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Consiglio | 14.03.2019 | 13:04

Lavori Consiglio: Registro assistenti familiari, viaggi a Mauthausen, attività culturali, veicoli elettrici

Proposte di Team Köllensperger, Partito Democratico -Liste civiche, Movimento 5 Stelle/TK.

La seduta odierna del Consiglio provinciale è iniziata con la discussione della mozione n. 53/19: Registro provinciale delle/degli assistenti familiari, con cui Maria Elisabeth Rieder (Team Köllensperger), sottolineando la sempre maggiore necessità di personale d’assistenza non solo nelle case di cura, ma anche nelle case private, secondo un trend che vedrà questa esigenza aumentare costantemente in futuro, evidenziava la necessità di garantire la professionalità degli operatori socioassistenziali, i quali sono sottoposti a una grande pressione psicofisica. A questo scopo, in Trentino è stato introdotto un apposito registro delle/degli assistenti famigliari, basato su adesione volontaria, con l’obiettivo di elevare qualità e professionalità dell’offerta e agevolare la ricerca, al quale nel 2017 erano registrate 599 persone. Pertanto, la consigliera chiedeva di impegnare la Giunta (1) a istituire un registro delle/degli assistenti familiari per agevolare l'incontro tra domanda e offerta, per regolarizzare i rapporti di lavoro e per assicurare uno standard minimo di qualità e professionalità delle/gli iscritte/i con corsi di aggiornamento annuali obbligatori; e (2) a provvedere affinché l'assistente familiare disponga di un regolare contratto di lavoro comprensivo di una previdenza pensionistica.
Brigitte Foppa (Gruppo verde) ha ringraziato la collega per aver portato alla luce un lavoro non visibile, che riguarda soprattutto molte donne e che richiede valorizzazione e regolamentazione. Ha quindi condiviso la proposta, sottolineando però il rischio di dividere il settore in due classi, quella migliore inserita nel registro e una seconda categoria priva di risorse per iscriversi. in quanto ai corsi di aggiornamento, sono un fattore molto importante al fine di aumentare la professionalità, forse però non è indispensabile prevederli ogni anno.
Anche Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha sostenuto la proposta, evidenziando inoltre che sarebbe necessario anche il riconoscimento a fini pensionistici degli anni di assistenza forniti da parenti. ha poi segnalato il problema della carenza di assistenti locali, con i problemi di incomprensione linguistica che comporta ricorrere a personale estero, e invitato a promuovere un intervento di formazione e lo stesso registro a livello di Euregio, con l’introduzione di standard univoci.
Magdalena Amhof (SVP) ha ringraziato Rieder per aver portato in aula l’argomento, sottolineando che il problema dell’assistenza, anche ai bambini, esiste e va affrontato. Tuttavia, l’introduzione di un registro non è la soluzione, e, come ha detto Foppa, potrebbe portare a un’assistenza a due classi. In provincia ci si muove già a livello di formazione e supervisione con le cooperative sociali, che garantiscono anche le sostituzioni in caso di malattia o altro. La professione va rivalutata e resa più sicura, anche dal punto di vista dell’assunzione, operando nell’ambito della contrattazione collettiva. Le assistenti alla prima infanzia, per esempio, guadagnano troppo poco.
Anche Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha rilevato l’esigenza di intervenire nel settore, soprattutto per sgravare le famiglie. Introdurre un registro potrebbe portare a categorie differenziate, tuttavia aiuterebbe le famiglie a trovare personale adeguato, per esempio per necessità di breve periodo. A volte sono le nuore a prendersi cura di persone anziane, ma poiché non sono parenti diretta non hanno diritto al congedo: su questo bisogna discutere.
Dario Nicolini (5 Stelle) ha espresso pieno sostegno alla proposta, che faceva parte del suo programma elettorale essendo una richiesta che viene da tantissime persone. Si tratta di un intervento che aiuta le famiglie ma offre anche professionalità agli operatori.
