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Consiglio | 09.03.2018 | 12:35

Lavori Consiglio: Interruzioni di gravidanza, Rojava/Siria del nord

Approvate due mozioni di consiglieri SVP.

Maria Hochgruber Kuenzer (SVP) ha presentato oggi in Consiglio provinciale la mozione n. 887/18: Migliorare e ampliare il servizio di consulenza prima e dopo un’interruzione di gravidanza, cofirmata dai conss. Amhof, Deeg, Stirner e Schiefer, con la quale evidenziava che negli ospedali di Bolzano e Merano si effettuano annualmente 500-600 interruzioni volontarie di gravidanza, e che tale servizio è di fatto fornito negli ambulatori ginecologici, nonché che di solito è la stessa equipe medica che poi effettuerà l’aborto a fornire anche la consulenza, cosa che è esclusa implicitamente dalla normativa italiana, che dà la possibilità di istituire ampi servizi di consulenza esterni rispetto alla sanità pubblica e indipendenti dagli ambulatori ginecologici, e addirittura esplicitamente esclusa nella legislazione tedesca. Bisogna inoltre garantire, ai sensi della legge 194, la migliore informazione della donna sui suoi diritti e sulle modalità idonee a ottenere il rispetto delle norme, sui diritti della donna in quanto lavoratrice, gli aspetti previdenziali e assistenziali, le prestazioni pubbliche. La consigliera chiedeva quindi di impegnare la Giunta (1) a incaricare la Ripartizione provinciale competente, i medici preposti e i consultori riconosciuti di elaborare assieme un’offerta di consulenza che oltre agli aspetti medici tocchi anche gli aspetti legali, economici e psicosociali, e di provvedere poi all’istituzione di tale servizio; (2) a sostenere questa offerta di consulenza, affinché le strutture che la forniscono possano lavorare al passo coi tempi, in modo funzionale e adeguato alla realtà, per esempio garantendo che chi cerca aiuto riceva subito assistenza e non debba sopportare lunghe liste d’attesa, (3) 3. a verificare che la legge n. 194/1978 trovi applicazione in Alto Adige per quanto riguarda le disposizioni di cui all’art. 2 e ai fini di una completa assistenza delle donne incinte senza aver cercato la gravidanza.
Andreas Pöder (BürgerUnion-Südtirol-Ladinien) ha ritenuto vergognoso che in Consiglio provinciale si parlasse di aborto, ovvero di uccisione di vite non ancora iniziate. In Alto Adige vengono uccise ogni anno tra i 600 e gli 800 vite non iniziate, e anche tra i medici c’è una discussione etica sull’opportunità degli aborti volontari. Pöder ha comunque ritenuto corretto che non fosse la stessa equipe a informare e a operare. Ha invitato a dare anche informazioni sulla possibilità di adozione.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha criticato con forza come ci si riferiva alle donne in una delle situazioni più difficili della loro vita: “Trovarsi incinte senza aver cercato la gravidanza è una cosa che non auguro a nessuno”. Il problema più grande è che le donne in questa situazione vengono colpevolizzate. Una proposta come quella in esame potrebbe rendere ancora più difficile la situazione delle donne: una consulenza psicologica potrebbe essere positiva, ma può anche essere strumentalizzata. I Verdi si sarebbero astenuti. 
Magdalena Amhof (SVP), cofirmataria, si è dispiaciuta del tono ideologico assunto dal dibattito: nessuno vuole criminalizzare le donne che scelgono l’interruzione di gravidanza, si desidera piuttosto individuare un percorso di aiuto e sostegno, per facilitare le donne nella loro decisione.
Waltraud Deeg (SVP), cofirmataria, ha ribadito che l’obiettivo è offrire una consulenza medica, giuridica e psicologica, non di decidere in merito agli aborti. Si tratta di offrire i presupposti affinché possa essere presa una decisione responsabile.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto di togliere il riferimento alla “involontarietà” della gravidanza, che può voler dire tutto o niente, e di stralciare le parole “senza aver cercato la gravidanza” dalla parte dispositiva. Qui non si tratta di voluto o non voluto, ma dello status di gravidanza e della volontà di portarlo avanti o meno. È giusto però che siano presentate in modo sufficiente anche le alternative, come l’adozione.
Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha ritenuto che mancasse un riferimento alla consapevolezza sulla contraccezione, ricordando che i Freiheitlichen si attirarono le critiche delle consigliere SVP quando, in campagna elettorale, distribuirono preservativi. La contraccezione è una responsabilità delle donne, e bisogna informare: questa è la realtà. Mair ha quindi fatto i complimenti all’assessora perché i dati sugli aborti sono subito disponibili, ha invitato però ad analizzare anche i motivi. Secondo sue informazioni, la metà dei 10 aborti realizzati settimanalmente sono di pazienti straniere: come si possono fornire informazioni e consulenza a donne che non capiscono né l’italiano né il tedesco?
Veronika Stirner (SVP), cofirmataria, ha respinto le affermazioni di Mair secondo cui la contraccezione è compito della donna, in quanto essa riguarda entrambi i partner. Obiettivo della mozione è migliorare la situazione delle donne che si trovano in questa condizione, fornire consulenza anche su aspetti legali e psico-sociali. Secondo Stirner, la discussione come si era sviluppata era sbagliata. Questa affermazione è stata contestata da Pöder, secondo cui ogni consigliere ha la possibilità di dire la sua opinione. Il pres. Bizzo ha chiarito che ognuno è autorizzato a esprimere in piena coscienza il proprio giudizio politico, invitando comunque a rispetto e delicatezza.
Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha sottolineato che la legge 194 ha tolto le donne dalla pratica dell’aborto clandestino, che causava molte vittime, ha regolarizzato questa pratica, e questo negli anni ha portato a una diminuzione. La contraccezione, che riguarda entrambi i generi, “anzi più gli uomini che le donne”, è il primo momento di prevenzione. Si tratta di garantire il diritto ad avere gravidanze volute, scelte, in modo che un bambino o una bambina vengano al mondo nelle condizioni migliori. Secondo i dati ASTAT, dal 1996 a oggi gli aborti spontanei sono stati costantemente più numerosi delle interruzioni volontarie di gravidanza: chi si fa paladino delle donne e dei nascituri dovrebbe forse impegnarsi di più per alleviare le condizioni di vita che portano ad aborti spontanei, facilitando le donne a casa, al lavoro, nella divisione dei compiti. Se ci fosse meno personale obiettore, che in Alto Adige è la quasi totalità, questo potrebbe aiutare la consulenza alle donne.
Myriam Atz Tammerle (Süd-Tiroler Freiheit) ha fatto un riferimento all’aumento di aborti del 9% nel 2016 riguardante donne tra i 30 e i 39 anni: tanto più diventa opportuno offrire consulenza e dialogo, l’assistenza necessaria dopo un’interruzione di gravidanza. La consigliera ha annunciato astensione dal voto, in quanto convinta dell’importanza della vita, ma anche della necessità di dare aiuto e consulenza alle donne che decidono di abortire.
Maria Hochgruber Kuenzer (SVP) ha chiarito che la mozione non aveva intento di giudicare, ma semplicemente di offrire un valore aggiunto alle donne, perché ora spesso ci si limita alla consulenza medica. Offrire maggiori informazioni può aiutare a rivedere la decisione o consente un supporto psicologico per il tempo successivo. In quanto al problema della incomunicabilità linguistica sollevato da Mair, a esso bisogna senz’altro trovare una risposta. La consigliera ha quindi cancellato dalla mozione il riferimento alle gravidanze “non cercate” si può rinunciare. Ha cancellato anche le parole “provvedere all’istituzione del servizio” all’interno del punto dispositivo 1, e stralciato i punti 2 e 3.
L’ass. Waltraud Deeg ha parlato di “discussione importante su un tema difficile”, e annunciato voto a favore della mozione così emendata.
La mozione, con la parte dispositiva così modificata, è stata approvata con 13 sì, 1 no e 14 astensioni.

