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Consiglio | 08.06.2012 | 18:27

Lavori Consiglio: approvata la legge di modifica dell’ordinamento dell’edilizia abitativa agevolata

Approvata con 19 sì, 14 no e 1 scheda bianca la legge che introduce una serie di novità nel settore, tra cui l’Agenzia dei controlli, i bandi intercomunali, l’aumento dell’importo dei mutui per le famiglie in cui vive una persona disabile, l’esclusione temporanea dalle graduatorie di chi rifiuta un alloggio IPES; l’unificazione di sussidio casa e contributo alle spese di locazione.

L’articolo 1 del dlp 123/12, Modifica della legge provinciale 17 dicembre 1998, n. 13, “Ordinamento dell’edilizia abitativa agevolata”, è suddiviso in diversi commi: il primo prevede che miniappartamenti delle case albergo possano essere messi a disposizione di chi deve assistere minori ricoverati in ospedale, il 2 era stato soppresso in commissione, il 3 prevede un aumento di 10.000 € dell’importo dei mutui per chi accoglie nell’abitazione famigliari con handicap, il 4 aumenta le misure di agevolazione per interventi di risparmio energetico, il 4 bis istituisce l’Agenzia per la vigilanza sul rispetto delle disposizioni di legge relative al vincolo sociale dell’edilizia abitativa agevolata e del vincolo dell’edilizia convenzionale, il 5 prevede che gli atti unilaterali d’obbligo siano autenticati dal direttore di ripartizione, il 6 consente l’assegnazione di aree di edilizia abitativa agevolata anche a favore di richiedenti di un Comune confinante, il 7 riguarda l’annotazione tavolare, l’8 il finanziamento di lavori per l’apprestamento di zone di espansione, il 9 stabilisce che il sussidio casa non possa superare 5.400 € l’anno a famiglia, e prevede che non siano liquidati importi inferiori a 50 €, il 10 riguarda la fase transitoria, l’11 prevede l’esclusione per 8 anni dalla presentazione di domanda di un’abitazione in locazione chi rifiuta un alloggio IPES.  Più di 50 gli emendamenti presentati, molti però sono stati riturati prima della discussione dell’articolo. Maurizio Vezzali (PdL-Berlusconi per l’Alto Adige) ha ipozizzato l’inammisibilità di alcuni emendamenti del pres. Minniti, che inseriscono commi su temi non oggetto del disegno di legge, sostanzialmente riscrivendo la legge sull’edilizia abitativa agevolata, che non è oggetto di esame, e questo senza essere passati in commissione. Gli emendamenti, ha risposto Minniti, non rientrava nelle categorie di inammissibilità previste dal regolamento, ed essendo il dlp di modifica della lp 13/98, si riferiscono all’oggetto del disegno di legge. In qualità di consigliere, poi, Mauro Minniti (PdL) ha spiegato che con i suoi emendamenti (che riguardavano tra l’altro il vincolo di sussidio casa a 18 mesi di attività lavorativa, la nomina del presidente IPES, la riserva di alloggi per separati, l’ammissione alle agevolazioni edilizie già con 18 anni d’etá, agevolazioni per le giovani coppie, la liquidazione trimestrale di contributi inferiori a 50 €) intendeva tra l’altro fare in modo che una riduzione del reddito si riflettesse subito anche sul canone di affitto. Ha chiesto quindi alla Giunta di tenere conto delle sue proposte in un’eventuale riforma dell’edilizia abitativa agevolata. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha sottolineato che quanto fatto da Minniti era puro “ostruzionismo da elenco telefonico”, avendo eglii presentato 48 emendamenti. Ha poi  annunciato voto a favore dell’emendamento assessorile che definiva meglio i compiti dell’agenzia per i controlli, dell’emendamento che richiedeva il consenso dei Comuni in caso di aree intracomunali e di quello di Minniti che proponeva di liquidare gli assegni inferiori a 50 € ogni 3 mesi, invece che eliminarli. Ha chiesto poi di lasciare a 6.000 € l’importo massimo del sussidio casa, dato che questo riguardava solo i contratti in essere, e quindi una fase transitoria, e accolto la proposta di Minniti di vincolare l’esclusione dalle graduatorie IPES al rifiuto “per tre volte” dell’alloggio assegnato, in quanto si possono avere anche motivi fondati per rifiutare un appartamento. Lui stesso aveva presentato un emendamento per ridurre da 8 a 5, un periodo già considerevole, gli anni di esclusione. Minniti ha replicato che è il dolo che definisce l’ostruzionismo, non la quantità di emendamenti: in ogni caso, dei suoi ne erano rimasti una ventina. Thomas Egger (Die Freiheitlichen) ha segnalato che tutti gli altri consiglieri rischiavano che i loro emendamenti fossero dichiarati inammissibili, e ha chiesto poi quanto personale avrà l’agenzia per i controlli, e  condiviso l’emendamento di Dello Sbarba al fine di escludere solo per 5 anni, e non per 8, chi rifiutava un alloggio IPES. Egger ha poi interrotto polemicamente il suo intervento per il disordine in aula.
