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Consiglio | 13.09.2017 | 16:03

Lavori Consiglio: Marchio Alto Adige/Südtirol, incidenti in moto

Mozioni di Gruppo Verde e Süd-Tiroler Freiheit.

La seduta pomeridiana del Consiglio provinciale é iniziata con la trattazione della mozione n. 798/17: Verità per i prodotti a marchio Südtirol, con la quale Brigitte Foppa (Gruppo Verde) sottolineava come i prodotti regionali siano collegati nella percezione degli acquirenti a concetti di freschezza e gusto, autenticità e sincerità, e che nel regolamento per l’utilizzo del marchio ombrello Südtirol fossero previsti nel dettaglio i requisiti che i prodotti devono rispettare, tra i quali però, conformemente al regolamento UE 1337/2013 non rientrano l’origine della carne di maiale usata per fare i salumi o della frutta usata per i succhi. Pertanto, la consigliera chiedeva che la Giunta  (1) inserisse tra i requisiti previsti nel Regolamento per l’uso del marchio ombrello “Alto Adige/Südtirol” che le materie di cui è composto devono provenire dal territorio provinciale, (2) prevedesse, ove questo non sia possibile, che venisse indicata la provenienza delle materie prime in percentuale, (3) vincolasse chi ottiene l’uso del marchio ombrello anche alla sincerità delle immagini che ne raccontano la storia e la provenienza. Foppa ha aggiunto che in Alto Adige vengono prodotti 2,5 milioni di pezze di speck, a fronte di un paio di migliaia di maiali allevati, e sottolineato che la fiducia del consumatore va rispettata e che la veritá e l’onestà garantite, anche indicando la provenienza dei prodotti se diversa dall’Alto Adige.
Secondo Walter Blaas (Die Freiheitlichen), l’approccio teorico della mozione é condivisibile, ma la sua applicazione pratica avrebbe effetti fatali, si sa che la carne per lo speck viene acquistata, perché anche per criteri ambientali non ci sarebbe la possibilitá di macellare tutto in Alto Adige. Approvare la mozione sarebbe un’autolimitazione e uno svantaggio competitivo nei confronti di altre Regioni che a loro volta non indicano la provenienza delle materie prime. Blaas ha quindi lodato il buon lavoro del Consorzio per lo speck, che ha consentito un aumento di qualitá.
Secondo Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), la situazione é schizofrenica: per esempio, la latteria di vipiteno non può vendere i suoi prodotti come altoatesini, usando latte che arriva dal Tirolo, ma per lo speck questo non vale. Knoll ha ricordato una mozione sul tema approvata nel 2013 all’unanimitá, e suggerito l’introduzione di un marchio dell’Euregio. NOn é possibile che chi usa ed elabora carni locali sia equiparato a chi lavora carni da fuori: un marchio locale aiuterebbe in questo senso.
Secondo Maria Hochgruber Kuenzer, il consumatore è sempre più sensibile e attento, e il marchio ombrello Alto Adige Südtirol è uno dei marchi di qualità esistenti, tra cui il Gallo Rosso, il marchio ombrello per l’agricoltura di montagna deciso dal Dreier Landtag. È vero che alcuni prodotti non contengono ciò che suggerisce il marchio, e una discussione in merito fa bene, perché i consumatori non devono essere tratti in inganno. Forse però le tre domande poste non sono quelle giuste. 
Paul Köllensperger (5 Stelle) ha ricordato che nel 2014 era stata provata una sua mozione sul sigillo di qualità, approvata all’unanimità, al fine di modificare la legge del settore impedendo l’utilizzo di alimenti OGM, cosa che non é avvenuta. L’onestá e la trasparenza verso i consumatori sono da tutelare.
Sigmar Stocker (Die Freiheitlichen) si é chiesto se la proposta era un attacco nei confronti di chi mangia carne, e aggiunto che l’allevamento locale è minacciato da lupo e orso, ma i Verdi si oppongono agli abbattimenti. Il marchio ombrello é una garanzia, e bisognerá svilupparlo, ma se si pretende l’origine locale del maiale con cui viene fatto lo speck, allora alcuni prodotti perderebbero il marchio. Se si vuole essere onesti, bisogna dire anche che certe coltivazioni bio vengono trattate.
Dieter Steger (SVP) ha ricordato il processo che ha portato al marchio ombrello e le critiche che lo avevano accompagnando, sottolineando che il suo obiettivo é dare un’immagine uniforme dell’Alto Adige, ed é ora di esempio per molte regioni. La Provincia ha interesse al coinvolgimento nel marchio ombrello di seri produttori che producono i prodotti giusti, con competenza e qualità, in modo da essere buoni ambasciatori della provincia, e nel frattempo sanno tutti da dove arriva la carne suina per lo speck altoatesino, che garantisce il metodo di lavorazione. L’Alto Adige svolge molto bene il suo lavoro nell’ambito dei marchi.
Il pres. Arno Kompascher ha chiarito che il marchio ombrello comprende prodotti e servizi, e che non si tratta di una truffa di etichettatura se si usa una materia che viene da fuori, se si seguono indicazioni precise. C’é un marchio che indica che l’intera produzione é avvenuta sul territorio (IGP), e uno che indica che non tutto é arrivato qui (DOP), e il marchio ombrello li comprende entrambi. Lo speck altoatesino si differenzia dagli altri per aspetto e gusto, e per questo può essere definito tipico. In quanto alla mozione di Köllenspoerger, non è stata dimenticata, ma ci si sta lavorando. Foppa ha ribadito che per i consumatori é difficile distinguere tra i due marchi. Non si tratta di una mozione sullo speck: questo viene preso ad esempio. Si tratta di una questione di veritá e onestà: la pubblicità dello speck Alto Adige usa immagini di maiali nei pascoli, che non corrispondono alla veritá. Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore) ha quindi chiesto che nel titolo si indicasse il marchio “Alto Adige” invece che “Südtriol”, e  Foppa ha corretto con Alto Adige/Südtirol.
La mozione é stata respinta con 4 sì, 24 no e 5 astensioni.