Anche Alessandro Urzì (L’alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha sostenuto la proposta, anche facendo riferimento alla curva demografica della popolazione che aumenterà le esigenze di cura e sostegno. In quanto al fatto che la disponibilità delle famiglie di assistere componenti non autosufficienti sarà sempre minore, come si dice nella mozione, questa è una realtà. A questo proposito è opportuno riflettere sulla prospettiva pensionistica dei caregiver famigliari, che rinunciano al loro lavoro per dedicarsi alla cura, per i quali l’ente pubblico fa molto poco, mentre dovrebbe garantirne la tutela previdenziale.
Sandro Repetto (PD - Liste civiche) ha evidenziato l’attualità del problema annunciando voto a favore; ha sottolineato tuttavia che un’operazione coordinata con le cooperative, con un ente che faccia da regia, sarebbe più opportuno; così come un intervento legato non solo questa parte dell’assistenza agli anziani, ma anche alle case di riposo, alla relativa mancanza di personale, alla garanzia che va data agli anziani della possibilità di restare il più a lungo possibile in casa, grazie ad ausili informatici e altro.
Maria Hochgruber Kuenzer (SVP) ha segnalato che in Trentino solo il 10% degli operatori è iscritto, e che la proposta sarebbe sensata solo se ci fosse un obbligo di iscrizione per tutti, altrimenti l’onere burocratico sarebbe eccessivo a fronte del risultato. Ha poi fatto riferimento alla contrattazione collettiva e alla necessità di dare maggiori garanzie a chi offre queste prestazioni, anche responsabilizzando i familiari. L’assegno per l’assistenza che dà la Provincia dovrebbe essere legato a standard minimi di prestazione.
Il cofirmatario Paul Köllensperger ha segnalato che la responsabilità dei privati è importante, ma il registro garantirebbe trasparenza e più facile orientamento, come dimostra la situazione in Trentino.
L’ass. Waltraud Deeg ha sottolineato la necessità di riflettere sulla qualità dell’assistenza, e di sgravare le persone che la offrono, per lo più donne: a questo scopo esistono già delle possibilità assicurative, bisogna chiedersi se le persone lo sanno. Ha aggiunto che c’è bisogno di operatori provenienti da altri Paesi perché l’offerta non è sufficiente. Tuttavia, il registro non è una soluzione: il tema non è nuovo, si discute in merito da 15 anni, e il fatto che in Trentino solo il 10% del personale sia iscritto dimostra che non è efficace, trattandosi inoltre di un onere burocratico; esso inoltre non risolve il lavoro in nero. Per questo, la mozione non può essere accolta. Rieder ha quindi tolto dal testo la parola “annuale” e replicato che il registro sarebbe solo un primo passo, anche per raccogliere i dati sulla situazione, per procedere poi con la formazione, anche quella linguistica, e dare sicurezza alle famiglie. Ha quindi segnalato il problema che comporta a chi sta a casa per fare assistenza il prefinanziamento dei contributi pensionistici, e l’ass. Deeg ha chiarito che non c’è un prefinanziamento ma una quota minima di adesione.
La mozione senza la parola “annuale” è stata posta in votazione e respinta con 16 sì e 17 no.

Sandro Repetto (Partito Democratico - Liste civiche) ha quindi riproposto la mozione 44/19, Promuovere viaggi al campo di concentramento di Mauthausen, già presentata ieri: nelle premesse aveva inserito un riferimento ad altre tragedie che colpirono la provincia, come la deportazione della comunità ebraica di Merano e di altre persone da diversi comuni dell’Alto Adige come Franz Thaler, mentre la parte impegnativa era stata modificata dal proponente nel senso di impegnare la Giunta tramite i tre assessorati provinciali alla scuola e nella totale autonomia scolastica a promuovere anche dei viaggi al KZ Mauthausen per far conoscere questo campo, fare capire il destino di tanti deportati civili del Lager di Bolzano che ebbero la sventura di approdare in questo luogo di sofferenza e di morte e fare conoscere i sette concittadini che morirono per i valori di libertà e di democrazia, e con l’aggiunta di un punto, ovvero la richiesta che venisse autorizzata dal presidente del Consiglio un’ampia partecipazione di rappresentanti politici del Consiglio provinciale il 5 maggio 2019, in occasione della cerimonia di liberazione del Lager di Mauthausen.