In replica, l’ass. Christian Tommasini ha replicato che avrebbe accolto l’emendamento di Martha Stocker che specificava le funzioni dell’agenzia, annunciando che la quantità di personale sarebbe stata determinata in considerazione della convenzione con i Comuni, era favorevole all’emendamento di Minniti relativo alla trascrizione a favore del coniuge superstite dell’agevolazione edilizia, a quello di Dello Sbarba sul mantenimento dell’importo massimo del sussidio casa a 6.000 €. Ha invece respinto la possibilità di far scegliere per tre volte prima di escludere un cittadino dalle graduatorie, perché gli appartamenti assegnati sono sempre adeguati, e se c’é qualche problema è sempre possibile chiedere di cambiare. Approvati l’emendamento di Martha Stocker (SVP) che definiva le funzioni  dell’agenzia per la vigilanza (17 sì, 5 no, 1 ast.), l’emendamento di Mauro Minniti relativo alla trascrizione dell’agevolazione al coniuge superstite (21 sí, 4 ast), l’emendamento di Tommasini relativo al consenso dei Comuni (24 sì), l’emendamento di Dello Sbarba che stabiliva in 6.000 € l’importo massimo del sussidio casa (20 sì, 1 no, 4 ast.), l’emendamento di Tommasini soppressivo del comma 10 (11 sì, 4 ast.), sull’articolo è intervenuto Thomas Egger, contestando la ripetizione della votazione sull’emendamento del Gruppo Verde relativo all’importo massimo del sussidio casa: dopo una votazione assolutamente lecita, ci si era resi conto di aver respinto una modifica che invece si voleva accettare, e quindi era stata chiesta la verifica: “Ma la prima votazione era valida: non si può fare ciò che si vuole solo perché va bene alla maggioranza”. Sull’articolo  emendato, Egger si é detto curioso di vedere cosa farà la nuova agenzia, criticando che l’assessore non avesse chiarito quanti dipendenti avrebbe avuto. Il pres. Minniti ha replicato che l’art. 78 del Regolamento interno consente la ripetizione della votazione se sussistono dubbi in merito alla votazione palese, e Sven Knoll (SüdTiroler Freiheit) ha invitato la presidenza alla cautela, per non creare precedenti pericolosi: in futuro anche l’opposizione potrebbe chiedere nuove votazioni, sostenendo di avere dubbi, “ma il dubbio dovrebbe essere anche motivato”. Nel caso in questione, la votazione non aveva portato all’esito auspicato. Donato Seppi (Unitalia) ha sostenuto che il regolamento faceva riferimento a errori di conteggio, mentre nel caso in questione “non c’è qualcuno che ha sbagliato a contare, ma qualcuno che ha sbagliato a votare”. Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha detto di aver avuto, come Urzì, il dubbio che non fosse chiaro su cosa si stava votando, dopo 10-12 emendamenti respinti. Il senso dell’articolo era che la votazione esprimesse la volontà politica del Consiglio. In mattinata c’era stato il caso opposto, ovvero di una votazione trascinata nel tempo per consentire alla maggioranza di votare in un certo modo. Nel merito, Knoll ha apprezzato l’inserimento del comma sull’assenso dei Comuni, senza il quale dal comune di Bolzano, o da altri Comuni, ci si sarebbe potuti riversare sui comuni confinanti. Tommasini ha replicato, in merito all’agenzia, che si mira a una struttura il più leggera ed efficiente possibile. Votato senza il comma 7 e l’ultimo periodo del comma 9 (“In casi particolari, debitamente motivati, la Giunta provinciale può modificare tali importi” (del sussidio casa, NdA), l’articolo 1 è stato approvato con 19 sì, 5 no e 3 astensioni. Il comma 7 è stato respinto (21 no, 4 astensioni), mentre l’ultimo periodo del comma 9 é stato approvato (17 sì, 10 no, 1 astensione).

