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Consigliera di parità

Consigliera di parità | 23.11.2018 | 12:19

25 novembre, Morandini: La violenza sulle donne ha molti volti, anche sul posto di lavoro

Intervento della consigliera di parità in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Ogni anno, il 25 novembre, si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Questa data ricorda l’assassinio delle tre sorelle Mirabal, uccise dai servizi segreti militari della Repubblica Domenicana, dopo essere state torturate, proprio il 25 novembre 1960. Il loro coraggio nell’opporsi al tiranno è oggi simbolo della ribellione a ogni ingiustizia.

La violenza sulle donne ha molti volti, ricorda la Consiliera di parità Michela Morandini, e si manifesta in ogni strato sociale e ambiente di vita. Secondo l’ISTAT, in Italia sono 9 milioni le donne tra i 14 e i 65 anni che nel corso della loro vita sono state oggetto di molestie sessuali di natura fisica o psichica. Uno specifico studio dell’Istituto di statistica sulla sicurezza delle italiane e degli italiani del 2016 rivela che 1.404.000 donne hanno sperimentato nel corso della loro vita lavorativa abusi o ricatti sessuali sul posto di lavoro: si tratta dell’8,9% circa delle donne che lavorano o che sono in cerca di lavoro. La maggior parte dei casi, tuttavia, non vengono denunciati: dallo stesso studio risulta infatti che l’80,9% delle interessate non ha parlato con nessuno della violenza subita sul posto di lavoro, e tra le diverse cause di questo silenzio c’è la mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine.

Oltre a essere oggetto di reati sessuali sul posto di lavoro, le donne sono, più frequentemente rispetto agli uomini, vittime di mobbing. Un particolare tipo di mobbing è quello in relazione con lo stato di gravidanza o con la maternità della lavoratrice: secondo l’Osservatorio nazionale mobbing, dal 2013 al 2015, su 800.000 donne che si sono licenziate, 350.000 hanno citato come motivazione per questa scelta non voluta le discriminazioni subite proprio in quanto si trovavano in queste condizioni.

“Molte madri si licenziano: sanno che non sono più gradite in azienda, diventano oggetto di diverse forme di discriminazione e prendono questa decisione per sfuggire alla difficile situazione”, sostiene la Consigliera di parità Morandini.

La Consigliera sottolinea il ruolo centrale delle forze dirigenziali e della cultura imprenditoriale: “Le donne devono avere la percezione di essere tutelate: i datori di lavoro hanno il dovere di proteggere l’integrità fisica e morale delle lavoratrici”.

L’azienda deve quindi porre in atto misure preventive, investendo anche con misure mirate in una cultura imprenditoriale rispettosa e priva di violenza. In caso di violenza sul posto di lavoro, chi ha un ruolo dirigenziale deve intervenire subito, attivando misure a tutela della vittima.

La Consigliera di parità si confronta spesso con casi in cui gli imprenditori intervengono solo se messi sotto pressione: “Si cerca innanzitutto di trovare una giustificazione per il comportamento dell’autore, o di definire l’accaduto come “non così grave”. Il messaggio che viene così trasmesso è che in azienda questi comportamenti sono tollerati, e spesso la donna, da vittima, diventa indagata.

Gli imprenditori dimenticano in questo caso che la violenza sul posto di lavoro non è un problema dei singoli soggetti coinvolti, bensì dell’azienda stessa. I reati violenti sono fonte di costi per l’impresa e ne danneggiano l’immagine: anche per questo motivo vale la pena investire in una cultura aziendale basata sul rispetto e sul rifiuto della violenza.

 

(MC)