Alessandro Urzì (L’alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha apprezzato il riferimento all’autonomia scolastica, ma contestato il fatto che il presidente del Consiglio provinciale dovesse “autorizzare” la partecipazione dei consiglieri, invitando a utilizzare il termine “promossa” invece di “autorizzata”. ha chiesto infine di non riferirsi solo alla celebrazione 2019, ma a far riferimento alle celebrazioni a Mauthausen in generale.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha annunciato astensione, in protesta per le affermazioni del presidente italiano del Parlamento europeo in riferimento a presunti meriti di Mussolini. Contro il fascismo non si fa nulla: si mantengono i monumenti, viene permessa la vendita di un vino con l’etichetta di Mussolini e altro: è ipocrita ricordare solo il fascismo degli altri. 
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha ribadito che la mozione è unilaterale, ricordando solo 7 bolzanini e concentrandosi solo su Mauthausen: andrebbero aggiunti anche Dachau e altre sedi. Se modificata in questo senso la mozione può comunque essere accolta, attendendosi lo stesso sostegno anche nel caso di un’analoga mozione sul fascismo italiano.
Anche Gerhard Lanz (SVP) ha chiesto di ampliare la mozione anche ad altri siti della memoria, evitando poi il riferimento all’autorizzazione da parte del presidente del Consiglio. Condividendo la proposta di Urzì di non limitare la proposta alla celebrazione 2019, Carlo Vettori (Lega Alto Adige Südtirol) ha proposto una formulazione più generica della parte dispositiva, riferendosi in generale alle cerimonie di commemorazione della liberazione dal regime nazifascista. La trattazione della mozione è quindi stata sospesa per una rielaborazione del testo, anche se Urzì ha invitato a non perdere di vista l’obiettivo originario della mozione. Repetto ha quindi respinto un emendamento di Urzì che eliminava il riferimento alla sola data del 2019 e accettato un emendamento di Vettori secondo cui “si chiede che venga caldeggiata dal presidente del consiglio provinciale un’ampia partecipazione di membri del Consiglio provinciale alle cerimonie di commemorazione della liberazione dei campi di concentramento e sterminio e della fine della dittatura nazifascista”. Sven Knoll (STF) ha sostenuto che con questa modifica avrebbe accolto la mozione, riconoscendo che “è la prima volta che i rappresentanti della popolazione italiana in Consiglio sono disposti a ricordare i torti del fascismo”, affermazione contestata da Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia), il quale ha anche rilevato che con le modifiche introdotte ci si apprestava a votare una formulazione assolutamente generale e demagogica, oltretutto il termine “caldeggiare” faceva pensare che fosse necessario convincere di questa cosa i consiglieri. Ha aggiunto che avrebbe votato la prima parte con convinzione. Anche Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde) ha contestato l’affermazione di Knoll, che non avrebbe diritto di giudicare la coscienza dei colleghi di lingua italiana: egli stesso aveva più volte denunciato le responsabilità del nazismo “e” del fascismo, promuovendo interventi ai fini del maggiore riconoscimento delle responsabilità di quest’ultimo. Knoll ha ribadito che in passato in aula non era possibile affrontare queste tematiche. Gerhard Lanz (SVP) ha annunciato voto a favore, perché la discussione va nella direzione giusta.
Sella stessa opinione il presidente della provincia Arno Kompatscher, che ha apprezzato la versione riformulata sottolineando la necessità di approfondire costantemente la storia e ricordando la commemorazione nella scorsa legislatura degli oppositori a nazismo anche i monumenti fascisti devono diventare monumenti di monito a ricordo di quanto fatto dal fascismo.