Dieter Steger (SVP) ha quindi presentato la mozione n. 880/18: Solidarietà con la regione autonoma Rojava/Siria del nord – Fermiamo l’avanzata militare turca verso Afrin, cofirmata dai conss. Amhof e Schiefer. Il consigliere ha riferito che Il 20 gennaio 2017 la Turchia ha lanciato un’offensiva aerea e di terra contro il cantone di Afrin che è parte della regione autonoma Rojava/Siria del Nord, causando centinaia di vittime civili con un’offensiva militare che equivale a un attacco contro uno Stato confinante, per cui la Turchia, che ha aderito alla NATO, ha violato il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario. Afrin, ha ricordato Steger, era una delle regioni più stabili e più sicure nella Siria sconvolta dalla Guerra civile, tanto che aveva accolto un numero di profughi pari a quello dei suoi abitanti; l’ONU e la comunità internazionale devono assumersi la loro responsabilità nei confronti di questi profughi e proteggere Afrin dagli attacchi di Paesi stranieri, tanto più che quella regione ha realizzato un modello di democrazia di base all’insegna del pluralismo, una comunità autonoma, in cui si rispettano i diritti delle minoranze etniche e religiose e si rispetta la parità dei generi, resistendo con le  YPG (unità di difesa del popolo) e le SDF (forze democratiche siriane) all’ISIS. Steger chiedeva quindi di invitare la Giunta (1) a intervenire assieme ad altre Regioni autonome italiane presso il Governo per sollecitare l’UE e la NATO, della quale fa parte anche la Turchia, ad agire nei confronti della Turchia; (2) a chiedere ai parlamentari altoatesini di sollecitare il ministro degli esteri e il Governo a usare tutti i mezzi politici disponibili e ad agire a tutti i livelli per proteggere la regione di Afrin; (3) ad avviare nuove misure di sostegno umanitario per quest’area siriana minacciata.
Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit) ha fatto riferimento agli interessi internazionali sull’area citata e alle ragioni storiche, religiose ed economiche del conflitto. L’Europa può in primo luogo evitare di rifornire di armi questi attori, mentre la Germania lo sta facendo, e favorire l’autodeterminazione dei popoli. A questo proposito sono state raccolte milioni di firme per l’inserimento di questo diritto nella carta dei diritti umani dell’ONU, ma purtroppo non erano sufficienti. Ora si promuove il Minority Safe pack.
Hans Heiss (Gruppo Verde), ricordando una mozione del suo gruppo in questo senso presentata nel 2016, ha appoggiato la proposta. La regione va sostenuta anche per riconoscere gli sforzi dei curdi nella lotta contro l’ISIS. Anche Heiss ha citato l’accordo tra Germania e Turchia per la fornitura di mezzi bellici, sostenendo che anche in Alto Adige vengono prodotti mezzi militari, una parte dei quali è andata in Russia e forse in Siria: “Si sa troppo poco di quanto viene prodotto qui”.
Ulli Mair (Die Freiheitlichen) ha sostenuto la mozione, definendo uno scandalo che la comunità internazionale stia a guardare senza agire cosa fa Erdogan. Spetta anche alle zone autonome in Europa dare sostegno alla regione autonoma Rojava, intervenendo presso le istituzioni. Mair ha comunque espresso dubbio sull’efficacia della mozione e sul suo recepimento da parte del Governo a Roma.
Favorevole alla mozione anche Paul Köllensperger (5 Stelle), che ha definito “un crimine contro l’umanità” quanto perpetrato da Erdogan. Ha invitato Steger a sollecitare la discussione a Roma.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha sostenuto che il gesto di solidarietà è apprezzabile, ma mancano passi concreti, un impegno verso lo Stato italiano o la UE. L’Unione Europea sta a guardare come stava a guardare in Catalogna. Anche in altre zone del mondo, come in Cina o Israele, vengono violati i diritti umani, ma spesso si sta zitti a guardare per opportunità: ma proprio la provincia di Bolzano, con la sua storia, è tenuta a far sentire la sua voce.
Anche Andreas  Pöder (BürgerUnion-Südtirol-Ladinien) ha ritenuto che ci fossero state altre occasioni in cui si sarebbe dovuta alzare la voce, in primis la Catalogna, ma evidentemente quando le violazioni riguardano l’Europa si preferisce stare zitti. Se tutte le Regioni esercitassero pressione, la voce sarebbe più forte, tuttavia è giusto dare almeno il “la”. Viene citata la NATO, ma la NATO “è” il problema, tanto più che la Turchia è uno dei principali partner NATO, che la NATO non affronta. La proposta avrebbe dovuto avere la forma di voto al Governo italiano e alla UE.
L’ass. Christian Tommasini ha parlato di una “questione internazionale molto delicata”, e ha appoggiato la mozione ritenendo che un sistema democratico si regga sulla tutela dei più deboli, cioè delle minoranze: se si tutelano le minoranze, sono tutelati tutti. Ha ritenuto significativo che il Consiglio si occupasse non solo dello sviluppo dell’Autonomia locale, ma anche di quanto accade in altre realtà dove le minoranze non sono riconosciute. Dieter Steger ha ringraziato per i contributi, aggiungendo che è vero che la Provincia non può fare molto, ma proprio per questo nella parte dispositiva si chiede la collaborazione con altre Regioni, e si sollecitano i parlamentari altoatesini ad attivarsi presso il Governo: si tratta di un primo passo.
La mozione è stata approvata con 27 sì e 1 astensione.

La sessione di lavori di marzo è terminata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(MC)