L’articolo 2 prevede che al decorrere dal 1. gennaio 2013 il sussidio casa sia concesso a titolari di contratti di locazione che giá percepivano il contributo per lo stesso alloggio, e fino alla prima scadenza naturale del contratto, per un massimo di 4 anni; prevede inoltre (comma 2) che nuove domande di sussidio casa, presentate dal 1o gennaio 2013, non possano essere accolte; tuttavia, qualora esistano i requisiti previsti dal decreto del presidente della Giunta 30/2000, possa essere concessa una prestazione per il pagamento delle spese di locazione e accessorie. Dello Sbarba ha proposto di sopprimere l’articolo (emendamento 1), e di stralciare il riferimento ai 4 anni (em. 2), Minniti di sopprimere il comma 2 (em. 3); Martha Stocker (em. 4) di sostituire il comma 2 prevedendo che dal 2013 le domande fossero presentate alle comunità comprensoriali (“distretti sociali”, ha correttoTommasini con subemendamento 4.1), e che la Giunta definisse i requisiti che costituiscono la base per il calcolo del contributo; l’ass. Tommasini di introdurre un comma 3 relativo alle domande di sussidio presentate dopo 60 giorni dall’entrata in vigore della legge e alle proroghe delle concessioni (em. 5).  Dello Sbarba ha criticato che la norma non portasse alcuna certezza, ribadito che quello alla casa era un diritto fondamentale; non era possibile riformare il sussidio agli affitti togliendo soldi agli inquilini, che erano l’ultimo anello di una catena speculativa in cui tutti guadagnavano, a partire dai proprietari dei terreni e dai costruttori: “Io scommetto che in questo modo non assisteremo a un calo degli affitti, che anzi, secondo i proprietari, aumenteranno per colpa dell’IMU”. Unico modo per far ridurre il prezzo di un oggetto é mettere suol mercato nuovi oggetti, ha aggiunto Dello Sbarba, criticando poi che la legge abolisse il vecchio sistema senza definire quello nuovo: per questo egli proponeva di sopperire l’articolo 2. Il consigliere ha ricordato che l’assessore aveva assicurato a chi ha un sussidio casa in corso, o lo firmerà entro il 31 dicembre 2012, che poteva stare tranquillo sul diritto acquisto al contributo IPES: inserire ora il limite dei 4 anni contraddiceva questo annuncio, e poteva lasciare scoperti dei contratti anche per 18 mesi. Donato Seppi (Untalia) ha apprezzato che Tommasini accogliesse di eliminare dal comma 2 la parte discrezionale (grazie all’emendamento di M. Stocker); e sottolineato che l’unico modo per spezzare la catena segnalata da Dello Sbarba era proprio creare le condizioni per pagare un affitto più equo: lasciare il sussidio casa continuava ad alimentare questo meccanismo perverso. Se i 10.000 inquilini che ricevono il contributo non lo riceveranno più, il padrone di casa sarà costretto a ridurre l’affitto, ha detto Seppi, sostenendo che era stato un errore madornale di chi aveva la responsabilità politica introdurre il sussidio casa, che finanziava la lobby degli immobiliaristi. Un altro errore erano stati i contributi per l’acquisto a fondo perduto: “Nel giro di 6 mesi il costo degli appartamenti aumentò in proporzione, e maliziosamente credo che si volessero proprio finanziare i costruttori”. Seppi ha aggiunto che biosgnava risolvere il problema dei poveri prima di finanziare la classe media. Approvati gli emendamenti 4 (1 no, 2 ast., i restanti favorevoli), 4.1 (24 sì, 2 ast.) e 5 (19 sí, 10 ast.), l’articolo 2 é stato approvato con 17 sì, 12 no e 2 astensioni.

