale. Bisogna però chiedersi qual è l’attività primaria di un’azienda agricola, se l’agricoltore di dedica a tutt’altro, dall’agriturismo all’’assistenza. Una possibilitá di guadagno extra va bene, ma il consigliere si è detto scettico sugli aspetti fiscali: va garantita una gestione fiscale identica agli altri settori. Va inoltre prescritta una qualifica analoga a quella degli operatori dei servizi sociali: a questa condizione egli sarebbe stato d’accordo con la legge. Un problema è lo standard i formazione, che in questa legge è troppo basso, e inferiore a quello delle altre istituzioni sociali: nell’agricoltura sociale i servizi offerti potrebbero avere qualità molto molto più bassa. Una cosa è assistere un parente, un’altra è dedicarsi a persone svantaggiate non della famiglia. Pöder ha espresso il timore che nasca un servizio sociale di seconda categoria, e si è stupito del fatto che, mentre da un lato si chiedono esenzioni dalle multe per gli agricoltori, per esempio in caso di funi che rappresentano ostacolo al volo,in questa legge si prevedano chiaramente delle sanzioni per non agricoltori.

Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit)  ha sostenuto di condividere l’approccio di base dell’agricoltura sociale, non nuova, e aggiunto che il disegno di legge contiene spunti positivi, anche a fronte delle 1.500 persone in attesa di un posto nelle case di riposo. Ha chiesto però come si finanzierà l’agricoltura sociale, se con un capitolo aggiuntivo o sottrazioni a un capitolo esistente. Ha messo infine in guardia da un onere burocratico eccessivo.

Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha poi chiesto chiarimenti sulla formazione e sulle norme d’igiene, ritenendo che nel disegno di legge le relative prescrizioni fossero molto più leggere rispetto a quelle in vigore per altre categorie, come per esempio per un piccolo rifugio: qui è obbligatoria una struttura in acciaio inox, nel maso si può utilizzare la cucina esistente per un servizio di pasti a domicilio. Il trattamento deve essere equo. Bisogna poi valutare la durata dell’accoglienza nel maso: curare una persona per 8 ore è sicuramente molto pesante. Hochgruber Kuenzer ha chiarito qui che si tratta di assistenza non permanente, ma per un solo giorno a settimana, o per 5 giorni ma poche ore.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha sottolineato che non ci si sta inventando niente. In Italia ci sono 475 aziende agricole che praticano l’agricoltura sociale, e che la legge del 2015 è arrivata dopo esperienze avviate dalle Regioni e un apposito Forum fondato nel 2011, nonché finanziamenti della UE, che forse si mira a intercettare. Le aziende agricole in Italia già operative in questo campo lavorano in rete con i servizi, e questo è fondamentale: basti pensare che si sta parlando di pazienti psichiatrici, ex detenuti e altre situazioni difficili. Questo manca nel disegno di legge in esame, che delega praticamente tutto a regolamento d’attuazione (art. 5, comma 1). Poi non mancano finanziamenti, riduzione IMI, alcuni vantaggi urbanistici. Si tratta comunque di un settore di nicchia, e sará interessante vedere in futuro se la legge avrá promosso nuove adesioni: questo però dipende dal fatto se le aziende possono contare su una rete di servizi. Dello Sbarba ha ricordato che sabato inizia la Festa nazionale dell’agricoltura sociale a Roma, che coinvolge anche Ministero della Sanità e tutta la rete dei servizi. Dello Sbarba ha chiesto poi se è stata fatta un’indagine preventiva di quante aziende potrebbero essere interessate ad aderire a iniziative di agricoltura sociale.

L’ass. Arnold Schuler ha apprezzato che tutti condividessero l’idea di fondo della legge, aggiungendo che si tratta di creare un servizio in più per il sociale e non una fonte di reddito aggiuntiva all’agricoltura. Pare che si usi ogni occasione per criticare l’agricoltura, invece bisogna ringraziarla per la sua disponibilità. L’assessore ha poi sottolineato che il coinvolgimento nell’elaborazione della legge di una consigliera esperta nel settore come Hochgruber Kuenzer non significa che questa abbia perso la connotazione sociale: è, piuttosto, un coinvolgimento positivo dell’aula. Ha aggiunto che si sarebbe aspettato maggiore appoggio dal Gruppo Verde, e che le norme di formazione e igiene sono giá presenti in altre leggi. Il servizio dell’agricoltura sociale è diverso da quello dei servizi sociali, e il disegno di legge non c’entra con la campagna elettorale: “Allora non potremmo più varare leggi nell’anno elettorale”. A Blaas, critico col mondo rurale, ha chiesto quali potrebbero essere le alternative, dato che giá oggi si guarda fuori confine per cercare personale; a Knoll ha spiegato che se il titolare dell’azienda agricola è il marito, la moglie può comunque conseguire il corso di formazione, e che l’attività principale dell’agricoltura è comunque quella di produrre alimentari, ma le fonti aggiuntive di reddito permettono di conservare strutture anche molto piccole. Il finanziamento e lo snellimento burocratico saranno regolamentati, ma l’opposizione si contraddice quando da un lato chiede più regole, dall’altro meno burocrazia. è vero, come ha detto Dello Sbarba, che si tratta di un settore di nicchia, ma essa ha un grande potenziale: la legge crea le basi per svilupparlo.


Si è passati poi all’esame degli ordini del giorno.

(continua)

(MC)