La parte deliberante della mozione è stata approvata all’unanimità: le premesse con 2 astensioni e i restanti voti a favore, i punti deliberanti all’unanimità (punto 1 con 32 sì, punto 2 con 33 sì). Urzì non ha partecipato alla votazione.

Sono poi state trattate congiuntamente la mozione n. 52/19: Equiparazione dei criteri per la concessione di vantaggi economici per attività ed investimenti culturali ed artistici – estensione dei criteri previsti nella delibera 886/2016 al gruppo linguistico italiano di Diego Nicolini (Movimento 5 Stelle) e la mozione n. 54/19: Parificazione dei criteri per la concessione di vantaggi economici per attività ed investimenti culturali e artistici di Paul Köllensperger (TK).
Nicolini ha spiegato che storicamente c’era un equilibrio nei due settori, ma in seguito alla legge provinciale del 2015 le relative delibere emesse nel 2016 dalla Giunta per i settori culturali tedesco, italiano e ladino avevano caratteristiche diverse: quella del mondo tedesco risultava molto più semplificata per l’utente che chiedeva un finanziamento, mentre quella per il pubblico italiano era più complicata e con benefici minori, garantendo anche più discrezionalità all’ente competente e mancando di riferimenti agli investimenti pluriennali in cultura. egli chiedeva quindi di impegnare la Giunta (1) ad estendere quanto compreso nella delibera 886/2016 in materia di investimenti culturali ed artistici anche al gruppo linguistico. e italiano; (2) a realizzare un'equiparazione sostanziale tra le delibere 886/2016, 1127/2016 e 1236/2016. Köllensperger ha rilevato la grande eterogeneità dei criteri previsti nei due settori, che hanno bisogno di una parificazione, e la maggiore discrezionalità possibile nell’ambito dell’assegnazione di contributi al gruppo italiano, chiedendo di impegnare la Giunta ad applicare i criteri per la concessione di vantaggi economici per attività e investimenti culturali ed artistici della cultura tedesca anche a quella ladina ed italiana, estendendo ad esse i criteri contenuti nella delibera n. 886/2016.
Sven Knoll (STF) ha sottolineato che i due settori non sono comparabili, in quanto il sostegno culturale dato a minoranze è necessariamente diverso, in quanto si tratta di cultura autoctona. ha quindi criticato alcuni progetti finanziati dalla Cultura italiana, più turistici che culturali.
La materia è delicata e solitamente i criteri vengono discussi con le associazioni, ha sottolineato Riccardo Dello Sbarba (Gruppo verde), evidenziando però che su ambiti metodologici, come trasparenza, tenuta dei conti, verifica dei bilanci i criteri dovrebbero essere uguali per tutti. Pertanto va sostenuto il punto (2) della mozione Nicolini, mentre il punto (1) della stessa e la mozione Köllensperger, relativi al trasferimento tout court dei criteri suscita qualche dubbio. Forse qui c’è qualche associazione che ha spinto e che ne trarrebbe vantaggi, mentre altre no: è spesso così quando la stessa richiesta avviene da più gruppi.
Alessandro Urzì (L’Alto Adige nel cuore - Fratelli d’Italia) ha sottolineato la complessità della questione, che solo a prima vista appare semplice. Lo stesso riguarda l’ipotesi di un solo Assessorato alla Scuola o alla Cultura, essendoci situazioni diverse per i due gruppi, basti pensare alle esigenze di una piccola scuola italiana a Brennero. Il tema va approfondito, ai fini di trovare il minimo comune denominatore legato alla necessità di trasparenza, correttezza dei bilanci, rapporto con l’amministrazione, lasciando un margine di differenziazione nel rispetto delle diverse esigenze dei gruppi linguistici. Anch’egli ha quindi aderito al solo punto 2 della mozione Nicolini.