L’articolo 3 riguarda la disposizione finanziaria: l’aula l’ha approvato (14 sì, 7 no, 3 ast.) nella versione emendata con emendamento sostituitivo dall’ass. Roberto Bizzo.

Nell’ambito delle dichiarazioni di voto, Thomas Egger (Die Freiheitlichen) ha sostenuto che la legge non era una grande novità e non risolveva i problemi nell’ambito dell’urbanistica. La montagna non aveva partorito nemmeno un topolino, ha aggiunto il consigliere, criticando l’alto numero di emendamenti presentati da Minniti, che anche se ritirati avevano causato grande lavoro agli uffici, e la votazione ripetuta. La legge rivelava che la maggioranza non sa cosa vuole, come dimostrava la quota del sussidio casa, passata da 6.000 € a 4.800, poi a 5.400 poi di nuovo a 6.000; ridicola era anche l’introduzione dell’agenzia, avvenuta solo in commissione su proposta del consorzio dei Comuni: l’assessore non aveva ancora un’idea chiara di come sarebbe stata strutturata, tanto che non aveva risposto alle sue domande in merito. I Freiheitlichen avrebbero quindi respinto la legge, perché tutto era avvenuto in modo poco professionale.

Anche Donato Seppi (Unitalia) ha ritenuto che la legge non rivoluzionasse l’edilizia sociale,  tanto più che non affrontava nemmeno i problemi veri, come il costo degli alloggi.  Unica novità era passare l’incombenza del sussidio casa ad altri uffici, senza determinare le condizioni cui dovranno sottostare tutti coloro che ora percepiscono il sussidio, e quindi con un salto nel buio, con la Giunta che  pensava di decidere da sola esautorando il Consiglio da ogni potere. Con centinaia di milioni a disposizione c’era la possibilità di costruire a Bolzano, ma questo non avveniva perché non c’era un accordo politico né la forza di un esproprio: due contadini contavano di più di 500 famiglie che avevano bisogno di una casa, e  questo si poteva accettare dalla SVP che aveva un bacino elettorale nel Bauernbund, ma non dal PD, che in questo modo metteva in una situazione di ansia migliaia di famiglie. “Tommasini ha fallito in pieno ogni possibilità di migliorare la legge 13 del 1989”, ha concluso Seppi annunciando voto negativo.

Il principio di delega del sussidio casa alle comunità comprensoriali era condivisibile, ha detto dal canto suo Andreas Pöder (Bürgerunion), aggiungendo però che si sarebbe aspettato anche delle misure per interrompere la spirale al rialzo dei prezzi, ovvero l’eliminazione dell sussidio casa: in questo modo il mercato si sarebbe regolato da solo. Erano necessarie anche altre misure all’interno dell’IPES, per ridurre il numero di chi non pagava nemmeno 100 € di affitto. C’erano degli abusi, ed era necessario tornare all’obiettivo di equità sociale con una riforma completa della legge. Pöder ha quindi annunciato voto contrario alla legge soprattutto perché essa non conteneva una riforma dell’IPES, nonostante quando denunciato dalla commissione d’inchiesta consiliare. In seguito a questo era cambiato poco, ovvero era stato insediato un nuovo presidente sempre con logiche partitiche.