Dopo un’interruzione per una riunione delle opposizioni, chiesta da Alessandro Urzì, Bernhard Zimmerhofer (Süd-Tiroler Freiheit) ha presentato la mozione n. 803/17: Misure mirate contro gli incidenti di moto, con cui sottolineava come la provincia di Bolzano con le sue strade di montagna esercita una forte attrazione sui motociclisti di tutta Europa, e che il numero di incidenti é proporzionale alla densitá di traffico, nonché la necessitá di intervenire ulteriormente, oltre alla campagna No Credit, per prevenirli. per questo, chiedeva di invitare la Giunta (1) a individuare a questo scopo un tratto stradale per realizzarvi un progetto pilota, limitato nel tempo e comprendente interventi come rallentatori sonori e/o spartitraffico, e (2) a estendere gradualmente queste misure all’intera provincia se la fase sperimentali dará risultati positivi.
Hans Heiss (Gruppo verde) ha evidenziato che ogni anno ci sono 7-8 morti in moto in Alto Adige, e che ognuno di essi é un morto di troppo. Tuttavia, vanno tutelati anche coloro che non vanno in moto e  abitano lungo le strade. I rallentatori sonori permetterebbero un controllo e ridurrebbero la velocitá, ma non avranno grande successo e bisogna verificarne la corrispondenza alla normativa. Il progetto pilota comunque è valido. Heiss si è quindi dispiaciuto della mancata chiusura al traffico della MeBo per una giornata.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit), co-firmatario, ha chiarito che esistono due tipi di rallentatori sonori, e ricordato che era stato proposto di installarli sull’autostrada tra Bolzano e Chiusa: ha chiesto se i risultati erano stati positivi.
L’ass. Florian Mussner ha gradito la citazione nella mozione del Safety Park e delle iniziative di sensibilizzazione, e si é detto sempre pronto a nuove proposte per diminuire i pericoli. I rallentatori sonori possono essere installati, ma possono essere pericolosi per i ciclisti e ostacolano il passaggio dei mezzi spalaneve, anche se hanno effettivamente effetti di rallentamento. Su alcune strade, come per esempio quelle di montagna, non sono utilizzabili, in quanto ostacolano il passaggio dei bus. Egli ha quindi respinto la mozione. Zimmerhofer ha auspicato un’armonizzazione a livello europeo. La mozione è stata respinta con 13 sì, 17 no e 1 astensione. (continua)

(MC)