L’ass. Giuliano Vettorato ha precisato che le associazioni tedesche sono raggruppate in rete, mentre quelle italiane no, da qui nasce la difficoltà di presentare documentazione: “uno degli obiettivi che mi sono posto è di raggrupparle”. Probabilmente è una sola l’associazione culturale che ha spinto perché si facesse questa richiesta, la stessa che si è rivolta al TAR con la stessa richiesta, il quale ha risposto in merito che per tutti e tre i gruppi sono necessarie, in caso di domanda di contributo, la presentazione dei bilanci e la dimostrazione di stabilità finanziaria, e che sulla base del principio di tutela delle minoranze linguistiche è opportuna la distinzione per gruppi nei campi quali scuola e cultura, con strutture amministrative distinte. Ha aggiunto che gli investimenti culturali sono proporzionali all’entità di ciascun gruppo linguistico. L’ass. Philipp Achammer ha aggiunto che per quanto riguarda i criteri tecnico-amministrativi non ci sono grandi differenze, anche perché le ripartizioni hanno elaborato criteri congiunti, le differenze stanno in termini di politica culturale nella valutazione dei progetti presentati, e qui entra in gioco la discrezionalità delle commissioni. La cultura non è una disciplina matematica, e questo vale anche per l’ambito tedesco e ladino. Nicolini ha risposto che dalla risposta di Vettorato gli si conferma che il versante politicizzato del TAR, e sottolineato che il fatto che le associazioni non facciano rete dipende anche dai regolamenti; con questa mozione si voleva vedere se anche questo Assessorato vuole mantenere la discrezionalità che difendeva il precedente, ed è chiaro che la richiesta viene da un’associazione: tante richieste vengono dai cittadini. Si tratta di determinare delle regole chiare e stringenti, che evitino discrezionalità. Köllensperger ha confermato che tante associazioni italiane chiedono che siano loro applicati i criteri previsti per quelle tedesche meno impegnativi per quanto riguarda l’elenco delle spese. Questo trattamento diverso ha portato delle difficoltà.
Le due mozioni sono state votate separatamente e respinte: premesse e punto (1) della mozione 52719 (Nicolini) sono state respinti con 8 sì, 22 no e 4 astensioni, il punto (2) della stessa con 12 sì e 22 no, la mozione 54/19 (Köllensperger) con 8 sì, 21 no e 3 astensioni.

Josef Unterholzner (Team Köllensperger) ha quindi presentato la mozione n. 57/19: Doppio bonus per veicoli elettrici, con cui evidenziava che l'elettromobilità ha sicuramente il vantaggio di essere ecosostenibile, ma,in proporzione agli stipendi, il prezzo di acquisto dei veicoli elettrici è al di fuori della portata della maggior parte dei cittadini e delle cittadine, e i veicoli elettrici restano quindi ancora accessibili soltanto alle fasce più abbienti e non a chi percepisce un reddito medio. Esistono già un bonus statale e uno provinciale, ma l’ass. Alfreider vuole impegnarsi affinché il bonus statale per veicoli elettrici possa essere cumulato con il premio di acquisto concesso dalla Provincia, continuando a promuovere l'acquisto di veicoli elettrici, in particolare quelli delle classi più elevate. Gli incentivi vanno destinati soltanto a chi percepisce un reddito medio e rischia di trovarsi in difficoltà finanziarie a causa dei futuri divieti di circolazione delle vetture diesel. Il consigliere chiedeva quindi (1) di  limitare il contributo provinciale soltanto ai piccoli veicoli elettrici con una massa a vuoto massima di 1200 kg o un consumo massimo di 15,0 kWh/100 km; (2) di sovvenzionare unicamente "piccoli" veicoli elettrici e scooter elettrici; (3) di prevedere i bonus soltanto per privati con un reddito annuo massimo di 36.000 € netti e per le aziende, facendo particolare attenzione in quest'ultimo caso alla prevenzione di eventuali abusi.