Anche Alessandro Urzì (FLI) ha annunciato voto contrario, perché la riforma non era tale, intervenendo solo sui sintomi ma non sulla malattia. Non si proponeva una prospettiva in grado di sanare la condizione per cui tanti cittadini avevano bisogno dell’aiuto pubblico per fare fronte agli affitti: a questo problema si reagiva invece cercando di alleggerire il carico per l’amministrazione provinciale, anche se non si sapeva in che termini. A pagare il prezzo delle novità sarebbe stata in primo luogo la classe media, proprio quella a cui doveva essere rivolto il grande progetto lanciato a inizio legislatura dall’Assessorato all’edilizia, ed era grave che non fosse stata prevista una serie di paracaduti sociali per alleggerire il primo impatto della norma:  questo avrebbe esposto un numero ancora superiore di famiglie a una grave emergenza sociale.

Anche Elena Artioli (Lega Nord) ha annunciato che avrebbe votato contro: l’Agenzia per i controlli le era sembrata convincente, ma una volta bocciata la proposta dei Freiheitlichen di controllare anche le dichiarazioni degli extracomunitari era stato chiaro che questa avrebbe controllato poco. Non andava bene, inoltre, la discrezionalità garantita alla Giunta e al presidente dell’IPES, e le incertezze che la legge introduceva: unica certezza era la sottrazione del contributo al ceto medio con il 2013.

Riccardo Dello Sbarba (Gruppo Verde) ha detto poi che purtroppo nemmeno il suo gruppo poteva votare a favore della legge, nonostante le aperture di Tommasini, perché non era possibile eliminare uno strumento importante per migliaia di famiglie prima di determinare il nuovo sistema: la Giunta avrebbe potuto almeno presentare una lista di 10 punti alle parti sociali, ma questo non era stato fatto, e l’unica certezza era che con il 31 dicembre finiva l’era del contributo IPES, ma non si capiva cosa sarebbe successo con il passaggio della competenza all’Assessorato di Theiner, il quale tra il resto si era sottratto alla discussione. Evidentemente, gli assessori sensibili alla questione sociale avevano delle difficoltà in Giunta a definire il nuovo sistema, ed era per questo che mancava ancora un progetto nero su bianco. Dello Sbarba ha espresso infine l’auspicio che Elena Artioli avesse ragione, ovvero che sarebbero stati sostenuti di più quelli che hanno più bisogno.

Sven Knoll (SüdTiroler Freiheit) ha poi annunciato che non avrebbe dato assenso al disegno di legge, in particolare per le carenze sul lato del controllo e le ingiustizie sociali.

Secondo Pius Leitner (F), il contenuto del dlp non rispettava il titolo, ovvero l’alunno aveva sbagliato tema: dov’erano le modifiche quando il contributo restava a 6.000 €, dopo essere stato portato a 4.800 e a 5.400? Il contributo casa non era gestito equamente, e l’ordine del giorno dei Freiheitlichen per più controlli non era stato ammesso, quindi la Giunta promuoveva l’ingiustizia e l’invidia sociale. La Provincia protestava se lo Stato mandava controllori finanziari, ma se erano i Comuni a non voler controllare questo andava bene: se i cittadini denunciavano un abuso si chiudevano orecchie e occhi, “e questa é una politica vergognosa”. La legge non andava a migliorare la situazione.

Messo in votazione, il dlp 123/12, Modifica della legge provinciale 17 dicembre 1998, n. 13, “Ordinamento dell’edilizia abitativa agevolata” è quindi stato approvato con 19 sì, 14 no e 1 scheda bianca.

La seduta é ora conclusa.

(MC)