Andreas Leiter Reber (Die Freiheitlichen) ha apprezzato  Unterholzner sia per la proposta sia per il fatto che era uno dei pochi che ancora difendevano il diesel.
Hanspeter Staffler (Gruppo verde) ha evidenziato che il bilancio ecologico delle auto elettriche non è sempre positivo, se si guarda tutto il ciclo dalla produzione al riciclaggio. Diego Nicolini (5 Stelle) ha chiarito di essere favorevole a un contributo per chi vuole contribuire a inquinare un po’ meno anche se ha un reddito più alto.
Gerhard Lanz (SVP) ha sostenuto che l’introduzione di nuove tecnologie avviene sempre con incognite, anche se va detto che la mobilità elettrica è una delle alternative disponibili. La mozione non è però condivisibile in quanto introduce ulteriori controlli e limitazioni. Ha invitato anche ad occuparsi di altri aspetti relativi alle auto elettriche, come la sfida che comportano per la rete.
Sven Knoll (Süd-Tiroler Freiheit) ha chiesto cosa ne è delle vetture aziendali, chiedendo se si devono fare distinzioni anche per gli imprenditori, ma ha ritenuto sensato cominciare con il finanziamento di piccoli veicoli.
Franz Thomas Locher (SVP) ha ritenuto interessante la proposta, a fronte delle ripercussioni negative del traffico: se il almeno il 10% della mobilità fosse elettrica, sarebbe positivo. Tuttavia la proposta è prematura; ci sono ancora poche auto elettriche in circolazione, questa innovazione va promossa, invece che creare una lotta di classe. La popolazione va sensibilizzata, perché il clima è una delle sfide più importanti del futuro.
Helmut Tauber (SVP) ha rilevato che la mobilità elettrica è ancora agli albori, tuttavia è un tema importante a livello internazionale, basti pensare agli investimenti in Cina. Diversificare tra categoria, quando ancora manca una certa sensibilizzazione, è eccessivo: piuttosto va ottimizzato l’approvvigionamento con nuove stazioni di carica, e incentivata la mobilità elettrica a favore dell’ambiente.
L’ass. Daniel Alfreider ha evidenziato che le tematiche vanno approfondite maggiormente e che ci vuole l’impegno di ogni singolo per ridurre l’inquinamento. Un conto è parlare di questi temi in generale, altro conto sono le proposte dettagliate: per esempio, problematico è riferirsi a macchine di piccola cilindrata, perché è giusto promuovere in generale l’innovazione e in proporzione il contributo sulle macchine più costose è più basso. Anche lo Stato ha promesso un ulteriore incentivo, mentre in provincia sono previsti incentivi fino a 4.000 €. È vero che la quota di veicoli elettrici è pari solo allo 0,5%, ma è un primo passo, ed è questa la via che la Giunta vuole percorrere, ma la proposta in esame comporta un eccessivo impegno burocratico, anche se la tematica è importante e va approfondita. Unterholzner ha replicato che se si vuole evitare la burocrazia non bisognerebbe dare alcun contributo, e ha di nuovo criticato i contributi per auto di lusso e all’industria automobilistica: un contributo per l’acquisto di una Tesla non è giustificabile. I diesel hanno senz’altro un bilancio ambientale peggiore della e-mobility, e certamente se ognuno facesse il suo compito, mantenendo bene la propria autovettura anche cambiando gli pneumatici in estate e in inverno, sarebbe il contributo migliore. Alfreider ha ribattuto che nessuno viene obbligato a chiedere un contributo e che non si distingue tra veicoli privati e aziendali.
La mozione è stata respinta con 13 sì e 18 no (punto 3 con 13 sì, 19 no e 2 astensioni).

L’aula ha poi iniziato la discussione della mozione n. 10/18: Edilizia ecosostenibile con la paglia: Sostenere case innovative, resistenti e di grande comfort abitativo presentata da Brigitte Foppa (Gruppo Verde).

(MC)